Pat Metheny «Side-Eye NYC (V1.IV)»

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AUTORE

Pat Metheny

TITOLO DEL DISCO

«Side-Eye NYC (V1.IV)»

ETICHETTA

BMG


Da qualche anno a questa parte Metheny ci ha abituato a svariati cambi di abito. Fatti non solo di musicisti che si avvicendano al suo fianco, ma da sonorità sempre diverse. Dal solitario Orchestrion al PMG rinnovato, al quartetto, al duo con Ron Carter. Il chitarrista del Missouri sembra sia alla ricerca del suo personale «Centro di gravità permanente». E lo fa seguendo al sua consueta filosofia di vero sperimentatore di suoni. In trio Metheny aveva già dato più volte prova di sapere ciò che vuole: voler mantenere costante il suo suono riconoscibile al primo attacco. E anche qui non si smentisce, seppur al suo fianco si allinea il robusto organo Hammond di Francies, capace di tirare fuori sonorità anni Cinquanta-Sessanta e involarsi in assolo forbiti e attenti. Le invenzioni ritmiche di Harland tengono bene il passo e fomentano il jazz da memoires che Metheny costruisce riga dopo riga. Se le cavalcate armoniche perfettamente scolpite della lunga e bella suite It Starts When We Disappear fa saltare giù dalla poltrona pensando a una reunion del PMG, il seguito – rigorosamente dal vivo – apre una nuova dimensione metheniana. Tant’è che tale svolta arriva con la riedificazione di Better Days Ahead, dove la batteria di Harland si fa sentire e Metheny rilegge i passaggi della melodia lasciando più aperte le note. Serpeggia l’idioma pre-soul anche quando l’Hammond fa il basso in Timeline (brano che Metheny scrisse per Michael Brecker e che nella primigenia incisione vedeva Elvin Jones alla batteria). Tutto è più essenziale e, seppur il tocco del leader rimane inequivocabile, la marca Francies-Harland si fa sentire. Così Bright Size Life acquista una nuova dimensione, pur nella sua illuminante visibilità: l’hammond di Francies l’avviluppa nelle sue spirali cincischiando anche nella zona di confine dell’accompagnamento gospel. In Lodger si ascolta più rock di quanto se ne immagini: sembra di toccare con mano un disco di quelli tosti degli anni Settanta. Pesca ancora dal suo primo album da leader, «Bright Size Life», tirando fuori Sirabhorn. E dall’album dei ricordi arriva anche Turnaround, di Ornette Coleman. Qui si ascolta un vertiginoso botta e risposta con Harland, che vale la pena anche di un secondo immediato ascolto. Così come per l’incipit anche l’epilogo Zenith Blue è fresco di novità, a forma di suite complessa e lucente come Metheny ci ha abituato, e con la chitarra synth che spadroneggia.
Alceste Ayroldi


DISTRIBUTORE

Warner

FORMAZIONE

Pat Metheny (chit.), James Francies (org.), Eric Harland (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.