Penguin Café «Handfuls of Night»

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AUTORE

Penguin Café

TITOLO DEL DISCO

«Handfuls of Nights»

ETICHETTA

Erased tapes Records


Raccogliere un’eredità non è cosa semplice in generale, in musica è ancor più faticoso: i paragoni vengono fuori come funghi. Jeffes prende in mano il testimone del padre Simon e, da buon minimalista, sottrae al nome dell’ensemble l’Orchestra per sviluppare, con un’autonomia forte e chiara, un linguaggio bello e determinato. Lo spunto è sicuramente freddo, perché ci si muove dalle parti dell’Antartide, spedizione alla quale Arthur Jeffes ha preso parte – con il movimento Greenpeace al seguito – per denunciare ai molti sordi la situazione in cui versa il Polo Nord. Qualche pezzo di ghiaccio aleggia anche nella musica della Penguin Cafe, ma è quel freddo che fa bene alle ossa e all’umore. I brani sembrerebbero venti, ma la metà di loro sono didascalie vocali: qui non si accusa nulla o nessuno, è tutto implicito. La musica arriva come una vibrazione ventricolare, il pianoforte minimalista di Jeffes ammanta di calore Winter Sun, con rapidi colpi di mano che sussultano. S’ode l’alba. D’altro canto, tutto il disco è una sinestesia. Chinstrap è dolce come la più bella alba, gli accordi di Codling alla chitarra acustica si muovono sulle trame tessute dagli archi, mentre il crescendo della melodia ricopre gli spazi sonori. La sovrapposizione di ostinati di Chapter è sinuosa, con le percussioni che fanno da tappeto, ricoprono le onde sonore del pianoforte supportandole e gli archi aprono scenari inaspettati. Antico e moderno si abbracciano in Adelie, con l’elettronica che crea paesaggi innevati, mentre archi, pianoforte e contrabbasso riscaldano tempi e armonia. Il cammino verso l’Antartide sarà stato lungo e faticoso, ma Jeffes e questi sodali lo lasciano scorrere con gioiosità struggente: At The Top Of The Hill, They Stood è un armonioso pedale del pianoforte, toccato con magistrale classicismo da Jeffes, mentre la melodica accenna ritmo e melodia. Torna la delicata elettronica in scena con Phytagoras On The Line Again, sempre infoltita dal pianoforte e dagli archi in seconda istanza. Irrompono le visioni filmiche in The Life Of Emperor con sovrapposizioni armoniche, tra pianoforte e archi, di particolare intensità e un dosaggio del volume sonoro dall’effetto teatrale. Tema che si ripete, con maggiore ispirazione drammatica, in Gentroo Origin, mentre pause, silenzi e note pesate la fanno da padrone in Midnight Sun. Le gioiose, scoppiettanti note ripetute di More Milk chiudono un concept-album intenso, avvolgente, dalla musicalità senza indirizzi di genere.
Ayroldi

Pubblicata sul numero di agosto 2021 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

erasedtapes.com

FORMAZIONE

Formaz. complessiva: Arthur Jeffes (p., harmonium, perc., melodica), Des Murphy (org., vib.), Neil Codling (chit., elettronica), Oli Langford (vl., viola), Rebecca Waterworth (cello), Andy Waterworth (cb.), Cass Browne, Darren Berry (perc.), Vicent Greene (dir.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.