Le jazz ladies e l’insostenibile fascino degli standard

50
Jazz Ladies - Bria Skonberg

Bria Skonberg «With A Twist» OKeh, distr. Sony Music

È attrazione fatale per gli standard e per lo swing d’antan da parte delle signore del jazz. Comprese le più giovani. L’ultimo esempio? Bria Skonberg. Classe 1983 e ascendenze svedesi, la cantante è bionda e di origine canadese proprio come la connazionale Diana Krall, tra i suoi punti di riferimento. Ma, a differenza della moglie di Elvis Costello, lei non suona il piano bensì la tromba (è allieva di Warren Vaché, e si sente). Arrivata al quinto album, la ragazza della Columbia Britannica fa le cose in grande. La produzione è firmata da una vecchia volpe della discografia quale Matt Pierson; l’organico è ampio e il sound da big band con collaboratori di prim’ordine (Steve Cardenas alla chitarra, Scott Colley al contrabbasso e Gil Goldstein che, oltre a suonare le tastiere, arrangia alcuni brani); e il repertorio spazia dal rétro (Sway, successo di Dean Martin; My Baby Just Cares For Me, cavallo di battaglia di Nina Simone) al pop di Ed Sheeran (Thinking Out Loud), dagli omaggi ai maestri della canzone d’autore (Dance Me To The End Of Love di Leonard Cohen in una versione rallentata e crepuscolare) alle citazioni di Quincy Jones (Soul Bossa Nova). La voce non è niente male e il disco fila liscio nel segno di un’allegra nostalgia per le atmosfere del jazz dei tempi che furono.

Jazz ladies - Victoria Rummler

Victoria Rummler «Take Two» Blue Moon Inner Jazz, distr. IRDv

Ama il canzoniere di Tin Pan Alley – e non solo – anche Victoria Rummler, americana a Parigi che canta e suona la chitarra giocando con la sua vocalità. Tra pop e jazz, con qualche intervento di altri colleghi virtuosi della sei corde (Lionel Loueke, Nguyên Lê), i dodici brani del disco sono tutte cover di colonne sonore: ci sono Smile di Charlie Chaplin e The Pink Panther Theme di Henry Mancini, Casablanca, Ascenseur pour l’échafaud e molto altro. E la signora si (e ci) diverte solleticando il nostro immaginario cinematografico. Con grazia e leggerezza, come dimostra l’emozionante versione di Chanson de Delphine, firmata da Michel Legrand e Jacques Démy per l’indimenticabile colonna sonora di Les demoiselles de Rochefort.

Jacqui Naylor & Art Khu

Jacqui Naylor & Art Khu «Q & A» Ruby Star Records, distr. IRD

Ultimo, ma non certo per importanza, è «Q & A» di Jacqui Naylor e del suo fedele compagno di avventure Art Khu. Disco minimalista e notturno, venato di romanticismo (mai da cartolina, però) per voce accompagnata, di volta in volta, da chitarra, piano, contrabbasso e organo. A parte due brani originali, gli altri sono evergreens che la signora californiana – da sempre in delicato equilibrio tra folk, pop e jazz – distilla con il suo timbro da contralto, in alcuni passaggi decisamente mascolino, che guarda a June Christy, Nina Simone e Cassandra Wilson. Difficile scegliere i pezzi più belli in scaletta, ma The Nearness Of You e Once Upon A Summertime brillano di luce speciale.

Franchi

[da Musica Jazz, dicembre 2017]