Nel 2005 mi fu chiesto di realizzare un servizio fotografico con Sonny Rollins e pensai di scattargli delle foto che, da fan della sua musica, avrei voluto vedere legate alla famosa e leggendaria storia in base alla quale Rollins andava a esercitarsi sul Williamsburg Bridge durante il famoso periodo di pausa dalle esibizioni pubbliche, durato dall’estate del 1959 fino alla fine del 1961. La storia di Sonny che si esercitava sul ponte di Williamsburg di notte è una delle storie romantiche più famose del jazz. Per quanto pensassi che sarebbe stato meraviglioso fotografare Sonny con il ponte di Williamsburg sullo sfondo, non ero sicuro che l’idea potesse piacergli. Quando gli parlai al telefono, con mia grande sorpresa lui mi disse che la riteneva una «idea meravigliosa» e si mostrò entusiasta all’idea di farsi fotografare assieme al ponte.
Un giorno, attraversando il ponte, Sonny pensò che quello sarebbe stato il luogo perfetto dove esercitarsi per evitare di disturbare la moglie incinta di un vicino. Una volta lì, si rese conto di poter suonare con totale libertà. Disse che era esattamente ciò che stava cercando: un luogo appartato dove poter suonare a tutto volume quanto voleva. Adorava esibirsi accompagnando i suoni della città — le sirene antinebbia e i treni — e spesso trascorreva 15–16 ore al giorno lassù, con la sensazione di poter rimanere lì per sempre. Essere così vicino al cielo gli dava un senso di libertà profondo, quasi spirituale. A Sonny piaceva il modo in cui il suo sassofono si fondeva con i suoni ambientali della città: le barche che passavano sotto, le auto che sfrecciavano e la metropolitana che attraversava il ponte creavano uno sfondo perfetto e fortuito che gli permetteva di immergersi profondamente nel flusso del suo subconscio.

Spiegai a Sonny che il ponte era stato ristrutturato da quando lui ci suonava e che la configurazione della passerella dove si era esercitato era piuttosto diversa, quindi, invece di posizionarci sul ponte, pensai di trovare un luogo in cui il ponte fosse alle sue spalle. Lui fu d’accordo e fissammo una data. Tuttavia, con l’avvicinarsi della data, il tempo sembrava sempre meno favorevole, con la probabilità al cento per cento che piovesse proprio il giorno del servizio fotografico. Chiamai Sonny due volte cercando, senza successo, di convincerlo a riprogrammare per un’altra data. Ogni volta che lo chiamavo, Sonny rideva e diceva: «Sai che credo di avere un rapporto speciale con gli dei del tempo. Non preoccuparti, andrà tutto bene». Il giorno del servizio, le previsioni meteorologiche annunciavano violenti temporali con venti fortissimi e tuoni proprio nell’ora prevista per il servizio fotografico. Temevo che il tempo avrebbe reso impossibile lo shooting. Per un’ora e mezza prima che Sonny arrivasse sul posto, la pioggia continuò a cadere così violentemente da creare piccoli fiumi sul terreno intorno a me e alla mia troupe. Il Williamsburg Bridge era completamente scomparso dalla nostra vista, il che ci rendeva estremamente preoccupati. Ci riparammo dalla pioggia all’interno dell’auto, ma arrivò addirittura la polizia che ci chiese di abbassare il finestrino. Temevamo che ci dicessero di andarcene, dato che eravamo parcheggiati illegalmente sull’erba, dove le auto non sono ammesse, ma in realtà gli agenti furono estremamente cordiali. Ci spiegarono che l’ultima volta che avevano visto un’auto parcheggiata proprio dove ci trovavamo noi, al suo interno c’era un cadavere, quindi stavano solo controllando che fossimo tutti al sicuro.
Quando Sonny arrivò con la sua stretched limo, la pioggia cessò come per miracolo. Sembrava una situazione improbabile, quasi inquietante – proprio come aveva previsto lui. Sonny appariva assai dignitoso, quasi misticamente solenne, vestito in modo impeccabile con un cappotto nero e una sciarpa di seta italiana bordeaux. Fu buffo pensare che persino il Dio del sassofono amasse i bei vestiti, le sciarpe e le scarpe italiane!
Per lo scatto Sonny si mise in piedi, sovrastando il ponte come Zeus sulla cima di una montagna. Una volta giunto sul posto, iniziò immediatamente a improvvisare con il suo sassofono. Si girava in diverse direzioni per testare il suono che gli tornava indietro, intrecciando motivi potenti, gloriosi e spontanei – imitando le sirene da nebbia e i rimorchiatori di un lontano passato o verificando come le potenti note gravi risuonassero nel vento in riva all’acqua. Sonny sembrava infinitamente creativo e fantasioso, citando melodie familiari e ignorando completamente chiunque e qualsiasi cosa gli stesse intorno.

Credo che in quel momento Sonny si fosse completamente dimenticato di trovarsi sul set di un servizio fotografico. Un piccolo gruppo di persone uscì dagli edifici adiacenti per ascoltarlo suonare, in silenzio, come se fossero a un concerto privato. Nessuno si prese la briga di chiedere chi fosse, ma la statura di Sonny e la sua padronanza della situazione erano evidenti a tutti i presenti. Pensiamo che la folla avesse capito che si trattava di un uomo che incarnava la vera grandezza creativa.
Inutile dire che ero entusiasta di fotografare Sonny e mi resi conto dell’importanza di quell’evento. Dopo averlo fotografato per quarantacinque minuti, Sonny risalì sulla sua limousine per andarsene e all’istante ricominciò a piovere a dirotto. Dovemmo riporre in fretta la nostra attrezzatura fotografica prima che si rovinasse.
Io e mia moglie Dena sapevamo che era stata una giornata magica.
Jimmy & Dena Katz
