AUTORE
Sun Ra
TITOLO DEL DISCO
«Supersonic Jazz»
ETICHETTA
Cosmic Myth
______________________________________________________________
Diciamolo, magari con un bel po’ di iperbole, ma diciamolo: forse ci sono in giro più dischi di Sun Ra di quei frammenti che compongono gli anelli di Saturno. Tra ristampe e inediti è di fatto impossibile fare una cernita precisa e dar conto di ogni uscita, con album disponibili talvolta in più formati, talora soltanto uno. Su alcune pubblicazioni vale però la pena di soffermarsi con più attenzione, come nel caso della florida riedizione di «Supersonic Jazz», ricca di ben diciotto brani in più rispetto sia al Saturn originale sia alla ristampa Evidence risalente ormai a trentacinque anni fa. Ciò che più importa in questo caso non sono tanto i brani aggiunti quanto la rimessa in circolazione di un disco, il primo che venne pubblicato dalla Saturn dopo un paio di quarantacinque giri e che ci porta alle origini della Arkestra, quando il leader ancora si firmava Le Sun Ra e già iniziavano a far capolino i suoi interessi per le sonorità inconsuete e le relative strumentazioni poco ortodosse nel jazz, oltre che una vena compositiva segnata da scelte assai originali.
Siamo ai nastri di partenza di quell’inimitabile avventura cosmica, che fa di questo album coevo a «Jazz by Sun Ra» (da quelle sedute arriva una manciata dei brani aggiunti) un documento storico quindi, ma anche e soprattutto una raccolta di gran bella musica, a iniziare da India che apre le danze. Serpeggiante lungo un motivo aggraziato sviluppato dal piano elettrico (un modello Wurlitzer) e sostenuto ritmicamente da timpani dal timbro piuttosto oscuro, illuminato da un breve assolo di Hoyle, il brano pare davvero addentrarsi in una terra incognita, a metà strada tra l’exotica allora sugli scudi e l’immensità dello spazio. La scaletta originale (dodici brani) vantava altre prelibatezze, a iniziare da Advice to Medics, un bonbon servito al piano elettrico e in pratica il bozzetto da cui prese forma la più complessa Friendly Galaxy che sarebbe apparsa una decina d’anni dopo su «Secrets of the Sun». Altrettanto gustose sono le incalzanti Kingdom of Not e Blues at Midnight, entrambe insaporite con assolo al tenore di Gilmore e di Hoyle. Fa mostra di un costrutto robusto Springtime in Chicago, impreziosita da un intermezzo al Wurlitzer piuttosto spiazzante, e Medicine for a Nightmare, con atmosfera ideale per una storia hard boiled con un interludio al piano elettrico del band leader una volta ancora disorientante.
Dispensando dosi robuste di blues, hard bop a go-go e prepotenti ritorni al sound delle big band dei tempi d’oro (quelli della sua giovinezza) Sun Ra mise a punto un bel sunto di jazz con infiltrazioni di musica a venire. Un approccio ribadito nella gran messe di inediti aggiunti in questa Expanded Edition. C’è l’imbarazzo della scelta, a iniziare dalle due versioni strumentali di Somebody Else’s Idea, che vede l’impiego alternato di piano acustico ed elettrico nonché la presenza di un basso elettrico per un brano che in seguito sarebbe stato dotato di un testo spaziale diventando uno dei cavalli di battaglia di June Tyson. John Szwed annota che Sun Ra le presentò il brano definendolo «un cha cha cha spaziale» ed è difficile trovarvi qualcosa da eccepire.
Strumentazione analoga quella scelta per Space Aura, altro brano che ha già l’aria di appartenere più a Saturno che alla Terra. Appare anche un’altra versione più breve di Medicine for a Nightmare, questa volta con l’intrusione del pianoforte acustico.
Infine, in coda al secondo disco si trova una registrazione effettuata dal vivo al Budland di Chicago, la scoppiettante Big City Blues che chiude con i fuochi d’artificio quella che è decisamente l’edizione definitiva di «Supersonic Jazz».
Gennaro Fucile
DISTRIBUTORE
Audioglobe
FORMAZIONE
Art Hoyle (tr.), Julian Priester (trne), John Gilmore (ten.), James Scales (alto), Pat Patrick (alto, bar.), Charles Davis (bar.), Sun Ra (tast.), Victor Sproles (cb.), Wilburn Green (b. el.), Robert Barry, William Cochran (batt.), Jim Herndon (timpani, timbales).
DATA REGISTRAZIONE
Chicago, ottobre 1956
