Umbria Jazz Clinics : rinvio a luglio 2022. Intervista a Giovanni Tommaso

Parliamo con il direttore artistico dell’Umbria Jazz clinics del rinvio e delle novità per il 2022 del Berklee Summer School at Umbria Jazz.

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Giovanni, la Fondazione Umbria Jazz ha comunicato che l’edizione delle clinics di Umbria Jazz si terranno dal 5 al 17 luglio 2022. Sembra che l’istituzione di Boston non abbia voluto rischiare, vero?
Il college di Boston segue le proprie regole, le regole stabilite dal governo statunitense, così come noi. Dopo una serie di accertamenti e di indagini, stimano che fino a settembre 2021 i limiti di sicurezza sono ridotti e, quindi, prevedono fino a quella data di non svolgere attività all’estero. Ovviamente, noi siamo penalizzati, perché le clinics si tengono a luglio; ragione per cui abbiamo dovuto spostare il tutto a luglio 2022. Ci teniamo moltissimo, perché nel 2020 avremmo dovuto festeggiare il trentacinquesimo anno di sodalizio con il Berklee; purtroppo anche quest’anno non potrà tenersi, quindi l’attesa diventa sempre più crescente: l’edizione 2022 sarà un’edizione veramente speciale e le novità saranno comunicato nel corso del tempo.

A proposito dei festeggiamenti per la trentacinquesima edizione saranno procrastinati. Te la sentiresti di fare un bilancio delle clinics fino ad ora?
L’avventura con il Berklee è iniziata con un viaggio di Carlo Pagnotta e me a Boston, proprio per negoziare un accordo. Le ragioni per cui questo gemellaggio dura da così tanto tempo sono molteplici: innanzitutto, la serietà del college statunitense alla quale corrispondeva il nostro entusiasmo di portare in Italia un’attività didattica che, seppur breve, unica nel mondo. Posso farti giusto qualche nome di grandi della musica che hanno conseguito il diploma al Berklee: Quincy Jones, Pat Metheny, Gary Burton – che ha anche ricoperto la carica di preside del college -, Joe Zawinul, Bill Frisell, Jim Hall, Joe Pass. La loro didattica è super consolidata; infatti, i musicisti che vengono a Perugia e partecipano ai corsi, sono i primi a poter toccare con mano la differenza e un miglioramento del loro livello musicale, sia tecnico che concettuale, nel giro di due settimane. Poi, il Berklee, dopo qualche anno durante il quale ci siamo studiati a vicenda, ha deciso per l’emissione di borse di studio. E, con il passare del tempo, la somma destinata ai meritori, è diventata sempre più pingue: lo scorso anno (anche se i corsi non si sono tenuti causa restrizioni COVID-19) la somma stanziata era di due milioni di dollari. Molti studenti che hanno vinto la borsa di studio non tornano più in Italia, con dolore dei genitori. Alcuni di loro trovano spazio nello stesso college come docenti, altri si trasferiscono a New York. Due anni fa sono andato a Boston per negoziare con il presidente, Roger Brown, il rinnovo del contratto tra Umbria Jazz e il Berklee. All’uscita dell’edificio sono stato raggiunto da diversi studenti italiani, oramai stabilmente a Boston, che mi hanno accolto festosamente e hanno detto: «Maestro, lei ci ha cambiato la vita!». In particolare, c’era un contrabbassista il cui nome, purtroppo, non ricordo, mi annunciava che era diventato docente della cattedra di contrabbasso. Altri, come dicevo, preferiscono trasferirsi a New York, come il chitarrista Pasquale Grasso e qui ha avuto un successo enorme.

In base a quali criteri vengono assegnate le borse di studio?
Il primo passaggio della procedura è online; la domanda viene esaminata e tra quelli che ne hanno fatto richiesta si fissa un colloquio. Poi, i docenti dei corsi estivi fanno una valutazione apposita, visto che hanno avuto l’opportunità di conoscerli per due settimane. In seguito, viene fatta un’altra audizione, c’è un’ultima prova per decidere delle borse di studio della durata quadriennale. Le borse di studio variano da alcuni corsi estivi della durata di cinque settimane a quelle semestrali e, poi, fino ai quattro anni utili per la laurea.

