Angelo Contini era nato il 18 settembre 1952 a Cortemaggiore, nella Bassa piacentina. Aveva mostrato fin da subito una naturale predisposizione per la musica e, all’età di dodici anni, faceva già parte della banda del paese. Verso la fine degli anni Settanta arrivò l’incontro con il jazz d’avanguardia: i concerti di Anthony Braxton, dell’Art Ensemble of Chicago e di Barry Guy segnarono un punto di non ritorno nei canoni espressivi che Angelo avrebbe fatto propri per tutta la sua carriera artistica.

A metà degli anni Ottanta entrò a far parte del Gruppo Contemporaneo, ensemble di culto del panorama underground del jazz italiano, insieme a Edoardo Ricci, Massimo Falascone, Stefano Bartolini, Guido Mazzon, Roberto Del Piano e Filippo Monico. Era il 2018 quando il Gruppo Contemporaneo si riunì presso il grattacielo Alitalia di Milano per la quarta edizione del TAI Fest, riproponendo una partitura che Misha Mengelberg aveva affidato all’ensemble anni addietro. In un edificio occupato, davanti a pochissime persone, in gran parte gli ultimi e i dimenticati della società (ma nel pubblico si notava con piacere la presenza di Roberto Masotti), il Gruppo Contemporaneo suggellava il festival con un’interpretazione vibrante e profondamente sentita, tanto sul piano musicale quanto su quello sociale.

Ed erano proprio questi due fili conduttori a definire il senso della vita di Angelo Contini: un musicista attento, generoso, militante. Aveva particolarmente a cuore la causa dei più deboli e cercava di portare conforto nelle loro vite donando sé stesso e la propria musica, creando momenti di ascolto e di condivisione autentica. Oltre al trombone, si era specializzato nell’uso di strumenti affini al suo timbro d’elezione: conchiglie, serpentone, didjeridoo e corno alpino facevano parte del suo arsenale pacifico. Suonava per ragazzi con disabilità, nei centri sociali, ed era sempre dalla parte degli ultimi. Pacifista convinto, in una delle sue ultime esibizioni in solo a Palazzo Farnese, a Piacenza, aveva richiamato i presenti a una riflessione esplicita: auspicava un aumento del numero di fabbriche di tromboni in luogo di quelle dedite alla produzione di armi.


Dal punto di vista musicale, non si può dimenticare il suo impegno nell’organizzazione delle attività del Cantiere Simone Weil, piccola ma preziosa associazione culturale piacentina che per anni ha animato la scena del capoluogo di provincia emiliano. Insieme ad Artemio Cavagna, Guido Lavelli e Gianni Mimmo, spinti da una passione irrefrenabile, organizzò concerti con ospiti illustri per gli appassionati di musica spontanea e improvvisata: Harri Sjöström, Andrea Centazzo, Cristiano Calcagnile, Martin Mayes, Lino Capra Vaccina, Vinny Golia, Evan Parker, Viv Corringham, Lisa Mezzacappa e molti altri.



Altri due progetti ai quali teneva profondamente furono il duo con Pasquale Lino Liguori, con cui incise l’album «Siderale» nel 2024, e «Under an Endless Sky», presentato dal regista piacentino Francesco Paladino ad Angelica, con Dorothy Moskowitz & United States of Alchemy. Situazioni musicali differenti, quasi agli antipodi, nelle quali Angelo seppe sempre offrire il proprio contributo con impegno, ascolto e profonda umiltà.
Angelo Contini è stato la dimostrazione vivente che ogni artista e, in fondo, ogni essere umano, piccolo o grande che sia, può incidere nella società attraverso le proprie azioni. La sua musica, la sua coerenza e il suo esempio restano un patrimonio condiviso che continuerà a risuonare nel tempo.