FLUX Flussi di musica creativa: Bitter Crop & Aruán Ortiz

Il rigore delle idee

- Advertisement -
Musica Jazz Radio

Firenze, PARC

1° novembre

Il terzo appuntamento della rassegna FLUX – Flussi di musica creativa – organizzata da Toscana Produzione Musica – ha messo in luce in un doppio set due realtà e due proposte affascinanti, pur nella loro indubbia diversità: il trio Bitter Crop e il magistero del pianista cubano Aruán Ortiz, protagonista di un acclamato solo.

Ideato dal clarinettista Marco Colonna, ormai consolidato esponente della scena creativa italiana, Bitter Crop è un trio paritario fondato sul continuo processo dialettico che Colonna instaura con un veterano della musica improvvisata come il batterista Fabrizio Spera e la giovane, promettente pianista toscana Gaia Schirò. Il trio trae il proprio nome da un verso di Strange Fruit, la celebre canzone con cui Billie Holiday descriveva sotto metafora i linciaggi subiti dai neri negli stati del Sud. In una recente incisione eponima effettuata dal vivo figuravano lunghe e approfondite improvvisazioni basate su frammenti melodici estrapolati da alcuni spirituals.

Marco Colonna E Fabrizio Spera

Nell’esibizione fiorentina tale processo si è sviluppato da nuclei e (micro)cellule scaturiti ora da sezioni informali giocate sul rapporto tra timbri e dinamiche, ora da impianti modali in cui si coglievano le tracce, lo spirito e perfino il respiro dell’eredità di Albert Ayler. Lo stesso principio viene applicato anche nella rielaborazione di materiali provenienti da aree culturali diverse, come nel caso dell’indagine sul nucleo tematico di Ponta de Areia di Milton Nascimento.

Attraverso le spirali e le volute dei clarinetti (basso e in Si bemolle) che animano fraseggi articolati, Colonna eleva un canto aspro e dolente al tempo stesso, ricco di pathos e di un senso del blues latente. Questo si manifesta anche nell’enunciare una semplice melodia su un bordone iterativo, ronzante come i droni che incessantemente ossessionano – come opportunamente sottolineato da Colonna – i bambini di Gaza.

I colleghi gli si contrappongono in un costante rapporto dialettico. Schirò con linee e arpeggi spartani, potenti blocchi di accordi e secchi clusters, soluzioni timbriche ricavate dalla cordiera del piano anche mediante preparazioni. Spera con un moto perpetuo fatto di figurazioni cangianti, con continue ed efficaci variazioni dinamiche e timbriche, queste ultime prodotte con l’ausilio di varia oggettistica. Bitter Crop opera con totale empatia e concentrazione feroce.

Aruan Ortiz

Impegnato in un rigoroso e caleidoscopico piano solo equivalente a un lungo flusso di coscienza, Aruán Ortiz ha tratto spunti dal recente «Créole Renaissance», inciso per la Intakt. Nelle sue approfondite riflessioni Ortiz sviluppa, gradualmente e con certosina meticolosità, cellule ritmiche e frammenti motivici che – anche in virtù di una sistematica ripetizione sottoposta a una serie di microvariazioni – creano una trama intricata ma in costante evoluzione. Ne scaturisce un gioco di incastri, fonte di continue idee liberate da una sorta di vaso di Pandora e immediatamente messe in gioco. L’elemento afrocubano – originato dalla cultura dell’etnia Yoruba – della cifra di Ortiz emerge dall’implacabile costruzione di figure ritmiche reiterate sulle ottave basse, che in certi frangenti vengono anche distribuite a cascata sull’intera estensione della tastiera.

Sotto altri aspetti, il suo pianismo vanta solide radici jazzistiche, connesse ad alcuni capisaldi dell’universo pianistico afroamericano. Si individuano riferimenti alla poetica di Paul Bley, segnatamente per l’utilizzo del registro grave e l’elaborazione di pulsanti linee ritmiche. Si possono riscontrare tracce di Thelonious Monk nella configurazione asimmetrica e nella ponderata disarticolazione di certe frasi. Si ravvisa poi un legame abbastanza evidente con l’approccio di Cecil Taylor per quanto riguarda certe frenetiche escursioni sulla tastiera, caratterizzate da un tocco spiccatamente percussivo e dall’uso di clusters. Nel linguaggio pianistico, nel pensiero compositivo e nella prassi esecutiva di Ortiz non c’è spazio né per l’autocompiacimento, né tantomeno per virtuosismi narcisistici. Tutto è improntato al massimo rigore. In poche parole, qui siamo al cospetto di uno dei massimi esponenti del pianismo jazz contemporaneo.

Enzo Boddi                                                                                                                 Foto di Giuseppe Flavio Pagano

- Advertisement -
Musica Jazz Radio

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti subito alla nostra newsletter per ricevere le ultime notizie sul JAZZ internazionale

Articoli correlati

Jazzfest Berlin 2026: sessant’anni di avanguardia e nuove strade per il jazz

Il Jazzfest Berlin si conferma un osservatorio privilegiato sulle molteplici direzioni del jazz contemporaneo e sulle sue zone limitrofe. L’edizione 2026 ha offerto, nell’arco...

Intervista a Zsigmond Gerlóczy

Il pianista e compositore ungherese sarà in concerto a Milano il 12 novembre per la rassegna Isole Sonore (aula magna della Bocconi) e Venezia il 20 novembre.