«Quite Lights» è stato descritto come un sogno che si avvera. Florian, cosa ha reso la collaborazione con Greg Orsby e Bill Frisell così significativa per te, sia dal punto di vista personale che artistico?
F.A. Greg Osby e Bill Frisell sono due musicisti straordinari, due persone eccezionali. Soprattutto Greg ha un ruolo molto importante nella mia vita musicale. Collaboriamo dal 1998, quindi è stato in un certo senso il primo vero musicista jazz di alto livello che ha collaborato con me e con mio fratello Michael, all’epoca. E da allora, siamo rimasti in stretto contatto e suoniamo regolarmente ogni anno. Greg mi ha svelato tanti segreti sia dal punto di vista musicale che da quello del business. E i suoi insegnamenti sono parte di me per il resto della mia vita. La maggior parte delle collaborazioni che ho avuto finora consistono, per esempio, nell’avere Greg come ospite o nelle cose che ho fatto con Dave Liebman o con Ron Carter. Ma nel caso di «Quite Lights» è stato come se fossi io a scrivere musica per due giganti. Quindi è una cosa un po’ diversa: mi sono misurato con la mia creatività, nello scrivere qualcosa di interessante per dei musicisti che hanno nel loro bagaglio tantissimi progetti e registrazioni, anche leggendarie. E’ per me un sogno, ma anche come una grande sfida.
Greg, cosa ti ha attratto di questo progetto in trio con Florian e Bill Frisell?
Ho collaborato con Bill in altri ensemble, altri progetti speciali. Lo conosco da quarant’anni. G.O. Sono sempre attratto da persone che hanno un approccio molto personale, che hanno una sorta di individualismo, una firma personale nelle loro esecuzioni, nelle loro composizioni. Tutto ciò che fanno porta la loro impronta e lasciano il segno. Anche Florian, con il passare del tempo, è diventato una persona importante nella mia vita artistica. Questo progetto riflette il mio bisogno di essere coinvolto nel creare qualcosa con musicisti lungimiranti, persone che sono progressiste, che sperimentano. E quando metti insieme questo tipo di personalità, non sai mai quale sarà il risultato. Ma se tutto si allinea correttamente, e se tutto funziona in termini di scambio e rispetto reciproco, otterrai qualcosa che va oltre le categorie, che non ha una definizione. Sono davvero felice di far parte di questo nuovo progetto.

Greg, come descriveresti la tua prima impressione sulle composizioni di Florian e del suo concetto di musica?
G.O. All’inizio, direi che il modo di comporre di Florian era piuttosto normale, anche se c’era qualcosa di eccezionale che mi ha spinto a continuare a lavorare con lui; nel senso che la musica non sembrava scritta da un percussionista o da un batterista. Molti batteristi scrivono parti molto ritmiche, ed è tutto molto statico: non c’è una melodia o una struttura armonica particolarmente interessante. E man mano che continuavamo a lavorare insieme, ho capito che Florian stava esplorando altri percorsi, che altre idee stavano diventando parte di lui al punto che iniziavano a riflettere la sua personalità. E per me, questo è più importante di qualsiasi altra cosa. Non mi interessa la velocità, il volume, l’intensità, impressionare la gente. Mi interessa di più mettermi in un ambiente per vedere se riesco a esprimermi e a suonare ancora con la mia personalità, senza compromessi. E ho scoperto che suonare con Florian nel corso degli anni ha soddisfatto quel bisogno.
Florian, quali dubbi od ostacoli hai trovato, in questo caso, durante il processo di scrittura?
F.A. Per me la cosa principale era limitare chi penso di essere davvero e non chi vorrei essere. Voglio dire, per esempio, sentire Greg o Bill Frisell suonare con musicisti come Paul Motian ti mette semplicemente in una dimensione in cui pensi che vorresti anche tu far parte di quella scena musicale, ma poi non lo sei perché hai una storia diversa. E quindi ho dovuto davvero cercare di concentrarmi su quale fosse la mia strada. Ho scoperto la rumba cubana; e questa musica per voce, coro e percussioni ho pensato fosse una bella idea che si adattasse bene, mettendo Greg nella posizione della voce e Bill più in quella del coro, mentre io mi posizionavo più come percussionista e non come batterista. Quindi cerco davvero di concentrarmi di più sulle mie capacità in qualche modo e non su ciò che ammiro così tanto nei progetti già realizzata dai miei compagni di viaggio.
Alceste Ayroldi

