ECM FOR ITALY

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ecm for italy
Manfred Eicher

Correva l’anno 1969 quando Manfred Eicher aprì la scatola del nuovo modo di fare – e ascoltare – la musica. Era in ottima compagnia, visto che a cimentarsi con le inaudite idee di ECM fu il trio di Mal Waldron (con Isla Eckinger e Clarence Becton) che dette vita al pionieristico «Free At Last». Da lì in poi, la storia della «Editions Of Contemporary Music» diventa iconografica, per l’annoverare – e aver annoverato – larga parte di quanto di meglio vi fosse in circolazione e aver consolidato un suono ormai leggendario.

Eicher ha le orecchie sempre aperte e capaci di riconoscere al volo la qualità artistica. Il suo approccio alla musica la dice lunga: «Il produttore dev’essere un ottimo ascoltatore», come ha riferito in una recente intervista rilasciata a Vincenzo Santarcangelo per il supplemento «La Lettura» del Corriere della Sera. E, da qualche tempo a questa parte, Eicher ha puntato le orecchie verso l’Italia e i suoi eccellenti musicisti che sfornano lavori spesso memorabili. Certo, la liaison tra Ecm e la nostra penisola nasce tempo addietro, negli anni Settanta, quando Eicher mette gli occhi su Enrico Rava, che debutta sull’etichetta nel 1975 con «The Pilgrim And The Stars», circondandosi di una band da sogno: John Abercrombie, Palle Danielsson e Jon Christensen.

La produzione di Ecm è sconfinata ed estrarne una raccolta antologica sarebbe stato davvero improbo. Musica Jazz ha voluto così sottolineare un aspetto non sempre chiaro ai più, ovvero la qualità artistica e strumentale dei musicisti italiani, caratteristiche che hanno meritato l’attenzione di Manfred Eicher e del suo staff. E anche in questo caso la selezione non è stato semplice, costringendo a trascurare – obtorto collo ma per prosaiche ragioni di spazio – alcune eccellenti produzioni del passato. 

 

La selezione è quindi orientata al presente: dall’Enrico Rava New Quartet di «Wild Dance» (con i giovani leoni Francesco Diodati, Gabriele Evangelista, Enrico Morello e l’ospite Gianluca Petrella) al trio di Stefano Battaglia, con Roberto Dani e Salvatore Maiore, di «In The Morning»; dai Third Reel, alias Nicolas Masson, Roberto Pianca ed Emanuele Maniscalco, al trio italo-californiano-portoghese del pianista Giovanni Guidi con Thomas Morgan e João Lobo. C’è Paolo Fresu con Daniele Di Bonaventura e non poteva mancare il quintetto di Stefano Bollani che annovera anche Mark Turner e Bill Frisell, così come la luminosa rilettura delle composizioni di Giovan Battista Pergolesi a cura di Maria Pia De Vito, François Couturier, Anja Lechner e Michele Rabbia. E sarebbe stato un peccato non approfittare dell’occasione per ricordare la reinvenzione delle musiche di Kurt Weill fatta da Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia. Poi troviamo in bella evidenza una terna di scelte non jazzistiche, che ci ricorda come i musicisti italiani sappiano padroneggiare qualsiasi linguaggio: il Quartetto Prometeo sulle rielaborazioni composte dal prematuramente scomparso Stefano Scodanibbio, il Duo Gazzana (Natascia e Raffaella, violino e pianoforte) e quello formato da Marco Ambrosini e Jean-Louis Matinier. Manca tanto, è vero, ma lo spazio di un cd non è infinito: forse una pen drive usb avrebbe risolto qualsiasi disputa da commissario tecnico…

Vale la pena ricordare che, negli anni, Ecm ha anche pubblicato notevoli lavori di Glauco Venier, U.T. Gandhi (con Vassilis Tsabropoulos e Anja Lechner) e dell’Italian Instabile Orchestra, che nel 1995 incise per l’etichetta di Eicher una pietra miliare del jazz non statunitense come «Skies Of Europe».

Alceste Ayroldi