Slowly Rolling Camera «Where The Streets Lead»

14391

AUTORE

Slowly Rolling Camera

TITOLO DEL DISCO

«Where The Streets Lead»

ETICHETTA

Edition Records


Se ci si vuole stupire è bene ascoltare questo trio parecchio allargato, in questa occasione. Stupirsi perché la band capitanata e fondata da Dave Stapleton, inventore e dominus della casa discografica britannica Edition, sa cosa significa fare musica senza utilizzare stupide barriere mentali. Il passato di questo gruppo parla chiaro attraverso la sua intensa discografia (attenzione: non ricca, perché non dispensano dischi come se fossero caramelle); collaborazioni con un parterre di musicisti che abbraccia ogni scibile musicale, e loro stessi pronti a declinare un nuovo verbo. E così accade anche in questa occasione, dove gli ospiti sono tanti e tutti forieri di belle novità. E le strade di Stapleton e soci ci portano in posti sempre diversi. Dal funk-rock-jazz psichedelico di You Are The Truth; all’ambient d’ampio respiro che si evolve in jazz, con gli archi a incorniciare le elettrificazioni asprigne e il soprano di Lockheart che va di fioretto e improvvisa sul tema principale di Where The Streets Lead. Lost Orbis è marchiata a fuoco dal gustoso assolo di Lockheart, questa volta al tenore, dal sinfonico periodare degli archi che giocano con i volumi sonori, dalla batteria che spezza tempi e ritmi rendendo scosceso l’andamento armonico del brano che acquista sempre più corpo, chorus dopo chorus. Arriva prepotente il bop di Chris Potter che falcia tutto in The Afternoon Of Human Life, sotto le tessiture elettroniche disegnate da Roberts, prima di cedere il vincastro a McCallum, che sciorina tutto il suo sapere rock e consegna il brano al lirismo metallico della parte conclusiva. Widest Possible Aperture è di tutt’altra pasta, con le armonie che si dispiegano lente dietro un ostinato pianistico delicato, prima di liberare la forza mordace del tenore di Lockheart e di una ritmica possente. Illuminate vede la flessuosa voce di Sachal Vasandani fare da colonna portante su sonorità limpide e chiare. Feels Like Fiction mette pace tra jazz, soul, funk e spruzzate di elettronica con tappeti di archi. E la conclusiva A Force For Good, dall’inizio onirico con le note pesate di Stapleton e il soffiato del tenore si evolve riservando belle sorprese, dispensate anche dalla tromba di Verneri Pohjola.
Ayroldi

 


DISTRIBUTORE

editionrecords.com

FORMAZIONE

Dave Stapleton (p., tast.), Deri Roberts (synth.), Elliot Bennet (batt.); ospiti: Verneri Pohjola (tr.), Mark Lockheart (ten., sop.), Chris Potter (ten.), Stuart McCallum (chit.), Jon Visanji, Jenni Curiel, James Toll, Victoria Stapleton (viol.), Linda Kidwell, Rob Tuson (viola),  Phil Daish-Handy, Lionel Handy (cello), Jasper Høiby (cb.), Sachal Vasandani (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.