Non è soltanto un festival musicale. La trentaseiesima edizione di Udin&Jazz, illustrata oggi a Udine alla presenza delle istituzioni che sostengono la manifestazione, assume la forma di una presa di posizione culturale sul presente. A fare da asse concettuale all’intera edizione è “Stay Human”, una bussola che guiderà l’intero percorso, dal 2 al 18 luglio, e che invita a interrogarsi sul significato dell’umanità in un tempo segnato da accelerazione tecnologica, polarizzazione sociale e crescente impoverimento delle occasioni di incontro reale.
Da oltre tre decenni il festival ideato e diretto da Giancarlo Velliscig occupa una posizione peculiare nel panorama nazionale: non come semplice aggregazione di prestigiose presenze internazionali, ma come progetto capace di generare connessioni, componendo un mosaico artistico nel quale convivono poetiche, generazioni e visioni profondamente differenti.

Una prospettiva che trova riscontro nelle parole dello stesso Velliscig, che individua nella musica uno strumento per «portare sensibilità e umanità» in un’epoca attraversata da conflitti, disuguaglianze e nuove forme di alienazione. È in questa visione che si riconosce l’identità più profonda di Udin&Jazz: considerare la musica non come un prodotto da consumare, ma come una pratica di conoscenza capace di dischiudere nuove prospettive sul mondo e sulle sue contraddizioni…

La presenza di Pat Metheny nell’anteprima da tutto esaurito, salito sul palco del Castello di Udine il 2 luglio, ha conferito immediatamente una precisa fisionomia artistica al festival. Con il progetto “Side-Eye III+”, il chitarrista americano prosegue il suo percorso di dialogo con le nuove generazioni di musicisti che ha fatto del concerto uno spazio di contaminazione tra percorsi e sensibilità diverse. Una prospettiva che ben sintetizza la vocazione di Udin&Jazz: coniugare memoria e innovazione senza trasformare la tradizione in un esercizio di conservazione.

La volontà di leggere la storia non come repertorio immutabile, ma come risorsa capace di continuare a generare significati emerge con particolare evidenza nell’omaggio a Miles Davis nel centenario della nascita. Il 15 luglio Marcus Miller porterà a Udine “We Want Miles!”, progetto che riporta al centro una delle più radicali operazioni di riscrittura del linguaggio jazzistico del secondo Novecento, osservata dalla prospettiva privilegiata di chi ne fu protagonista. Bassista, compositore e produttore, tra i principali artefici dell’ultima stagione davisiana, Miller fu tra i protagonisti dell’ultima stagione davisiana, partecipando direttamente alla concezione di opere come “Tutu” e “Amandla”, condividendo con Davis la paternità di “Siesta”, lavori in cui l’improvvisazione dialogava con il funk, l’elettronica, i sequencer e le nuove tecnologie di produzione, dando vita a un lessico musicale inedito per il jazz dell’epoca. Ad affiancarlo saranno Mike Stern, Bill Evans e Mino Cinelu, musicisti che non si limitarono a transitare nell’orbita davisiana, ma parteciparono attivamente alla costruzione di quella fase artistica, contribuendo dall’interno ad ampliare le possibilità espressive del jazz elettrico dell’epoca.
L’edizione 2026 guarda però soprattutto al futuro. È il caso di Jacob Collier, atteso il 14 luglio all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro insieme alla Naonis Orchestra diretta da Valter Sivilotti. Polistrumentista, arrangiatore e innovatore tra i più dirompenti della sua generazione, Collier rappresenta una delle espressioni più avanzate della musica post-genere, in cui complessità armonica, poliritmia e cultura partecipativa convergono in una concezione aperta e relazionale della prassi musicale. L’incontro con la Naonis Orchestra si configura come un interessante terreno di confronto tra scrittura accademica e pratiche compositive non convenzionali.

