Il Saint Louis College of Music. Intervista a Stefano Mastruzzi

Attivo dal 1976, vessillo dell’alta formazione in ambito musicale riconosciuto dal M.U.R., unisce l’attività didattica a quella concertistica, creando un forte legame tra le aule e il mondo del lavoro. Ne parliamo con il direttore generale.

918
Stefano Mastruzzi dirige BIM Orchestra, concerto dedicato ad Amedeo Tommasi con Federica Michisanti al contrabbasso e i pianisti Alessandro Lanzoni, Sade Mangiaracina, Vittorio Solimene

Buongiorno Stefano, piacere di rivederti sulle pagine di Musica Jazz. Tu dirigi il Saint Louis College of Music di Roma, scuola di alta formazione musicale storica in Italia, se si tiene conto che ha iniziato l’attività nel lontano 1976. Al contempo è molto sostenuta anche l’attività in ambito organizzativo, tenendo conto dei numerosi festival che promuovete e organizzate. Ritieni che tale ultima attività sia necessaria per una scuola di musica?
La produzione artistica, che sia concertistica o discografica, rappresenta il culmine di un percorso di alta formazione artistica.  Quest’ultima si differenzia dalla formazione di base e a carattere divulgativo proprio per l’aspetto professionalizzante cui tende e con tale professione pertanto ci si deve misurare sul campo. A tal fine il Saint Louis produce ogni anno festival jazz, residenze artistiche di respiro europeo, decine di concerti e pubblicazioni discografiche che testimoniano il percorso di sviluppo artistico svolto da ciascun diplomato e al tempo stesso costituiscono già voci importanti per i rispettivi curriculum.

In pratica, qual è il beneficio che ne possono trarre gli studenti da tale attività?
I nostri talenti si trovano più volte nel corso di ciascun anno accademico a condividere il palco al fianco di artisti di fama internazionale, in trio, in quartetto, in combo e large ensemble fino alla big band. Negli ultimi anni mi tornano in mente i concerti di Aaron Goldberg, Paolo Fresu, Kurt Elling, Jonathan Kreisberg, Vince Mendoza, Richard De Rosa, Lage Lund, Gabriele Mirabassi, Enrico Pieranunzi, Rosario Giuliani, Gianluca Petrella, Javier Girotto, Gegé Telesforo, … I ragazzi hanno realmente condiviso il palco con questi personaggi, impegnati in una attività professionale di straordinario livello artistico e molti di loro vengono successivamente ricontattati dagli stessi artisti e manager con cui hanno lavorato nel corso degli anni al Saint Louis; ne scovo di continuo di ex Saint Louis che, come per magia, ritrovo coinvolti nei progetti artistici di jazzisti nazionali affermati. E’ questa la vera missione di una Istituzione, formare e avviare davvero alla professione. Lo schema del musicista di jazz internazionale che fa capolino per una lezione tradizionale e poi se ne va è sinceramente anacronistico.

European Jazz’s cool 2022 – Casa Del jazz – 24 Ottobre 2022

Quali sono le rassegne che organizzate al momento?
Jammin’ è la rassegna annuale che teniamo tra Casa del Jazz e Auditorium Parco della Musica di Roma da quasi venti anni, portando sul palco i migliori progetti originali dell’anno accademico appena concluso. European Jazz’s Cool è invece una residenza artistica che coinvolge 15 talenti italiani selezionati fra gli studenti del biennio del Saint Louis e alcuni provenienti dai Conservatori italiani e 15 provenienti dai Conservatori europei partner del Saint Louis, una produzione originale che in una settimana dà vita a 6 progetti inediti, curati di volta in volta da artisti diversi, negli ultimi anni Anais Drago, Ramberto Ciammarughi, Alex Sipiagin, Paolo Damiani, David Linx. Between Jazz Festival di Piazza Armerina, una produzione per la Regione Sicilia che porta in rassegna progetti originali di contaminazione linguistica fra musica jazz e musica popolare mediterranea

Jammin’ mi sembra che sia la rassegna che più di altre vede in campo gli studenti del Saint Louis. Come è nata questa idea e come scegli gli artisti?
Nasce nel 2003-2004 in collaborazione con l’allora neonato Auditorium Parco della Musica di Roma. Gli artisti vengono selezionati durante tutto l’anno accademico, un lavoro da talent scout che si svolge davvero on the road, entrando di soppiatto nelle sale prova del Saint Louis, ascoltando le registrazioni demo di chi si propone, vivendo i live nei club romani come l’Alexanderplatz dove si esibiscono tutto l’anno i nostri ensemble di jazz.

