Due pianoforti tra le pietre di Pinuccio Sciola. Parlano Gloria Campaner e Leszek Możdżer

«Live At Enter» è il primo lavoro discografico che suggella il connubio artistico tra il pianismo classico di Gloria Campaner e l’improvvisazione europea di Leszek Możdżer, conditi dalle pietre di Pinuccio Sciola e da due eccellenti percussionisti.

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Gloria Campaner, a dispetto della sua giovinezza, ha un curriculum tale da far impallidire anche i più pignoli. Una pianista di talento, capace di declinare perfettamente tanto il repertorio classico, quanto quello di altre musiche. Il pianista polacco Leszek Możdżer, una star nella sua terra natia, ma anche in buona parte d’Europa, è sempre pronto ad affrontare nuove e avvincenti sfide.

Innanzitutto, quando vi siete conosciuti e perché avete deciso di collaborare?
Gloria Campaner: Ci siamo conosciuti circa otto anni fa al Film Festival Transatlantyk di Poznan. Eravamo entrambi artisti ospiti del festival scritturati per esibizioni musicali diverse, però all’ultimo momento il direttore artistico ci ha chiesto inaspettatamente di suonare insieme al party di chiusura del festival, quindi abbiamo dovuto ‘inventarci’ qualcosa: ricordo che abbiamo improvvisato su brani di Claude Debussy, Richard Wagner e Astor Piazzolla.
Leszek Możdżer: Ci siamo conosciuti nel 2011, avevamo lo stesso camerino per il concerto che dovevamo tenere a Poznan. Dopo lo spettacolo, Jan Ap Kaczmarek ci chiese di suonare qualcosa durante il party serale. Così decidemmo di suonare un brano. Jan aveva un solo pianoforte, così abbiamo suonato a quattro mani. Abbiamo fatto una breve prova, Gloria ha fatto molte domande sull’improvvisazione e ha compreso tutto al volo, tant’è che già la sera è stata in grado di improvvisare con me. Sapevo che lei fosse un talento. Dopo alcuni mesi Gloria mi ha chiamato che il festival jazz di Cala Gonone in Sardegna, che sarebbe stato interessato ad avere un duetto del genere nel programma. Abbiamo deciso di preparare un’ora di repertorio. Ecco come è iniziato tutto.

Due pianoforti, nessuna rivalità. Però, chi dei due conduce il gioco?
Gloria Campaner: Assolutamente nessuna rivalità, anzi direi piuttosto rispetto, dialogo, complicità e ascolto reciproco. A volte stabiliamo per comodità chi dei due darà dei ‘cue’, che quindi cambiano a seconda di chi in quel momento ha una parte principale oppure di accompagnamento o sostegno armonico, ma in realtà anche questo aspetto cambia sempre ad ogni concerto perché ovviamente le parti di improvvisazione sono sempre diverse. Direi che sul palco siamo assolutamente alla pari e a condurre il gioco sono semmai i brani stessi : molti sono infatti presi dal repertorio classico che eseguiamo con grande libertà ma allo stesso tempo con grande attinenza e fedeltà al testo originale.
Leszek Możdżer: Forniamo qualità diverse al programma, Gloria conferisce uno sfondo solido, serio, classico e io offro sfumature di elementi inaspettati, a volte sorprendenti basati sul mio vocabolario improvvisato. Le cose che ammiro di più nella musica classica sono la qualità del suono e una perfezione formale creata dai compositori classici. Gloria è una virtuosa, è in grado di suonare qualsiasi spartito con bellezza ed eleganza e persino improvvisare in certe parti. Sono un improvvisatore piuttosto flessibile ed esperto, quindi posso trovare un posto per me stesso e rendere la musica suonata imprevedibile. A volte sono io che guido, a volte è Gloria.

