Branford Marsalis «The Secret Between The Shadow And The Soul»

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AUTORE

Branford Marsalis

TITOLO DEL DISCO

«The Secret Between The Shadow And The Soul»

ETICHETTA

OKeh


Se già «Upward Spiral» (2016) aveva segnato un passaggio di rilievo nel cursus honorum del quartetto, pur se nella forte caratterizzazione del contesto determinata dalla presenza di Kurt Elling (tutto era in qualche modo ancillare alla figura del cantante, che il gruppo aveva già accompagnato in tour), questo album, il primo che i quattro tornano a registrare per così dire «in purezza» dal lontano 2012, scuote Marsalis da una posizione di torpida e lussuosa routine, rivelandosi finalmente ispirato e dotato di nerbo, forse come non mai. Molti dei meriti, a nostro avviso, debbono essere ascritti a un certo ruolo assunto da Eric Revis, che anche in questo modo riesce a confermare la vertiginosa crescita artistica segnata nell’ultimo quinquennio. Non casualmente, è sua l’apertura di Dance Of The Evil Toys, innervata da una convulsa urgenza espressiva che, quasi come un squillo di tromba, vale a fissare in alto l’indicatore di intensità, segnando in qualche modo il clima dell’intera opera. Non da meno il secondo brano composto dal contrabbassista, Nilaste, di commendevole e lucida complessità, che, segnando la seconda metà della scaletta, porta il gruppo verso esiti espressivi taglienti e decisi, con un graffiante afflato shorteriano.

Nel resto trovano spazio la bella classicità di Conversation Among The Ruin, offerta da un ispiratissimo Calderazzo (che non ricordavamo a questi livelli) e nella quale il leader ha modo di dispiegare, al soprano, la propria pronuncia forbita (nella swingante Snake Hip Waltz, di Andrew Hill, è invece un assolo più raggrumato, ma di pari valore). Marsalis contribuisce alla scrittura con Life Filtering From The Water Flowers, di sinuosa eleganza, impreziosita da un bell’intervento di pianoforte a contraltare dell’eloquenza pensosa e assertiva del tenore. Il gran finale è la brillante versione della jarrettiana The Windup, molto meno scontata di quanto non si potrebbe supporre (basta ascoltare l’intervento al tenore di Marsalis, sullo sfondo tonante costruito da Revis e dall’ottimo Faulkner, per rendersene conto). In definitiva, un disco che sorprende nel riallineare forma e contenuto, potenza e atto, segnalandosi, allo stato, come una delle uscite più interessanti dell’anno.

Cerini

Con l’eccezione di Justin Faulkner, ingaggiato nel 2009, questi musicisti suonano insieme da oltre vent’anni, e lo si avverte dal modo in cui ciascuno riesce a connettersi con gli altri tre. Sullo stretto rapporto che li lega tutti, e che costituisce il perno di «The Secret Between The Shadow And The Soul», non è di poco conto notare che Marsalis, pur essendo leader, è autore di uno soltanto fra i sette brani in scaletta, mentre Revis e Calderazzo ne firmano due ciascuno (accanto a Snake Hip Waltz di Andrew Hill e The Windup di Jarrett). Se la scrittura del pianista è tradizionale, a vocazione melodica ma in senso un po’ «piacione», quella di Revis è più articolata. Suo è il pezzo d’apertura, un tema marionettistico, a zig zag, che però il quartetto non sa sfruttare nel suo senso del grottesco, orientandosi su un free piuttosto generico (e allo stesso modo Marsalis si comporta nel suo assolo sul pezzo di Andrew Hill). Nell’altro brano di Revis e in quello di Marsalis, invece, il gruppo sa muoversi con intelligenza costruendo dalle melodie di base un clima di indefinibile attesa. Insomma, il disco è un po’ altalenante, ma il lavoro di gruppo – come si diceva – risulta eccellente, e fra i quattro musicisti la miglior figura la fa l’inventivo Faulkner.

Piacentino

[da Musica Jazz, giugno 2019]


DISTRIBUTORE

Sony

FORMAZIONE

Branford Marsalis (sop., ten.), Joey Calderazzo (p.), Eric Revis (cb.),
Justin Faulkner (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Monash University, Clayton (Australia), maggio 2018.