AUTORE
Lena Bloch
TITOLO DEL DISCO
«Marina»
ETICHETTA
Fresh Sound
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La russa (poi israeliana e adesso statunitense) Bloch dedica una suite a Marina Cvetaeva (1892-1941) e viene subito da chiedersi quali risonanze vi abbia colto, quali tratti comuni al di là delle origini moscovite. Ex allieva di Lee Konitz, Bloch è improvvisatrice fluida, a vocazione melodica, con un timbro cool che fa pensare a Charles Lloyd ma soprattutto a Warne Marsh, a Zoot Sims e, risalendo, a Lester Young. La scrittura di Cvetaeva è, invece, incandescente, accidentata da punti esclamativi, trattini e improvvisi a capo, tormentosa come lo fu, del resto, il destino di questa mente sublime e passionale. Quindi due artiste distanti e, sulla carta, poco conciliabili. Ma Bloch fa bene a chiarire, nelle note di copertina, il senso del progetto: non si tratta di una semplice messa in musica di alcuni versi di Cvetaeva bensì «una rappresentazione di come noi, collettivamente, abbiamo percepito la sua poesia». Aggiunge di sentire Marina così vicina perché conosce come lei l’esperienza dell’esilio, e in lei ha trovato un modello di resilienza alle sventure dell’immigrazione (forse proprio per questo si è interessata a Cvetaeva, anziché a una poeta che le sarebbe stata esteticamente più affine come Anna Achmatova). Con poca soggezione e molto amore, la sassofonista ha lavorato a una traduzione inglese estremamente libera dei versi russi che aveva deciso di «rileggere». La scelta della nippo-americana Kitamura – che ha alle spalle collaborazioni con Braxton, Steve Coleman e William Parker – è stata poi opportuna nel fare ascoltare la musicalità di Cvetaeva al pubblico americano (per il quale si tratta di un nome ancora poco conosciuto della letteratura russa). Con il primo brano, che è tratto dai «Versi per la Cecoslovacchia», Bloch sembra allontanarsi dalla quieta malinconia della propria musica abituale per accostarsi alla rabbia, dando un ritratto della Marina più indomita e del suo non essere arrendevole (I Refuse! , «Io rifiuto!», ne è il titolo). Si apre con le urla lancinanti della cantante, la cui esibizione acquista poi un taglio teatrale, mentre il resto del gruppo si lancia nel recupero di un certo ribollire coltraniano. Ma nei brani successivi Bloch torna al suo mondo di sempre, raccolto, ricco di sottigliezze, dai contorni sfumati. In Insomnia e Such Tenderness sceglie l’eleganza ritmica del valzer. Il secondo brano, poi, le permette di mostrare una Cvetaeva insolitamente dolcissima («da dove viene una simile tenerezza?»). Il finale è affidato a un ambiente astratto nel quale Kitamura non canta ma recita i versi russi.
All’indiscutibile riuscita del disco danno un contributo decisivo Sacks, Filiano e Sarin, capaci di spostarsi con disinvoltura dalle interiorità più fini alle turbolenze.
Giuseppe Piacentino
DISTRIBUTORE
IRD
FORMAZIONE
Kyoko Kitamura (voc.), Lena Bloch (ten., sopr.), Jacob Sacks (p.), Ken Filiano (cb.), Michael Sarin (batt.).
DATA REGISTRAZIONE
New York, 3-11-22