Gloria, qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione?
Mi fa esplorare un mondo completamente nuovo in cui tutto è ammesso e l’errore non esiste. Un microcosmo di totale libertà e creatività in forte contrapposizione con la tradizionale prassi esecutiva e interpretativa al pianoforte richiesta nella musica classica. Spesso avere troppa libertà però fa smarrire facilmente, e quindi diventa a volte difficile sentirsi adeguati o capaci. Certamente l’improvvisazione non è per tutti, e io mi considero solamente una ‘beginner’, l’importante però è credere fortemente in ogni singola nota pensata e suonata, avere fiducia in se stessi e soprattutto avere qualcosa da dire.

Leszek, qual è il tuo rapporto con la musica classica?
Ammirazione, amore, curiosità, rispetto e talvolta disgusto a causa della sua rigidità. Da bambino suonavo molti brani di musica calssica, quindi ne ho una comprensione di base, anche se non ho dedicato tutta la mia vita all’esplorazione di questo campo. Ho deciso di imparare a suonare il jazz. Ma il jazz può essere troppo disordinato a volte, mi disturba, ma quando la musica classica è troppo in ordine, mi disturba ancora di più. Sono posto da qualche parte nel mezzo.

Parliamo del vostro album: il fatto che sia un live è una scelta voluta o casuale?
Gloria Campaner: In realtà ci veniva chiesto continuamente ai concerti se avevamo registrato un CD o se avevamo in progetto di farne uno e abbiamo capito che al pubblico avrebbe fatto piacere portarsi a casa un nostro album; così abbiamo riascoltato la registrazione dello show open air che avevamo fatto per Enter Music Festival che era stato mandato più volte sulla TV nazionale polacca; ci è sembrato davvero buono e abbiamo pensato di produrne un disco.
Leszek Możdżer: Non ci siamo mai sentiti pronti a registrare un album. Questo CD è solo una registrazione live di uno dei nostri concerti. Non è pianificato attentamente o deliberato. Dopo aver pianificato una breve tournée in Polonia, abbiamo deciso di offrirlo al pubblico come souvenir del concerto. So che alle persone piace, molto spesso, portare a casa la musica che hanno ascoltato dal palco. Abbiamo firmato i dischi dopo ogni performance per rendere l’evento più memorabile.

Leszek Możdżer e Gloria Campaner

La scelta dei brani dell’album è marcatamente classica, fatta eccezione per una composizione di Leszek e Libertango di Astor Piazzolla. Dal vivo eseguite anche altri brani?
Gloria Campaner: In quello spettacolo c’erano anche degli assolo miei e di Leszek che però abbiamo pensato di non inserire nell’album, proprio perché l’album è dedicato al duo. Leszek suona sempre qualcosa da solo in ogni concerto, che naturalmente è sempre diverso. Tendenzialmente ci divertiamo improvvisando e riarrangiando brani dal mio repertorio classico, ma in varie occasioni abbiamo suonato anche altri brani di Leszek, di Komeda o addirittura dei Depeche Mode.
Leszek Możdżer: Il nostro repertorio è un po’ più ampio, ma abbiamo selezionato la combinazione che sta funzionando al meglio per quel tipo di performance. Abbiamo altre idee, ma hanno bisogno di un po’ di lavoro da fare prima di portarlo in pubblico.

Suonare con un altro pianista è stata la tua prima volta?
Gloria Campaner: No , ho suonato con molti miei colleghi, addirittura in progetti con tre e quattro pianoforti; ho collaborato anche con illustri jazzisti come Franco D’Andrea e Stefano Bollani . Quest’estate suonerò con la celebre pianista canadese Angela Hewitt.
Leszek Możdżer: Ho già suonato con Adam Makowicz, Gwilym Simcock, Walter Norris, Janusz Olejniczak e molti altri. Ho anche sperimentato i quattro pianoforti con Marcin Wasilewski, Paweł Kaczmarczyk e Piotr Orzechowski.

