«Bewitched». Intervista a Laufey

La cantante, pianista e violoncellista islandese pubblica un nuovo album: «Bewitched». Laufey è la musicista dei record con ben 425 milioni di ascolti in streaming e un tour mondiale completamente sold out. Di seguito un breve estratto dell’intervista che sarà pubblicata sul numero di settembre della rivista.

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In calce all’intervista il nuovo video di Laufey: From the Start.

Il video è diretto da Jason Lester (Hozier, Phoebe Bridgers), con la direzione creativa di Junia Lin (sorella gemella di Laufey), il video rimanda agli anni Cinquanta ma trae ispirazione anche dal minimalismo, dalle forme e dai colori di Piet Mondrian, dall’architettura Bauhaus, dal design modernista e dai musical cinematografici della Golden Age di Hollywood. Girato su pellicola 16mm, è incentrato sulla carismatica performance di Laufey con le coreografie di Molly Long (fondatrice dell’acclamato studio di danza californiano Project 21).
Dalla sua pubblicazione, a maggio, From the Start ha avuto un’ascesa fulminante, superando 1 milione di stream in meno di 24 ore e continuando a raccogliere 1,75 milioni di stream al giorno (globalmente ad oggi sono 90 milioni). Inoltre, From the Start è già la canzone jazz più ascoltata al mondo sulle piattaforme, staziona nella Top 50 statunitense e mondiale, oltre in Top 10 nelle «Viral Charts» di Spotify di tutto il mondo.

Partiamo dall’inizio. Sei cresciuta in una famiglia molto musicale: tua madre e tua sorella suonano entrambe il violino e tu stessa hai una formazione classica in violoncello e pianoforte. In che modo la tua educazione ha ispirato il tuo sound?

Moltissimo. Crescendo con la musica classica e cantando jazz, ho sempre voluto portare questi stili musicali alla mia generazione, alle persone della mia età, perché sono sempre stata l’unica persona giovane di mia conoscenza ad ascoltare quel tipo di musica e sapevo che i ragazzi della mia età l’avrebbero apprezzata ma avevano bisogno di sentirla suonata da qualche loro coetaneo.
La mia educazione mi ha ispirato molto nelle canzoni che scrivo, ho sempre il violoncello con me, ho registrato molto con l’orchestra sinfonica, suono il violoncello e il pianoforte in tutte le mie registrazioni e faccio molte scelte classiche; per esempio, nel mio prossimo album cito Rachmaninov, cito Bach, nei brani nascondo molte influenze classichecome quella di Ravel. Direi che è questa la ragione per cui oggi mi ritengo, anzi sono, una musicista classica e jazz.

 

Parliamo del tuo nuovo album, «Bewitched».
Ho pubblicato il mio primo album «Everything I Know About Love» circa un anno fa e mi sono detta che se avessi avuto abbastanza energia avrei inciso un altro album e in qualche modo ci sono riuscita. Credo di essere tornata alle mie radici in questo album. Con il mio primo disco ho pensato: vediamo fino a che punto posso spingermi nella musica jazz e classica senza spaventare i giovani. Quindi nel primo disco ci sono un po’ più di influenze pop e anche altro. Una produzione moderna, insomma, che all’inizio volevo usare anche per questo album, ma  poi ho scoperto ciò che di me davvero piace al mio pubblico. Le mie canzoni più popolari sono quelle che suonano più jazz, che sembrano degli standard jazz, e quelle con l’orchestra sinfonica. Quindi ho capito che con questo album dovevo tornare alle mie radici ed essere più naturale. Tutti gli strumenti sono dal vivo, tutte le batterie sono dal vivo, gli archi e tutto il resto, mi sono appoggiata di più alle mie radici classiche e jazz. Ho lasciato stare gli accordi più dissonanti e sì, sono davvero entusiasta, sono felice di poter fare la musica che voglio.

Laufey – Press Photos – Album Announce 2 (PC – Gemma Warren)

Chi ti accompagna in «Bewitched»? Chi sono i musicisti di questo album?
Ho lavorato a stretto contatto con il mio produttore, Spencer Stewart, e sulla maggior parte delle canzoni abbiamo suonato tutto noi. Io suonavo il piano, la chitarra e il violoncello e lui il basso e la batteria. La maggior parte delle canzoni sono venute fuori così, stratificate, e su alcune ha suonato il violino anche mia sorella. Così abbiamo semplicemente sovrapposto archi su archi per farli suonare come un’intera orchestra. Questo è stato possibile perché ho scritto le canzoni in un modo molto specifico. Poi abbiamo chiamato la Philharmonia Orchestra e la London Symphony Orchestra per Bewitched e California and Me, e per altre due canzoni ci siamo serviti di un trio jazz con cui abbiamo registrato dal vivo.

Sei cresciuta tra due mondi diversi, Reykjavik e gli Stati Uniti. In che modo il tuo retaggio culturale ha formato ciò che sei e il tipo di musica che crei?
Credo che crescere tra culture diverse mi abbia reso molto naturale mescolare stili musicali a loro volta diversi. Non ho mai visto confini netti tra i generi perché sono cresciuta in mezzo a musiche d’ogni tipo; sono anche per metà cinese, quindi ho imparato molto anche da quel lato della mia identità. Non so se sia una risposta chiara, ma crescendo e spostandomi spesso ho sempre trovato una casa nella musica e non ho mai sentito il bisogno di attenermi a uno stile, a un’identità. Non sono mai stata solo islandese o solo cinese o solo americana: sono un po’ di tutto e lo stesso vale per la musica, non sono mai stata attratta soltanto da una cosa.

Alceste Ayroldi