Bill Evans «The Complete Fantasy Recordings»

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AUTORE

Bill Evans

TITOLO DEL DISCO

«The Complete Fantasy Recordings»

ETICHETTA

Fantasy (nove cd)

 


 

Chi, come noi, ha iniziato ad ascoltare jazz nei primi anni Settanta e conosce questi dischi – nella loro versione originale – meglio della strada di casa, potrà rivivere un’autentica esperienza proustiana rifornendosi, a mo di madeleine, di questo bel cofanetto che raccoglie e ordina in rigorosa cronologia non solo tutto ciò che Evans ha inciso per la Fantasy (che lo teneva sotto contratto all’epoca) ma anche qualcosa recuperato a posteriori, tra cui il grande concerto parigino del 5 novembre 1976 mai pubblicato in edizione separata se non in Giappone.

Per meno di cinquanta euro, quindi, anche chi ai tempi aveva trascurato o disprezzato questi dischi perché «poco rappresentativi» dei fermenti del periodo ha oggi il modo di compiere un utile ripasso – o scoprirla per la prima volta – di una fase a torto sottovalutata della carriera del pianista. Chiaro, i capolavori di Evans stanno altrove e in questo box, spesso e volentieri, le cose migliori sono quelle registrate dal vivo: ma anche le poche incisioni in studio di quegli anni sanno ancora offrire motivi di interesse. Lascia in effetti stupiti, sfogliando il robusto libretto allegato ai cd e reso indispensabile da un appassionato saggio di Gene Lees, notare come nei sette anni del contratto con la Fantasy, Evans abbia portato una sola volta in studio il suo gruppo stabile del momento (nella fattispecie, il trio con Eddie Gomez ed Eliot Zigmund) e solo per realizzare l’ultimo disco dovuto all’etichetta prima di passare sotto l’insegna della Warner. Evans e la sua fidata manager Helen Keane avevano evidentemente capito che il trio rendeva assai meglio dal vivo, con un trasporto emotivo quasi impossibile da replicare nelle asettiche condizioni di qualche studio di registrazione; dove, invece, si recavano
solo con qualche progetto speciale come il boppistico «Quintessence» con Harold Land e Kenny Burrell o la rimpatriata di «Crosscurrents» con i vecchi compari Lee Konitz e Warne Marsh. E, soprattutto, come il leggendario incontro con Tony Bennett, l’unico disco di questa integrale che può a buon diritto ambire al titolo di «capolavoro» che frettolosamente avevamo escluso qualche decina di righe fa.

Dei dodici lp qui ristampati, nove erano stati pubblicati con Evans ancora in vita; gli altri, usciti tra il 1981 e il 1983, raccoglievano materiale originariamente scartato ma più per abbondanza che per poca qualità. Com’è ben noto, uno dei tratti più sconcertanti di Evans era la sua straordinaria capacità di suonare bene, anzi benissimo, anche in periodi umanamente difficili se non tragici, e gli anni della Fantasy – raccontano le cronache – sono stati forse tra i più sereni della sua tormentata esistenza. Certo, chi ama soprattutto il Bill Evans che viaggia sull’orlo del precipizio non troverà qui i segni dell’autodistruzione che il pianista sembrava inseguire con testardaggine, ma il quadro che dipingono questi nove cd è troppo importante per essere dimenticato.

Conti


 

DISTRIBUTORE

Universal

DATA REGISTRAZIONE

Loc. varie, 1973-79.