Didier Lockwood «Open Doors»

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AUTORE

Didier Lockwood

TITOLO DEL DISCO

«Open Doors»

ETICHETTA

OKeh

 


 

Si comincia da un pezzo modale che si sviluppa con andatura di morbido calypso, un brano che subito scalda il cuore e un poco consola del fatto che Didier Lockwood è improvvisamente morto d’infarto in aprile. Questo è, dunque, l’ultimo disco di un violinista che ha molto sperimentato mantenendosi sempre leggibile. Lockwood ha trasportato nella contemporaneità lo spirito del suo maestro Stéphane Grappelli, soprattutto in un aspetto: nel mostrare, cioè, che il violino, pur non essendo fra gli strumenti di primo piano nel jazz, in realtà non ha alcuna penalizzazione in proposito: il jazz può praticarlo alla grande, eccome. «Open Doors» è, appunto, un bellissimo inno al violino, al suo calore, alla sua ricchezza sonora. Tra le carte vincenti del disco c’è, poi, l’ingaggio di Faraò. Come Lockwood, il pianista ha padronanza tecnica (come gestire, altrimenti, pezzi infernali quali Blues Fourth e Quark?), energia, ricchezza nel fraseggio. Un’intesa perfetta, fra loro due, che culmina nell’avventuroso dialogo violino-pianoforte di The One Shot Duet. Con il corposo contributo dei due ritmi c’è in tutto il resto dell’album la gioia della creazione. Il violino del leader canta (Time To Time) e fischietta (Ballad For Four), oltre a incantare in Little Bossa, brano che conferma quanto eloquente possa essere la semplicità.

Piacentino

[da Musica Jazz, giugno 2018]

 


 

DISTRIBUTORE

Sony Music

FORMAZIONE

Didier Lockwood (viol., mandolino), Antonio Faraò (p.), Daryl Hall (cb.), André Ceccarelli (batt.), Patricia Petibon (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

Seine-et-Marne, giugno 2016.