DANIELE CAVALLANTI A WORLD OF SOUND «A Wall of Sound»

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AUTORE

Daniele Cavallanti A World of Sound

TITOLO DEL DISCO

«A Wall of Sound»

ETICHETTA

Felmay

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Sia nei propri progetti sia con lo storico gruppo Nexus fondato con Tiziano Tononi, Cavallanti è sempre stato un rigoroso e instancabile promotore dei valori trasmessi dalle avanguardie afroamericane. Lo riconferma in pieno con questo quartetto, attivo dal 2013. L’assetto della formazione ricalca quello del quartetto di Ornette Coleman. Si pensi a incisioni fondamentali come «New York Is Now!» e «Crisis», in cui Coleman era affiancato da Dewey Redman, uno dei principali ispiratori dello stesso Cavallanti. Non è dunque un caso che l’incisione si concluda con Street Woman, che figura nella seduta di «Science Fiction». Qui, su un pedale fluido e generoso, il timbro del tenore si fa rugoso, increspato e lancinante sugli acuti, bilanciato dalle linee guizzanti dell’alto di Chiapperini. Altro riferimento storico è Wayne Shorter con Armageddon e Charcoal Blues, tratti da «Night Dreamer». Entrambi i brani sono permeati da un profondo blues feeling. Nel primo spicca il tortuoso percorso intrapreso da Chiapperini al clarinetto basso, con evidenti richiami a Eric Dolphy. Nel secondo il tema viene esposto all’unisono dalle due ance; quindi, il tenore si produce in un fraseggio più meditato su tempo medio, mentre l’alto «canta» il blues disegnando ampie curve melodiche. Una scelta insolita, ma felice, cade su Jesus Maria di Carla Bley, registrato per la prima volta dal trio di Jimmy Giuffre in «Fusion». Introdotto da un contrabbasso che centellina le frasi e le singole note, l’arioso tema viene enunciato da tenore e clarinetto basso, per poi essere sviluppato nell’alternanza tra contrazioni e distensioni. 

Completano l’incisione due brani di Cavallanti che, a loro volta, racchiudono riferimenti espliciti. S.O.S. è un tributo all’omonimo, formidabile trio di sassofonisti inglesi (Alan Skidmore, Mike Osborne e John Surman) protagonisti di un unico disco eponimo pubblicato dalla Ogun nel 1975. Su una figura ripetitiva scandita dall’ostinato del contrabbasso i due sassofoni imbastiscono un dialogo concitato, per poi liberare i rispettivi assolo: sanguigni, ruvidi, taglienti e infuocati. Nel gioco di parole del titolo, Downtown Braxtown richiama la figura del maestro di Chicago e si articola su una figura iterativa sovrapposta a un up-tempo swingante efficacemente elaborato dalla ritmica. In tal senso, il pezzo evoca vagamente il Braxton di «Five Pieces 1975». Si apprezza particolarmente il contrasto tra il fraseggio misurato, razionalmente articolato dell’alto e le impennate impetuose del tenore che si spinge gradualmente sui sovracuti. Esente da manierismi, questo lavoro costituisce un esempio di come si possa trarre stimoli da un passato non codificato e tradurli in materia viva.

Enzo Boddi

DISTRIBUTORE

felmayrecords.bandcamp.com

FORMAZIONE

Daniele Cavallanti (ten.), Francesco Chiapperini (alto, cl. b.), Gianluca Alberti (cb.), Toni Boselli (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Milano, 28 e 29-12-24

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