In termini pratici, questa attività organizzativa ha una ricaduta positiva sull’attività di formazione?
Certamente, come ho spiegato prima ne costituisce una parte determinante, non esagero quando affermo che la preparazione è il 50% delle potenzialità di un musicista di jazz, il resto è la capacità di relazionarsi col pubblico, con i promotori e con gli altri musicisti.

Stefano, in ragione della tua grande esperienza. La situazione determinatasi in ragione del Covid ha cambiato il mondo della musica?
No, ha determinato un momento di oggettiva difficoltà per i musicisti, che si è protratto per oltre due anni. Certamente le composizioni che ho ascoltato (centinaia) in questi due anni risentono di un periodo decisamente cupo, ma è normale che sia così, la produzione artistica riflette la vita sociale del momento, sarebbe preoccupante non fosse così. Il mondo della musica sta evolvendosi profondamente e rapidamente per i progressi tecnologici, ma anche questo è il normale flusso della vita: con la nascita del grammofono si stravolse il mondo della produzione musicale, prima solo concertistica ed editoriale, il compact disc sembrava aver introdotto il punto di arrivo della perfezione acustica, ma è durato meno di venti anni, sostituito da file e musica liquida. Non si può arrestare il fenomeno e non avrebbe senso farlo, riflette i tempi dell’attualità in cui esistiamo e di cui rappresentiamo il tessuto sociale, tale fenomeno però lo si può comprendere, cavalcarlo e cercare di domarlo per farti condurre dove tu desideri arrivare e non viceversa.

Special Guest Teatro Eliseo Venerdì 16 giugno 2017 – Saint Louis Big Band special guest Vince Mendoza

Dal punto di vista amministrativo, giuridico e fiscale, pensi che l’Italia artistica abbia reagito bene e, soprattutto, avesse gli strumenti idonei per sopportare un evento drammatico come quello passato?
E’ facile cadere nella banale trappola del “sì, ma non è stato comunque abbastanza”; la vicenda ha più che altro portato in superficie l’inadeguatezza e a volte l’inesistenza di un tessuto lavorativo reale e concreto sul quale gli strumenti legislativi potessero avere effetti positivi distribuiti sull’intera filiera. È difficile riuscire a tutelare il mancato lavoro di musicisti che fiscalmente prima non sono mai esistiti o quasi. La colpa di ciò è imputabile a quel determinato musicista che preferisce suonare in nero perché in tal modo pensa di guadagnare apparentemente di più? È colpa di quel Club che preferisce risparmiare contributi enpals e ritenuta di acconto? E’ responsabilità dello Stato che, fatta eccezione per i musicisti da grandi numeri, opprime eccessivamente la categoria? E’ colpa della Siae che non riconoscendo il diritto di improvvisazione invece di retribuire il jazzista che suona un tema edito per 30 secondi e poi per 4 minuti improvvisa (composizione estemporanea) retribuisce solo compositori ed editori? Non essendo senza peccato non mi permetto di scagliare la prima pietra.

Visto che hai esperienze bilaterali (sia nell’organizzazione didattica che di eventi), come giudichi il management festivaliero-musicale italiano?
Molto ricco. Esistono Festival in tutti i Comuni di Italia, esistono reti di Festival Jazz come Jip e I-Jazz che ne raccolgono a decine, un’attività prolifica e a livelli qualitativi di altissimo rango e di respiro internazionale. Segnalo solo una endemica tendenza a coinvolgere i giovani talenti in quanto “costano meno” o, peggio, perché secondo alcuni brillanti direttori artistici dovrebbero suonare gratis in cambio della vetrina, non lo trovo giusto non solo eticamente ma anche in punta di diritto, specie da parte di Festival che beneficiano di sonori contributi pubblici.