Quali spese coprono le borse di studio?
Coprono il costo della frequenza ai corsi. Infatti, una condizione essenziale è che lo studente o la sua famiglia possano garantire la permanenza dello studente a Boston. Il college ha la disponibilità di alloggi a prezzi contenuti, oppure mette in contatto gli studenti con persone che affittano alloggi o stanze in immobili ubicati presso la sede della Berklee.

Avete vagliato anche delle soluzioni alternative al Berklee per l’estate 2021?
Abbiamo valutato diverse possibilità. Vedi, l’atmosfera del festival, della città di Perugia, il numero di studenti stranieri presenti in Italia, le numerose jam session dedicate agli studenti dei corsi, determina anche la nascita di amicizie o sodalizi professionali. Non potevamo inventarci niente per competere a tutte queste attrattive. Allora, anche per onorare il prestigio che ci siamo costruiti in questi anni – in trentaquattro anni abbiamo avuto all’incirca diecimila partecipanti – abbiamo ritenuto che fosse più giusto saltare un altro anno, seppur a malincuore.

Ti risulta che il college di Boston abbia accordi con altre istituzioni europee?
Loro hanno altre collaborazioni, ma nessuna del tipo messo a punto da Umbria Jazz e, senza dubbio, non elargiscono somme di denaro così consistenti. Da qualche anno vi è una sede, piccola, a Valencia. Tant’è che è prevista tra le borse di studio, anche un anno di frequenza a Valencia.

Quali sono gli aspetti peculiari della didattica Berklee?
C’è qualcuno dei musicisti dell’avanguardia che critica il metodo Berklee perché standardizzerebbe i livelli formativi degli studenti. Non è assolutamente vero. Il sistema Berklee dà dei risultati sicuri, sia da un punto di vista della tecnica strumentale, che cognizioni di teoria musicale che sono così efficaci che, quando escono dal college, sono dei grandi professionisti. Qualcuno confonde volutamente le acque: il musicista la personalità se la deve creare; il metodo didattico ti serve per poterti formare una personalità, uno spessore artistico personale.

Ci saranno novità rispetto alle scorse edizioni?
E’ ancora presto per parlarne, perché stiamo elaborando delle novità, anche come festeggiamento e come compensazione per i due anni di astinenza. Abbiamo deciso di elaborare le idee insieme al Berklee e di pubblicizzarle partendo da oggi e fino al 2022. Vogliamo fornire tutte le novità gradualmente.

Giovanni & Jasmine Tommaso

Giovanni, a parte la didattica a cosa stai lavorando ora?
Musicalmente parlando sono vittima del COVID! Non ho contratto il virus, fortunatamente, ma nel dicembre 2019 feci un concerto all’auditorium Parco della Musica di Roma per un progetto denominato As Times Goes By che sottolinea la velocità del tempo che io sto vivendo: invecchiando il tempo va più veloce, e anche perché è un lavoro a quattro mani perché canta mia figlia Jasmine: è anche una celebrazione della nostra collaborazione artistica. L’intesa con l’etichetta del parco della musica era diretta a pubblicare il disco in occasione dei miei ottant’anni (compiuti a gennaio 2020). Purtroppo, però, per via del distanziamento e delle altre restrizioni, non è stato possibile registrare; poi, altre vicissitudini che lo hanno bloccato. Sembra, però, che nelle prossime settimane potrà concludersi il tutto. In questo anno di rallentamento del lavoro, ho portato a termine il mio libro: un’autobiografia che avevo iniziato quando avevo cinquant’anni e che avevo scritto sempre con il contagocce. Tra le proposte ho scelto l’editore Albatros per la sua serietà e mi ha garantito un’ottima distribuzione. Non è solo un libro autobiografico, perché racconto anche storie della guerra e del dopo guerra: spaccati della società italiana. Il titolo è Abbiamo tutti un blues da piangere e, se tutto va bene, dovrebbe uscire a marzo di quest’anno.
Alceste Ayroldi