Qual è la maggior difficoltà nel suonare con un altro pianista?
Gloria Campaner: La difficoltà – che in questo caso rappresenta anche la bellezza intrinseca – è che suonare insieme ad uno stesso strumento, con lo stesso timbro, fa spesso perdere l’orientamento uditivo, ovvero può capitare di chiedersi: chi sta suonando? E che cosa? È facile finire nello stesso registro o in una simile dinamica, o essere ridondanti (in tutti i sensi, anche come volume di suono), quindi la cosa che più conta è essere creativi avendo il massimo rispetto del proprio partner, lasciare spazio e ascoltare, ascoltare, ascoltare…
Leszek Możdżer: Quando si suona musica improvvisata l’obiettivo principale è quello di mantenere l’ordine. Non entrare in conflitto con il tuo partner in certi registri, non confondere gli ingredienti armonici e trasformare tutto in piano farfugliante. Occorrono molta sensibilità e concentrazione, le reazioni devono essere veloci e precise.

Di chi è stata l’idea di utilizzare le pietre di Pinuccio Sciola e perché le avete ritenute funzionali al vostro suono?
Gloria Campaner: Ho incontrato Pinuccio Sciola per la prima volta nel 2014 e il suo lavoro mi è da subito sembrato incredibile. Rimasi per diversi giorni nella sua casa / museo in Sardegna per imparare, col suo aiuto, a suonare le sue sculture. Ben presto capii che il suono di queste pietre era davvero unico, mistico e irriproducibile e che quindi sarebbe stato bello individuare le armonie musicali intrinseche nelle pietre e crearne dei brani musicali. Quindi invitai Leszek a comporre dei pezzi che potessero essere abbinati ad hoc o semplicemente gli chiesi di improvvisare con me; il processo e il risultato di questo ‘laboratorio artistico’ è stato filmato e diretto dal regista Luca Scarzella in un documentario per Sky Arte.
Leszek Możdżer: Gloria mi ha fatto conoscere le opere di Pinuccio Sciola e sono rimasto sbalordito. Quest’uomo era una guida ispirata e mistica al suono cosmico della natura. Ciò che più mi affascina è la quantità di armoniche che i suoi strumenti stanno emettendo. Ho avuto la sensazione che il sistema moderato a 12 note di oggi non sia abbastanza per partecipare insieme alle pietre musicali di Sciola. Ecco perché in Polonia eravamo in tournée con tre pianoforti, uno dei quali era accordato in qualche modo su un tono più basso in modo che avessimo almeno 24 toni da usare durante la creazione della musica.

Leszek Możdżer, Gloria Campaner, Pinuccio Sciola

Lady Stoned è il brano composto a quattro mani. Cosa racconta?
Gloria Campaner: Lady Stoned è appunto uno dei risultati compositivi di questo processo creativo di ricerca verso il suono della pietra. È un brano per pianoforte, due sintetizzatori e pietre sonore . Ha una parte libera / free style sempre diversa in ogni spettacolo e una invece composta ad hoc con armonie e melodie ben precise.
Leszek Możdżer: È una sorta di struttura frastornata e libera in cui sintetizzatori, pietre e due pianoforti di due accordature diverse (442 Hz e 432 Hz) si fondono in un viaggio narcotico. Il mondo solido e materiale in se stesso è estremamente avvincente, viviamo tutti molto ipnotizzati dalle forme e dagli eventi materiali. A volte le persone “più ragionevoli” sono quelle che dovrebbero essere considerate pazze.

Oltre a voi due ci sono anche due straordinari percussionisti. La prima domanda è perché due percussionisti?
Gloria Campaner: Inizialmente li avevamo coinvolti per suonare con noi nel gran finale con le Variazioni su un tema di Paganini di Lutosławski nella versione trascritta da Marta Ptaszynska, che include appunto un grande set di percussioni. Poi però li abbiamo usati anche in altri brani perché il tutto risultava estremamente divertente, anche per il pubblico.
Leszek Możdżer: Witold Lutoslawski è un compositore molto conosciuto in Polonia, quindi sapevo che il suo arrangiamento delle Variazioni di Paganini sarebbe stato perfetto per due pianoforti e due percussionisti. Dato che ci stavamo preparando ad esibirci al Enter Enea Festival, potevamo permetterci più musicisti sul palco e tutta la backline necessaria – timpani, gong, xilofoni ecc. Quindi ho deciso di presentare questo set al pubblico. Fortunatamente questa performance è stata registrata, perché di solito i promoters non vogliono preoccuparsi di organizzare così tanti strumenti sul palco.