E’ difficile trovare delle sedi adeguate per i festival di cui vi occupate?
Esistono luoghi perfettamente idonei come Auditorium e Casa del Jazz o come taluni Festival estivi. E’ invece molto complesso riuscire a portare i nostri jazz festival nelle periferie.

Come vengono finanziate le rassegne-festival di cui il Saint Louis si occupa?
Prevalentemente sono finanziate con fondi propri destinati alla produzione artistica. Talvolta, come nel caso di European Jazz’s cool c’è un cofinanziamento europeo e del Fus che copre il 60-70% dei costi, il resto è sempre a carico dell’Istituzione. In un articolo pubblicato su Milano Finanza nel 2015 hanno definito il Saint Louis “un esempio di attività di impresa culturale sana e competitiva sul terreno internazionale senza incidere di un euro sulle risorse pubbliche, un modello di imprenditorialità culturale dal know-how tutto italiano”.

Dopo tanti anni di militanza musicale e formativa, chi sono le star (o rising star) che sono sbocciate nel giardino del Saint Louis College?
Mi vengono in mente Federica Michisanti (Premio Top Jazz), Elisabetta Antonini (Top Jazz 2014), Caterina Palazzi (Top Jazz 2014) Leonardo Pruneti (primo premio Barga Jazz 2021 e 2022), Urban Quartet (premio giuria popolare Conad Jazz Festival a Umbria Jazz 2022), Vittorio Solimene (primo premio Paolo Randazzo), Francesco Diodati (Enrico Rava ensemble), Anna Bielli e i Threetops (Primo Premio Concorso “Tomorrow’s Jazz” di Venezia), Antonio Ottaviano (Premio Massimo Urbani 2022) e  poi Nicola Di Tommaso, Mario Nappi, Andrea Saffirio, Gianluca Massetti, Claudio Jr De Rosa, Laura Lala

I giovani prestano interesse al jazz?
Molto interesse verso il jazz attuale, molto meno verso quello del passato, oggi il jazz dei primi anni duemila già si considera passato…ma è un atteggiamento più che naturale, in qualunque ambito l’eroe da emulare è sempre distante una generazione o al massimo due.

In realtà, il pubblico dei concerti jazz è sempre più agée. A tuo avviso, cosa di dovrebbe-potrebbe fare per avvicinare di più i giovani al jazz?
Ri-portare il jazz nella televisione, nel cinema, nelle radio e adesso nelle serie. Sostituire nelle scuole, prima che sia tardi, il flauto dolce  e il solfeggio con la musica jazz, il cui approccio didattico assai meglio si presta a gruppi di studenti delle scuole elementari e medie e contribuisce seriamente allo sviluppo della musicalità, altro che solfeggio…

European Jazz’s cool 2022 – Casa Del jazz – 25 Ottobre 2022
Saint Louis European Ensemble special guest Daniela Spalletta

Stefano, quali sono gli obiettivi del Saint Louis College of Music e delle sue attività, per così dire, collaterali?
Formare e informare, divulgare e approfondire, promuovere e sostenere.

Cosa è scritto nella tua agenda di organizzatore-direttore artistico e didatta?
Apertura della quinta sede del Saint Louis su Roma con Auditorium annesso e relativa stagione concertistica permanente, inaugurazione della sede del Saint Louis a Milano nel 2023, pubblicazione di una collana editoriale divulgativa per la grande distribuzione libraria italiana, ma soprattutto apertura al pubblico del nostro meraviglioso Archivio del Jazz a Roma che riceve contributi (documenti, registrazioni e fotografie) da parte di tantissimi musicisti, giornalisti, saggisti come Enrico Pieranunzi, Marco Molendini, Adriano Mazzoletti, Bruno Tommaso e decine di altri sostenitori, un infinito work in progress che documenta la storia del jazz a Roma.
Alceste Ayroldi