Eclectic Maybe Band «Reflection In A Moebius Ring Mirror»

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AUTORE

Eclectic Maybe Band

TITOLO DEL DISCO

«Reflection In A Moebius Ring Mirror»

ETICHETTA

Discus


Lascia o raddoppia? Guy Segers non ha avuto dubbi tornando a questo progetto cui pare tener tanto, dal momento che la formazione messa in campo è più che raddoppiata rispetto all’album di esordio. In realtà, i musicisti non suonano mai tutti insieme, anzi per molti si è trattato di registrare in studi differenti gli interventi strumentali e/o vocali poi ri/composti dallo storico bassista degli Univers Zero, che una volta di più fa mostra di capacità ammirevole nel lavoro di studio, di post produzione. L’organico di base è sempre il sestetto già rodato nel precedente album (Binet, Delville, Higham, Smet, Wachtelaer e lo stesso Segers) qui rafforzato dalla presenza di Kirk, mentre in ordine sparso si aggiungono contributi vari, alcuni dalle propaggini di quella che fu la scena RIO, come nel caso dell’ex Muffins, Newhouse, e di Soarez degli Art Zoyd. Ogni brano è un puzzle con le tessere ritagliate su misura da Segers a partire da un riff, uno spunto, un giro di basso, una ri/composizione di improvvisazioni precedenti. Tutto funziona perfettamente, ancor di più che nella prima uscita. La vera grande novità di questa seconda uscita è però costituita dalla presenza della voce femminile di Carla Diratz, autrice anche dei testi, in cinque delle undici composizioni. Prima di prenderne atto, però, c’è da attendere un buon quarto d’ora, quanto durano i primi due (eccellenti) brani della scaletta. Come suggerisce il titolo dell’album, qui tutto si rispecchia, combacia e non è affatto, rendendo percepibile o almeno richiamando un genere, o uno stile, ma lasciando sempre intendere che siamo di fronte ad altro. La voce di Diratz, un po’ strega, un po’ chanteuse sul viale del tramonto, insinua ulteriore smarrimento sin dalle prime battute (nel brano Oncoming Season Wake). Il fraseggio è assai singolare, quasi come se ci mostrasse il suo prender forma, una calibrazione in corso d’opera che si addice perfettamente ai costrutti sonori della band, a loro volta cangianti, in perenne modellamento. Tra gli strumentali si segnala l’iniziale Horizontal Bounce, forte di una sequenza di assoli tra cui spiccano quelli delle chitarre (Delville e Kirk), autentiche rasoiate per fendere la coltre spessa dell’insieme sonoro dentro cui poi tutto precipita. Di spessore anche Day Of The Tsunami, un’improvvisazione collettiva del settetto che collassa progressivamente travolgendo il canto malinconico del flauto di Binet, mentre tra gli altri brani vocali, spicca la conclusiva The Perfume Of The Flying Room, una sontuosa ballata tra le macerie della memoria (dove si stipano alla rinfusa jazz, prog, pop, rock, inclusa la variante RIO), che raccoglie per strada preziosi interventi strumentali ben amministrati dalla regia di Segers, che calibra perfettamente ingressi e uscite di scena.

Fucile

[da Musica Jazz di dicembre 2019]


DISTRIBUTORE

discusmusic.bandcamp.com

FORMAZIONE

Jean-Pierre Soarez (tr.), Martin Archer (sopranino, alto), Joe Higham (sop., ten, elettr.), Dave Newhouse (alto, ten., cl. b.), Roland Binet (fl.), Eric Lemaître, Michel Delville, Ángel Ontalva (chit.), Andy Kirk (chit., tast.), Catherine Smet (p., tast.), Ariane Plumerel (vl.), Sigrid Vandenbogaerden (cello), Guy Segers (b. el., elettr. strumenti virtuali), Franck Balestracci (tast. batt.), Dirk Wachtelaer (batt.), Carla Diratz, Cathryn Robson (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e date scon.