Anelis Assumpção: «Taurina»

di Pietro Scaramuzzo - foto di Caroline Bittencourt

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Anelis Assumpção: «Taurina»
Anelis Assumpção

La figlia del grande Itamar ha appena pubblicato il suo nuovo album, un disco di notevole importanza nel panorama attuale della MPB. L’abbiamo intervistata.

Nella «pauliceia» brasiliana, ovvero in quel contesto socio-culturale che interessa San Paolo, la famiglia Assumpção occupa senza ombra di dubbio uno spazio privilegiato. Il capostipite è Itamar Assumpção (1949-2003), eclettico esponente della Vanguarda Paulista, la cui musica e i cui testi sono ancora oggi alla base di una trasformazione storica importante almeno quanto quella del Tropicalismo, nonostante il suo successo di pubblico non possa essere paragonato a quello dei contemporanei Gil e Caetano.
Per linea diretta di sangue, a ereditare la dote paterna, Serena e Anelis. La prima, nel corso di una breve vita ha contribuito in modo massiccio non solo alla divulgazione dell’opera paterna ma anche alla creazione di raffinati momenti musicali tra cui il disco, pubblicato postumo, «Ascensão». Sulla stessa scia di Serena, Anelis si è sempre nutrita di musica, prima come backing vocalist durante gli spettacoli di Itamar e successivamente pubblicando, dal 2011 ad oggi, tre dischi che, in modo graduale e costante, hanno consolidato la carriera della cantante, alla quale oggi si riconosce un grandissimo spessore artistico e il rispetto, assolutamente doveroso, di pubblico, critica e colleghi.

L’ultimo lavoro di Anelis Assumpção, «Taurina», ha visto la luce da poche settimane e, nonostante possa per certi versi ricollegarsi al precedente «Anelis Assumpção e os Amigos Imaginarios», si presenta più maturo soprattutto quando le composizioni si inoltrano in temi ispidi come quello del maschilismo e della violenza contro le donne. La robustezza sonora di «Taurina» però non si piega mai alla durezza sterile. Tutt’altro. Molti sono i momenti in cui il disco si abbandona a tematiche che, per intrinseca natura, richiedono dolcezza. Il sentimento di perdita e quello di saudade sembrano costanti nell’opera di Anelis che, nonostante tutto, riesce a strappare il velo di malinconia per offrire una prospettiva armonica, colorata.

Cosa ha ispirato il disco «Taurina» e perché hai scelto questo titolo?
Mi sono ispirata a tutto quello che stava succedendo intorno a me. Ovviamente, la scomparsa di mia sorella mi ha scosso profondamente e, allo stesso tempo, ha catalizzato il mio processo compositivo contribuendo in maniera significativa a costruire questo disco. Per quel che riguarda il titolo, mi piace considerare Taurina come una sorta di donna animalesca, cercando di trascendere dalla sfera prettamente astrologica. Taurina, in definitiva, è un’entità capace di donarsi, di porsi domande e in grado di godere della propria esistenza.

Sono passati quattro anni dal disco «Os Amigos Imaginários». Com’è cambiata Anelis in questo periodo di tempo?
Sono successe un’infinità di cose, di momenti significativi. Nel frattempo sono stata sottoposta ad un naturale processo di maturazione e ad un altrettanto naturale processo di regressione. Dal punto di vista artistico mi sento sicura nell’affermare che non sono una appena una cantante, ma che canto. Come donna ho incontrato altre forme di sessualità, altri modi di intendere il mio corpo e quello delle persone che mi circondando. Il mio spirito femminista è oggi più maturo. Sono più combattiva.

Qual è il tuo background musicale?
Ascolto molto reggae. È sempre stato così. Ultimamente, poi, sono molto affascinata dalla musica africana. A parte questo, leggo soprattutto poesie.

