AUTORE
Margherita Fava
TITOLO DEL DISCO
«Murrina»
ETICHETTA
Caligola
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Di fronte a un esordio discografico brillante, le attese per l’opera seconda sono sempre alte e l’effetto delusione è dietro l’angolo. Una regola, questa, che fortunatamente non vale per Margherita Fava. Il debutto della pianista – «Tatatu», pubblicato tre anni fa – si era meritato recensioni positive sia sulla stampa italiana (ne avevamo parlato anche sulle pagine di Musica Jazz nel maggio 2023) sia sulle riviste specializzate internazionali, in particolare quelle americane. Non è strano se si considera che la giovane musicista – trent’anni, nata in provincia di Treviso – ha scelto di stabilirsi a Knoxville, la terza città del Tennessee dopo Nashville e Memphis. E se nel disco precedente, sempre per la Caligola Records, lei guidava con mano sicura un quartetto impreziosito dal sassofonista tenore e clarinettista Greg Tardy, qui sceglie invece di misurarsi con la più collaudata formula del piano trio, in equilibrio tra ricerca e tradizione. In «Murrina» il terzetto si amplia solo in un’occasione, quando nel brano Keep on accoglie Bob Reynolds al sax tenore. Nel resto dei pezzi l’improvvisatrice veneta fa volare lo strumento, dialogando alla pari con la sezione ritmica born in the Usa, composta da Brandon Rose al basso e da Jonathan Barber (già al fianco di Pat Metheny e Christian McBride), un batterista che sa lavorare di cesello. Tra le sei composizioni originali in scaletta convincono la title-track, dedicata a Tom Harrell, con la linea di basso che cita Un giorno dopo l’altro di Luigi Tenco; Yarn, una ballad distesa e bluesy, ben riuscita anche dal punto di vista armonico; e Foreshadow, tra i primi pezzi scritti da Margherita, ispirato allo stile di Cedar Walton, uno dei punti di riferimento per lei. Pollice alzato pure per la ripresa della ellingtoniana Satin Doll, su un ritmo lievemente accelerato, e per la leggiadra rilettura dell’Intermezzo op. 117 n. 1 di Johannes Brahms. Per la cronaca il titolo «Murrina» rimanda all’arte vetraria di Murano: si tratta di un minuscolo microcosmo di vetro, già bello di per sé, ma che diventa più affascinante se unito ad altri per formare un unico gioiello. Ed è quel che accade nel buon jazz, quando l’unione di strumenti e musicisti diversi dà come risultato non una semplice addizione, bensì una moltiplicazione.
Ivo Franchi
DISTRIBUTORE
IRD
FORMAZIONE
Margherita Fava (p.), Brandon Rose (cb., b. el.) Jonathan Barber (batt.). Ospiti: Bob Reynolds (ten.), Jeff Babko, Taber Gable (sint.).
DATA REGISTRAZIONE
Maumee, 2025