La seconda domanda è: aggiungereste anche un altro strumento?
Gloria Campaner: Certamente! Ci piacerebbe fare un progetto anche con altri musicisti, ovviamente, o addirittura con un’orchestra …vedremo.
Leszek Możdżer: Penso che tutto sia possibile: potrebbe essere un’ottima idea. Grazie!

 Live At Enter arriva dopo un tour di concerti?
Gloria Campaner: Si, è anche questo uno spettacolo live.
Leszek Możdżer: Questa performance registrata è stata suonata dopo molti mesi di pausa, quindi abbiamo dovuto lavorare molto duramente per riportare il nostro repertorio, aggiornarlo e sistemare tutti i dettagli in modo da poterlo presentare al pubblico. Questo CD è venuto prima del tour, quindi non è un progetto perfettamente eseguito. È solo un evento occasionalmente registrato. Ma sembra davvero bello, devo ammetterlo.

A proposito del disco, perché avete scelto di non distribuirlo secondo i canoni tradizionali della distribuzione?
Gloria Campaner: Proprio perché è un live, e in più all’aperto, dopo averlo riascoltato c’era piaciuto molto perché contiene una vividissima freschezza e spontaneità. C’è sembrato un prodotto perfetto da offrire alla fine dei nostri concerti, in esclusiva per chi viene a sentirci, ma allo stesso tempo non ci sembrava il caso di farne una vera produzione discografica da commercializzare su larga scala.
Leszek Możdżer: Non eravamo sicuri se l’album fosse abbastanza buono. È successo tutto così in fretta, ho avuto un anno impegnativo, non ho avuto il tempo adatto per l’editing e il mastering. Pensavo che la registrazione fosse abbastanza buona da darla alle persone che venivano ai concerti, perché avrebbero capito di più su tutto il concetto, ma non ero sicuro che questa registrazione potesse funzionare separatamente come espressione artistica. Nel frattempo abbiamo ottenuto recensioni molto entusiaste da parte degli ascoltatori, quindi penso che potremmo passare a una distribuzione più ampia dopo piccole riparazioni.

Tre aggettivi per definire Leszek…
Geniale. Ispirato and inspiring, Generosissimo

Tre aggettivi per definire Gloria…
Onesta, forte e ispirata.

Qual è il futuro di questo duo?
Gloria Campaner: Non saprei, non ho la sfera di cristallo, ma spero che ci sia la possibilità di continuare a lavorare insieme.
Leszek Możdżer: Sembra che i promoters di diversi paesi del mondo siano interessati a mostrare la nostra coppia, abbiamo molti inviti. Sfortunatamente è uno spettacolo abbastanza complicato, vorremmo avere tre pianoforti con due accordature diverse, pietre di Pinuccio Sciola, sintetizzatori, timpani, rullanti, gong, marimba, xilofono ecc. Ma abbiamo limitato le nostre aspettative solo a due pianoforti. Abbiamo ancora nuove idee da realizzare in futuro, quindi continueremo comunque con Gloria.

Quali sono i prossimi impegni?
Gloria Campaner: Quest’anno abbiamo un lungo tour in Italia a maggio e negli Stati Uniti a novembre. I prossimi progetti saranno invece dedicati probabilmente a Fryderyk Chopin e forse anche a Béla Bartók, prendendo ispirazione dalla sua Sonata per due pianoforti e percussioni.
Leszek Możdżer: In questo momento sto lavorando a una colonna sonora di un film sul pianista jazz polacco Mieczysław Kosz. Era cieco ed era un genio, morto giovane. Per fortuna le persone che lo conoscevano esistono ancora, così possiamo ripristinare la memoria di questo misterioso artista. Augurami buona fortuna!
Alceste Ayroldi