Anelis Assumpção
Anelis Assumpção

Come sono nate le collaborazioni con João Donato, Céu, Russo Passapusso, Liniker, Ava Rocha eccetera?
Céu, oltre ad essere una mia cara amica, è una delle artiste con cui collaboro da più tempo. La stessa cosa di può dire per Russo Passapusso, col quale ho condiviso più volte il palco e la sala d’incisione. Oggi siamo molto vicini, soprattutto da quando si è trasferito a San Paolo. La collaborazione meno scontata del disco è quella con un musicista leggendario come João Donato. Ricordo che tempo fa João mi aveva mandato una e-mail con allegato un brano musicale, chiedendomi di scriverne il testo. L’idea era quella di inserire il brano nel suo disco, ma quando ho iniziato a lavorare a «Taurina» gli ho chiesto l’autorizzazione a inserirlo nel mio.

Nel disco trovano spazio due persone importanti nella tua vita. La prima è tuo padre Itamar, che citi nel brano Receita Rapida. Qual è l’eredità che Itamar ti ha lasciato?
Sicuramente la voglia di fare musica e di comporre. Porto con me i miei antenati, nella meravigliosa e dolorosa missione di offrir loro l’eternità.

Credi che l’attuale scena musicale di San Paolo possa ricordare, in nqualche modo, quella che vide nascere la Vanguarda Paulista?
No. Viviamo un momento storico ben diverso da quello in cui si trovò a nascere la Vanguarda. Oggi la scena paulista è decisamente più variegata, pluralista e offre più possibilità per farsi notare, nonostante le opportunità musicali e artistiche siano notevolmente più diluita rispetto al passato. Inoltre non esiste una univocità di linguaggio e, per certi versi, lo considero una cosa positiva.

San Paolo oggi è probabilmente il centro musicale più importante del Brasile. In che modo questa città ti influenza?
Sul piano creativo, la città di San Paolo sa offrire tutto quello che il Brasile può offrire. È una città così complessa e multiforme che è un dovere, per l’artista, non limitarsi all’ovvio. Dopotutto viviamo nella più grande città dell’America Latina.

La seconda persona importante che appare nel tuo disco è tua sorella Serena. Parlaci dei brani Flor de Jasmin e Gosto Serena.
Nel 2011 Serena mi spedì per e-mail il testo di Chá de Jasmin. Ci ho messo molto tempo prima di farmi venire il coraggio anche solo di pensare di lavorarci sopra. Ci sono riuscita soltanto dopo un anno dalla scomparsa di mia sorella, scrivendo la musica. Parallelamente a questo, a un certo punto ho sentito il bisogno di esternare quanto mi mancasse Serena. Così Gosto Serena è una lettera che le ho scritto nella speranza che possa leggerla da un altro luogo.

Anelis Assumpção - Taurina
Anelis Assumpção – Taurina

È evidente come uno dei temi affrontati dal disco sia quello della perdita. Credi che la musica possa essere una cura per il dolore?
La musica è un miracolo. Ci cura e ci coccola. È il mistero che rincorriamo per poterci sentire meglio in questa vita.

La società e la politica brasiliana stanno attraversando un periodo decisamente burrascoso. Come immagini il futuro del Brasile?
Mi piace credere che ci sia sempre una ragione per spiegare il caos. Non è la prima volta che ci troviamo in una tempesta come questa. E non sarà l’ultima. Il mondo intero sembra impazzito. L’unica arma a nostra disposizione è affrontare questo periodo con intelligenza. Il futuro del Brasile è un vetro appannato. Non ci resta che lottare e avere fede.

Qual è, secondo te, il ruolo che la musica ricopre in un contesto come quello attuale?
Credo che l’arte, nell’accezione più ampia del termine, ricopra senz’altro un ruolo importante, pur non essendo mai responsabile del cambiamento. La musica è giusto un coadiuvante capace di risvegliare le coscienze. Lo è sempre stata. La cosa importante, però, è non fermarsi a questo concetto teorico ma fare in modo che si passi alla parte pratica.

Il disco «Taurina» è uscito da poco. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
Mi piace non creare grandi aspettative. L’album è stato accolto molto bene dalla critica ma anche dal pubblico, e questa per me è già una grande vittoria. Tengo duro, posizionando un mattoncino sopra l’altro per continuare il lavoro iniziato dai miei antenati.

Pietro Scaramuzzo