«L’insostenibile leggerezza dell’estasi» Paola Arnesano

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L’insostenibile leggerezza dell’estasi» (Dodicilune) è il lavoro discografico che vede impegnati Paola Arnesano, Gabriele Mirabassi, Alessandro Galati, Attilio Zanchi e Walter Paoli. Ne parliamo con Paola Arnesano.

Paola, perché «Sospensiva»? Qual è il significato?

Questo dovremmo chiederlo ad Alessandro Galati! L’idea è stata sua. La musica contenuta nel disco è creata da mani differenti, ma tutta sembra essere galleggiante,  come sospesa nell’aria; forse è questa l’ispirazione. Ad essere sincera mi piaceva così tanto che non gliel’ho mai chiesto.

Sei tu la leader di questo progetto, ma hai preferito lasciarlo sottintendere?

La leader del progetto è la nostra musica. L’idea è partita sicuramente da me perché volevo approcciarmi a qualcosa di originale dopo tanti dischi tributo a grandi musicisti, ma il prodotto è dell’intero gruppo.

Come hai scelto e aggregato i tuoi compagni di viaggio? Chi è stato il primo a condividere l’idea?

Il primo a condividere l’idea è stato Alessandro Galati. Ci siamo conosciuti durante un periodo in cui entrambi insegnavamo al conservatorio di Bari. Mi sono innamorata della sua musica crepuscolare, profonda ed intensa. Gli proposi inizialmente di scrivere dei testi perché desideravo cantarla, cosa che ha trovato subito consenso a una condizione: «Però scrivili in italiano! Siamo italiani..» Detto-fatto! In seguito gli ho sottoposto alcuni miei brani, e da li a poco è venuta fuori la voglia di incidere.. Ho chiamato un mio caro amico Attilio Zanchi, con cui collaboro da oltre venti anni e la cui vena compositiva mi è sempre piaciuta. Abbiamo pensato poi di comune accordo a Walter Paoli e Gabriele Mirabassi, per gioia pura di condivisione con artisti veri.

E’ la prima volta che registri un disco anche come compositrice? Erano brani che hai composto appositamente per questo lavoro?

Ho lasciato un segno (ossia una traccia nel vero senso della parola) in quasi tutti i miei cd, ma è la prima volta che mi accingo a comporre quasi interamente un lavoro. I testi sono stati concepiti appositamente per il gruppo Sospensiva, così come tre dei miei quattro brani in cui sono autrice anche della musica, ossia L’araba fenice, Jody e L’insostenibile leggerezza dell’estasi che da il titolo al cd.

Poi, troviamo composizioni di Attilio Zanchi e di Alessandro Galati. La domanda è la stessa: sono state composte appositamente per questo progetto?

I brani di Alessandro erano già stati composti in precedenza, ma possiamo dire che cambiando  il titolo abbiano acquisito un’altra fisionomia. Stessa cosa si potrebbe dire per quelli di Attilio.

C’è qualcosa in particolare che hai chiesto ai tuoi sodali prima di registrare e provare?

Assolutamente nulla. E’ stato un momento cosi alto di amorosi sensi che non è stato necessario parlare. Chiunque sembrava esattamente essere al posto e al momento giusto.

Quali sono le sostanziali differenze tra eseguire brani di altri e quelli propri?

Ho avuto una particolare riverenza rispetto ai brani dei miei compagni. Si ha come il timore di rompere qualcosa in un negozio di porcellane. Inevitabilmente ci si sente più responsabili. Ma li ho amati a prima vista e non ho fatto fatica a farli miei, non fosse altro che avendone scritto i testi questo mi risultava semplificato.

I testi sono tutti a tua firma. Da cosa trai ispirazione? E quali sono gli aspetti più impervi nel legare la lingua italiana con il jazz?

I testi di questo lavoro sono nati dopo la musica, e da lei ne sono stati ispirati. Una musica così a volte «sospesa» non poteva che avere testi ermetici. La lingua italiana risulta un po’ più ostica quando si adatta al mainstream, ma non è questo il caso. La melodia è dominante nel disco, per cui la nostra lingua ci sguazza alla grande.

Anche se, più che di testi si potrebbe parlare di poesie.

Questo è un grande complimento. Amo scrivere da sempre. Compongo poesie da quando ero ragazzina e stavo aspettando il momento giusto per renderlo palese.

Il mood dell’album è ben delineato. A un certo punto, però, con Lella sembra di entrare in un altro pianeta, quasi felliniano. Qual è il retroscena di questo brano?

Giusta osservazione. Lella è l’unica mia composizione precedente alla progettazione del disco. E’ uno dei brani che ho composto per una rappresentazione teatrale della compagnia del Dadotratto, di cui faccio parte. La suddetta rappresentazione mi ha visto impegnata come attrice e il mio personaggio era appunto Lella. La musica è Lella, ma Lella sono io, da sempre autoironica anche nei momenti peggiori. I miei compagni di viaggio non solo l’hanno accolto ma anche vestito per benino come se lo conoscessero da una vita, senza necessità di spiegazioni.

Il tuo amore per la musica popolare brasiliana, seppur qui si ascolta allo scoperto solo in Chorinando, si legge sempre tra le righe. Una certa saudade pervade l’intero disco.

La saudade è il comune denominatore tra me ed Alessandro da cui è partito tutto. Sono stata pervasa dalla sua musica densa e crepuscolare. Il mio amore per la musica brasiliana è il comune denominatore tra me ed Attilio, per cui venti anni fa scrissi dei testi in lingua brasiliana per un progetto originale di Attilio che si chiamava Brazil Wave, di cui facevo parte. Spero che il mio totale rispetto per la musica brasiliana e per il peso specifico dei suoi testi sia uscito fuori anche in quest’ultimo progetto.

Nel booklet interno non vi è una dedica speciale a qualcuno. A chi vorresti farla e cosa gli diresti?

Alla musica, compagna di sempre e per sempre.

Quali sono i punti salienti della tua carriera artistica?

Ho avuto la fortuna di cantare con pezzi della storia del jazz italiano, come Franco Cerri, Gianni Basso e Renato Sellani, da cui ascoltavo racconti che nessun libro contiene; di condividere idee e progetti con Dado Moroni, Fabrizio Bosso e tanti grandi artisti che rappresentano il jazz nel mondo. Ho lavorato con il teatro e la danza contemporanea, con il grande Larrio Ekson. Splendide anche le esperienze borderline con Antonella Ruggiero e Carmen Consoli. Da un po’ arrangio per orchestra, e confesso che mi piace tanto! Ho cercato ad ogni modo di fare tesoro di esperienze più disparate per accrescere il mio bagaglio, ed ogni cosa è preziosa.

Chi è il tuo mentore?

La mia necessità di conoscenza.

E chi è la tua Musa ispiratrice?

La musica bella, perché, diciamolo, non è proprio tutta bella!

Quali sono i tuoi progetti in corso e quali quelli futuri?

A parte Sospensiva, sto lavorando ad un progetto sulla musica popolare brasiliana insieme al mio amico di sempre Vince Abbracciante con il quale tempo fa incisi un cd sul tango. Il frutto sarà un disco prodotto sempre da Dodicilune.

Alceste Ayroldi