Darcy James Argue «Real Enemies»

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AUTORE

Darcy James Argue

TITOLO DEL DISCO

«Real Enemies»

ETICHETTA

New Amsterdam Records

 


La musica di Darcy James Argue e della sua Secret Society sceglie, da sempre, obiettivi originali e difficili, a mano a mano messi a punto in un percorso di crescita progressiva, sviluppatosi sinora attraverso tre album (l’esordio di «Infernal Machines» è del 2009, mentre «Brooklyn Babylon» è del 2013) e – a parte la pur ottima opera prima – in un contesto che punta all’integrazione di più mezzi espressivi, posti in rapporto di interazione fra loro. E «Real Enemies», che di questo percorso costituisce il punto di approdo, sia pur momentaneo, fonde appunto, nell’idea originaria che ebbe prima rappresentazione al BAM’s Next Wave Festival (nel 2015), aspetti di visual art, di teatro (in questo senso sopravvivono anche su disco i recitativi di James Urbaniak) e, ovviamente, di musica.

Qualora non fosse già bastante, a tale complessità strutturale plurilivello si aggiunge anche lo specifico concept prescelto dal compositore (che spiega anche il titolo dell’opera), costituito dalle teorie cospirative tipiche della società americana (argomento, a quanto è dato vedere, non soltanto di stretta attualità, ma anche in rapida diffusione ovunque, nell’era delle post-verità e del loro spregiudicato uso politico). Difatti il compositore cita tra le proprie fonti ideative lo scrittore Delmore Schwartz (1913-1966), cui si deve l’intuizione secondo la quale «persino i paranoici hanno veri nemici», frase che ha ispirato l’opera Real Enemies della saggista Kathryn Olmsted, dedicata allo specifico argomento nella storia degli Stati Uniti d’America, dalla Prima guerra mondiale sino agli attentati dell’11 settembre 2001 e influenza diretta per Argue.

L’album non risente affatto della perdita dei menzionati aspetti visuali e scenici, e la musica mantiene, insieme, grande coerenza oltre che le specifiche caratteristiche proprie dell’opera del canadese: un suono di big band ora possente, ora elegante, memore del passato e di stilemi jazzistici ben definiti quanto amati (il compositore di Vancouver è stato allievo di Bob Brookmeyer al New England Conservatory of Music di Boston e ammette come proprie dirette influenze quelle di Thad Jones e Gil Evans); elementi innovativi di derivazione rock e pop (nel senso di un raffinato – e forse astuto – afflato indie, espresso da chitarra, basso elettrico e sintetizzatori); una notevole complessità compositiva, ottimamente dominata (e, più che nelle altre opere, del tutto priva di rigidità «meccaniche» o di sensazione algidamente geometrica); arrangiamenti calibrati in modo ottimale, che fanno muovere la band come un vero collettivo, estraneo a usi troppo consueti delle sezioni e delle parti solistiche (comunque assegnate a interpreti sempre brillanti); infine un pregevole uso di elementi ed aromi «altri» (latin e noir soprattutto) ora espliciti, ora emergenti dall’insieme come sottotesto, senza mai risultare scontati. Tra i tredici brani che compongono la suite vanno almeno segnalati la pulsante The Enemy Within; Dark Alliance, sinuosa e ritmata, quasi vintage; la swingante Casus Belli e Apocalypse Is A Process, pensosa e inquietante.

Si tratta quindi di un’opera eccellente, formalmente impeccabile e capace di coinvolgere all’ascolto. Ricordiamo inoltre che un’approfondita intervista con Argue è stata pubblicata sul numero di novembre 2016 di Musica Jazz.

Sandro Cerini


 

DISTRIBUTORE

 newamrecords.com

FORMAZIONE

Matt Holman, Nadje Noordhuis, Ingrid Jensen (tr., flic.), Mike Fahie, Ryan Keberle (trne), Jacob Garchik (trne, tuba), Jennifer Wharton (trne, tuba), Dave Pietro (fl., sop., alto), Rob Wilkerson (fl., cl., sop., alto), Sam Sadigursky (cl., ten.), John Ellis (cl., cl. basso, ten.), Carl Maraghi (cl., cl. basso, bar.), Adam Birnbaum (p., p. el., tast.), Sebastian Noelle (chit.), Matt Clohesy (cb., b. el.), Jon Wikan (batt., perc.), James Urbaniak (recit.), Darcy James Argue (comp., arr. dir.). 

DATA REGISTRAZIONE

Loc. scon., 1 e 4-2-16.