ROOTS MAGIC SEXTET «Long Old Road»

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AUTORE

Roots Magic Sextet

TITOLO DEL DISCO

«Long Old Road»

ETICHETTA

Clean Feed


Colombo e Lo Cascio avevano fatto capolino nella precedente uscita dei Roots Magic, e quella buona intesa deve aver suggerito ai sei di lavorare assieme per realizzare un intero nuovo album. Il risultato è «Long Old Road», che conferma la bontà della decisione presa, perché il quarto capitolo del free & blues secondo Roots Magic evita di inciampare nel pericolo maggiore in agguato sin nelle premesse del progetto, ovvero, per esser chiari, il pericolo di ripetersi. A favore dell’impresa giocano due fattori determinanti: da un alto la bellezza e l’ampiezza del repertorio rivisitato, dall’altro la passione e la facilità d’invenzione che il quartetto/sestetto ha finora messo in campo, il tutto arricchito in quest’ultimo cimento da un numero di contributi originali maggiore rispetto alle precedenti uscite. La formula è ormai collaudata, il meccanismo perfettamente oliato, dimodoché le attese non vengono deluse perché l’alterazione, il rimodellamento e la reinvenzione dei brani altrui è sempre fonte di sorpresa, vuoi perché se ne accentua il piglio facendo leva sul ritmo (si ascolti When The Elephant Walks, di Kahil El’ Zabar, elegante e trottante al tempo stesso), vuoi perché si creano ad arte vuoti, assenze, sospensioni ottenendo maggiore astrazione. A chiudere il cerchio pensano poi gli interventi solistici, la firma personale apposta sui brani presi in esame. Quel che però stavolta più si ap[1]prezza è l’omogeneità con i brani composti dai Roots Magic, affini e concordanti con gli altri brani evidenziando buona scrittura ed espressione, il tutto rinvigorito dalla maggiore ricchezza sonora dovuta ai due innesti nell’organico. Si prendano per esempio proprio Long Old Road, che proviene dal repertorio di Bessie Smith, e Blue Lines dedicato a Muhal Richard Abrams. Spiritualità e ancestralità fluiscono dall’uno all’altro brano abolendo ogni distanza, disegnando un paesaggio sonoro rarefatto e il[1]luminato da un sole nero e dove regnano fierezza, dolore e calore umano. Nerbo, furore e rispetto sprigionano poi da Amber, dedicato a Abdul Wadud, altro brano originale di tutto rispetto per il piglio gagliardo e il procedere sicuro che fa il paio con la versione trascinante di Things Have Got To Change (di Cal Massey). La scoppiettante versione di Bullying Well (di Rosa Lee Hill) mostra forse meglio che altrove la capacità dei Roots Magic di ripensare le musiche che prediligono mentre tra gli originali, for[1]se la spunta la citata Blue Lines, ma è questione di lana caprina. Chiuso il capitolo quattro, chissà se in futuro si farà una capatina anche nel British blues nella sua stagione più in acido.
Fucile

pubblicata sul numero di maggio 2023 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

cleanfeedrecords. bandcamp.com

FORMAZIONE

Alberto Popolla (cl., b., banjo), Errico De Fabritiis (alto, bar.), Eugenio Colombo (fl., sop.), Francesco Lo Cascio (vib., perc.), Gianfranco Tedeschi (b.), Fabrizio Spera (batt., perc., zither).

DATA REGISTRAZIONE

Roma, ottobre 2022.