Mike Westbrook Orchestra «Catania»

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AUTORE

Mike Westbrook Orchestra

TITOLO DEL DISCO

«Catania»

ETICHETTA

Westbrook Music

 


 

Grande annata per Westbrook quella appena trascorsa, segnata da uno squillante poker d’assi: «The Last Night At The Old Place» che lo riprendeva in azione nel 1968, «Starcross Bridge» live in solo a Parigi, l’omaggio all’amico scomparso, «In Memory Of Lou Gare» e infine questa selezione da notti magiche che in due dischi ripropone, tradendoli e rianimandoli, brani nati nell’arco di circa un ventennio. Che tutto sia stato arrangiato per l’occasione lo si capisce subito, dal trittico estratto da «Citadel/Room 315». Se View From The Drawbridge mantiene il passo quasi felpato che aveva in studio, il successivo Love And Understanding ha subito maggior grinta, snodandosi con una sequenza di soli leggermente diversa e tutti dilatati, conservando la logica della passerella per vari solisti, che qui nell’ordine sono Wakeman ruggente al tenore, Nieman al trombone, Whyman al soprano e Mc Millan alla tromba diligente nell’abbassare la temperatura. Infine, Tender Love con Kerr al vibrafono laddove c’era il piano di Dave Macrae: delicato interludio con un delizioso Biscoe al soprano. Si prosegue con Lenador (da «The Cortege»), che vede scendere in campo Kate Westbrook alle prese con i versi di Garcia Lorca e coadiuvata da Minton. È la prima occasione per ascoltare anche il compianto Terenzi in un assolo lucido e misurato. La miscela di jazz e cabaret messa a punto per lo spettacolo Mama Chicago viene rispolverata con la proposta della ballad Song Of The Rain interpretata da Minton, subito mattatore. Si chiude con una scoppiettante incursione nel repertorio rossiniano, in chiave schiettamente bebop sin dal titolo: Factotum al Bebop dal Barbiere di Siviglia. Bel disco: ma il secondo lo supera. Si apre con I See Thy Form dal songbook basato sui testi di William Blake e ancora una volta stupisce e trascina l‘impeto drammatico che Minton conferisce al brano. Il seguito della scaletta è un tuffo nella tradizione con gli omaggi a Ellington (It Don’t Mean A Thing decostruita in I.D.M.A.T.) e la cover di Lush Life. La porzione più interessante è costituita dai due brani successivi, mai registrati pur facendo parte del repertorio live: South From Toulouse con un indemoniato Pifarely e soprattutto un altro brano di matrice blakiana, Long John Brown, magistralmente introdotto dal contrabbasso di Perry e che Minton fa esplodere. Da un poeta all’altro, perché segue un dittico brechtiano: Surabaya Johhny e Alabama Song strapazzata a più non posso, specie da Minton, istrionico e incontenibile, e dalla Westbrook più convincente che in precedenza. Gran finale con un altro brano da «The Cortege», che vede avvicendarsi più solisti con un arguto scambio di battute tra i tromboni di Terenzi e Nieman: The Toper’s Rant. Applausi a raffica, meritatissimi.

Fucile

[da Musica Jazz, gennaio 2019]

 


 

DISTRIBUTORE

IRD

FORMAZIONE

Dave Plews, Graham Russell, James McMillan, Noel Langley (tr.), Adrian Lane, Paul Nieman, Tracy Holloway, Danilo Terenzi (tbne), Andy Grappy (tuba), Alan Barnes, Alan Wakeman, Chris Biscoe, Chris Caldwell, Pete Whyman (sass.), Karen Street (sass. fis.), Dominique Pifarely (viol.), Frank Schaefer (cello), Peter Saberton (p.), Mike Westbrook (p., dir.), Antony Kerr (vib.), Steve Berry (cb.), Peter Fairclough (batt.), Kate Westbrook, Phil Minton (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

Catania, dal 24 al 26 luglio 1992.