The Gil Evans Orchestra «Hidden Treasures Vol. One: Monday Nights»

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AUTORE

The Gil Evans Orchestra

TITOLO DEL DISCO

«Hidden Treasures Vol. One: Monday Nights»

ETICHETTA

Bopper Spock Suns Music

 


 

Ritorna la Gil Evans Orchestra, l’unica davvero degna di portare questo nome sia per il coinvolgimento della moglie Anita e di entrambi i figli, Miles e Noah, sia perché annovera molti dei musicisti che furono protagonisti delle ultime luminose pagine del carismatico leader scomparso all’alba del 1988. Questo progetto ha avuto una lunga gestazione, con la prima seduta nel giugno 2016 e la seconda nel luglio 2017. E finalmente arriva su cd, mentre il doppio vinile sarà pubblicato a breve e avrà ben tre brani in più. Diciamo subito che non si tratta di una mera operazione celebrativa, come molti si potevano aspettare. Sembra quasi che la band originale si sia improvvisamente ridestata dopo trent’anni di sonno e voglia riprendere a suonare dal punto in cui si era fermata. Tanto i preludi sognanti ed onirici quanto le imprevedibili accelerazioni che rendevano magica ogni pagina dell’ultimo Gil Evans ritornano qui con immutata freschezza, ricordandoci d’un tratto quanto ci sia mancata questa musica, che non ha avuto successori veri se non, di recente, con alcune cose degli Snarky Puppy.

La formazione base che ha suonato in tutti i brani vede antichi alunni della band quali il figlio di Gil, ovvero Miles Evans, alla tromba, John Clark al corno, Mino Cinelu alle percussioni, Kenwood Dennard alla batteria, Mark Egan al basso, Chris Hunter (risorto dopo un lungo oblio) al sax alto, Pete Levin alle tastiere, Shunzo Ohno alla tromba , David Taylor al trombone basso. Ad essi si aggiunge il sax tenore e soprano Alex Foster. Altri veterani hanno suonato in alcuni pezzi: giusto ricordare il tastierista Delmar Brown (improvvisamente scomparso a cavallo delle due sedute di incisione), Jon Faddis, Gil Goldstein e Darryl Jones, oltre a nuovi inserimenti tra cui vale la pena citare Matthew Garrison, autore di un assolo davvero pregevole su LL Funk.

A differenza delle interpretazioni di Ryan Truesdell, accorata e fedele esecuzione dei levigati e perfetti arrangiamenti degli evansiani anni Cinquanta e Sessanta, o di quelle di Laurent Cugny, che tentava di unire il vecchio stile di Evans con quello della band funky scaturita dai lunedì notte allo Sweet Basil, nelle quali Gil consegnava le chiavi dell’arrangiamento alla improvvisazione collettiva dei suoi musicisti governandoli con il solo sguardo e poche note isolate per dirigere la musica verso le mete desiderate, nel presente disco il repertorio appartiene solo all’ultima fase.

La scelta è stata quella di mescolare brani originali di Gil Evans a quelli dei musicisti in forza allora e oggi, escludendo le composizioni di Mingus e Hendrix forse destinate a progetti futuri. Questa impostazione può essere funzionale al massimo coinvolgimento di personalità come Levin e Clark, nell’assenza di quel faro artistico che avrebbe potuto essere Lew Soloff. Apre magnificamente l’album Subway. Il capolavoro compositivo di Pete Levin conferma il suo incedere notturno nel ritmo scandito dagli ottoni, mentre il resto dell’orchestra dipana il tema e dialoga coi solisti in una delle migliori esecuzioni di sempre. Tutto il brano vede l’avvicendarsi di situazioni diverse, tra le quali spicca un lirico e teso assolo di trombone di Dave Bargeron. Perfetta l’affinità nel contesto dell’unico brano dovuto alla penna di Miles Evans: LLFunk dove l’atmosfera funky è riflessiva, strascicata e mai banale, anche se forse le avrebbe giovato maggiore concisione. Questo brano fa il doppio con una sua versione alternativa qui denominata LL Swing, dal veloce andamento affidato soprattutto al concitato sax alto di Chris Hunter: esecuzione allegra e divertente, in curiosa dicotomia con la versione alternativa. Questa take sarà disponibile solo nell’annunciata versione in lp, che ribalta l’usanza per cui le bonus tracks sono appannaggio dei cd. I Surrender è una lirica, malinconica e struggente dedica al suo autore, il compianto Delmar Brown, che riuscì a partecipare a tre brani nella prima seduta d’incisione. Il sax di Alex Foster pare voler emulare il luminoso canto del tastierista e nello stesso tempo piangere l’amico scomparso. Groove From The Louvre è un altro classico dell’Orchestra degli anni Ottanta e dà la possibilità al suo autore – John Clark – di mettersi in luce con un assolo raffinato, disteso e sognante.

Lunar Eclipse ed Eleven appartengono all’irrefrenabile urgenza espressiva di quel loud jazz ultimo traguardo del geniale arrangiatore canadese, e permettono ad alcuni musicisti di mettersi in mostra, come il redivivo Chris Hunter autore del velocissimo e tagliante assolo in apertura di Eleven.

Perla isolata Il brevissimo brano Moonstruck, composto da Gil Evans ma mai da lui registrato su disco in vita. Qui l’intera orchestra si muove all’unisono con un andamento ondeggiante tipico di Gil Evans.

Oltre ai brani di cui abbiamo parlato, nella versione in vinile saranno aggiunti il già citato LL Swing, una alternate take di I Surrender e Make Her Move, la geniale improvvisazione collettiva che l’arrangiatore canadese aveva concepito per l’album «There Comes A Time» del 1976. Questo disco, dalla grande energia espressiva, è il primo volume di una ipotetica serie di tre album basati su periodi e atmosfere diverse. Niente nostalgia, in questo caso, ma solo una pulsante e vivida perla per i tanti amanti dell’ultimo Gil Evans.

Spezia

[da Musica Jazz, marzo 2019]

 


 

DISTRIBUTORE

FORMAZIONE

Miles Evans, John Clark, Mino Cinelu, Kenwood Dennard, Mark Egan, Chris Hunter, Pete Levin, Shunzo Ohno, David Taylor, Alex Foster, Delmar Brown, Jon Faddis, Gil Goldstein, Darryl Jones, Matthew Garrison.

DATA REGISTRAZIONE