L’idea di relazione permea anche molte altre proposte del cartellone. Le sonorità afro-mandinghe e mediterranee di Baba Sissoko dialogheranno con il funk elettrico di Nik West; la visionaria irrequietezza musicale del bassista statunitense MonoNeon offrirà una delle declinazioni più eccentriche e imprevedibili della black music.
Accanto alle molteplici declinazioni della musica nera si colloca anche la lezione di Kurt Rosenwinkel, la cui influenza sulla chitarra jazz degli ultimi decenni appare ormai difficilmente contestabile. Il programma accoglie inoltre personalità come Francesco Bearzatti, Roberto Ottaviano, Antonio Forcione, Danilo Gallo e Matteo Mancuso, interpreti di percorsi artistici differenti che testimoniano la pluralità di approcci e visioni oggi presenti nel jazz italiano.
Particolarmente interessante appare la volontà di costruire connessioni tra dimensione internazionale e realtà locali. Dalla Spili Young Jazz Band al Kormôr Jazz Collective, fino alla presenza di numerosi musicisti del territorio, il festival continua a considerare la crescita culturale come un processo condiviso e non come una semplice importazione di modelli artistici dall’esterno.
Accanto ai concerti, il festival proporrà inoltre incontri con il pubblico, occasioni di approfondimento e iniziative diffuse che accompagneranno il percorso della manifestazione, contribuendo a consolidarne il ruolo di presidio culturale attivo ben oltre il calendario degli spettacoli.
In un contesto globale segnato da conflitti, tensioni sociali e nuove forme di isolamento, il messaggio di “Stay Human” assume così un significato che va ben oltre la programmazione artistica.
La musica, in fondo, non modifica il corso della storia. Non arresta le guerre, non colma le disuguaglianze, non risolve le fratture del presente. Può però fare qualcosa di più sottile e forse altrettanto necessario: ricordarci che esiste sempre uno spazio in cui l’altro non è una minaccia, ma una possibilità.
È ciò che accade nel jazz da oltre un secolo. Nessuna voce prevale definitivamente sulle altre; ciascuna trova senso soltanto nella relazione che riesce a costruire. È una lezione musicale, certo, ma prima ancora una lezione umana.
Forse il compito dell’arte non è illuminare il cammino, ma impedirci di abituarci al buio. Continuare a generare stupore quando tutto sembra prevedibile, immaginazione quando tutto appare già deciso. E ricordarci che la bellezza non è una risposta ma una forma di resistenza.
Programma completo e info tickets al sito https://www.euritmica.it/festival-rassegne/udinjazz/udinjazz-2026/
Il cartellone di Udin&Jazz 36° edizione
UDINE 2 > 18 luglio 2026
giovedì 2 luglio 2026
ore 19:00 – Corte Morpurgo
KORMÔR JAZZ COLLECTIVE
ore 21:30 – Piazzale del Castello
PAT METHENY – Side Eye III+
giovedì 9 luglio 2026
ore 19:00 – Parco Moretti
JONI… BEYOND BLUE. Lorena Favot sings Joni Mitchell
ore 21:30 – Corte Morpurgo
KURT ROSENWINKEL GROUP – The Remedy Tour
venerdì 10 luglio 2026
ore 19:00 – Parco Moretti
FRANCESCO BEARZATTI – The Peace Concert
ore 21:30 – Giardini Loris Fortuna
MATTEO MANCUSO – Route 96 Tour
sabato 11 luglio 2026
ore 19:00 – Parco Moretti
THE DORF MEETS SPILI YOUNG JAZZ BAND
ore 20:30 – Piazzale del Castello
BABA SISSOKO – Mediterranean Blues
ore 22:00
NIK WEST BAND
lunedì 13 luglio 2026
ore 19:00 – Corte Morpurgo
SAMBEI NO JAZZ – Denise Dantas
ore 21:30 – Giardini Loris Fortuna
THE GENERAL (1926) di Buster Keaton con la ZERORCHESTRA
martedì 14 luglio 2026
ore 21:30 – Arena Alpe Adria Lignano Sabbiadoro
JACOB COLLIER with NAONIS ORCHESTRA
mercoledì 15 luglio 2026
ore 19:00 – Corte Morpurgo
DANILO GALLO TRIO – The Last Coat Of Pink
ore 21:30 – Piazzale del Castello
MARCUS MILLER project WE WANT MILES!
giovedì 16 luglio 2026
ore 19:00 – Corte Morpurgo
ANTONIO FORCIONE – Sketches of the World
Opening MICHELE PIRONA
ore 21:30 – Corte Morpurgo
ROBERTO OTTAVIANO – Dark Sides
venerdì 17 luglio 2026
ore 19:00 – Loggia del Lionello
OCHO RIOS
ore 21:30 – Piazzale del Castello
MONONEON
sabato 18 luglio 2026
ore 19:00 – Corte Morpurgo
MARCO BIANCHI & U.T. GANDHI – Dialoghi
ore 20:30 – Loggia del Lionello
FROST JAZZ ORCHESTRA – MIAMI
