Pat Metheny «Dream Box»

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AUTORE

Pat Metheny

TITOLO DEL DISCO

«Dream Box»

ETICHETTA

BMG Records


Da qualche tempo a questa parte (diciamo dallo scioglimento ufficioso del PMG e dalla fine del sodalizio con Lyle Mays), Pat Metheny girovaga sui trii, quartetti e solipsistiche orazioni, alla continua ricerca del suono perduto, delle armonie e melodie perdute. Tant’è che nell’ultimo album con il suo ultimo sodalizio («Side Eye NYC V1», con James Francies ed Eric Harland) declina il verbo di quello che fu lo splendente PMG degli anni Ottanta e Novanta. Però, quando naviga in alto mare da solo (fatta eccezione per «Orchestrion»: un episodio che è servito solo ai più nostalgici per piangere sul feretro del Pat Metheny Group), il chitarrista del Missouri sa cosa dire e cosa fare: e come far emozionare i suo aficionados, e non solo.

«Dream Box» è il terzo episodio di Metheny e la chitarra, dopo «One Quiet Night» e «What’s It All About», con la chitarra baritona. E il Nostro ha un timbro che lo rende riconoscibile dopo una sola nota: tanto che imbracci la baritona, quanto la chitarra synth o la Gibson Es-175. «Dream Box»  racchiude nove brani per un totale di circa 55 minuti (Metheny non ha mai il braccino corto quando si parla di durata di dischi e concerti); nove brani, quelli preferiti da Metheny a suo dire, in soliloquio che creano un variegato zibaldone: da grandi classici con I Fall In Love Too Easily, qui riletta, rimodulata, carica di sinuosi legati e di sospensioni aeree, a Morning de Carnaval, alias Manhã de Carnaval, che ci ricorda la passione del Nostro per tecnica e sonorità brasiliane. From The Mountains è stato anche il primo singolo estratto da questo album, che fa parte – come le altre – delle c.d. tracce ritrovate da Metheny, ascoltate durante uno dei suoi lunghi tour. Qui chitarra elettrica e acustica si sovrappongono, si inseguono, si doppiano in fraseggio scintillante e suadente. Il tesoro nascosto del vincitore di ben venti Grammy Award prosegue con Ole & Gard, che apre alla memoria dei tempi che furono, rievocando nella melodia i suoi brani immarcescibili: quelli che hanno fatto emozionare intere generazioni di appassionati di buona musica. The Waves Are Not The Ocean porta alla memoria, nel suo sognante periodare, le atmosfere saporite del connubio con Charlie Haden. Mai titolo è stato più azzeccato (non solo da Metheny): la scatola dei sogni del blasonato chitarrista prosegue con Never Was Love, attinta dal bagaglio del pianista di Kansas City Russ Long e si chiude con un altro pezzo di poesia incorniciato dalle note: Clouds Can’t Change The Sky, che evidenzia ancor più il gusto della miniatura di Metheny.
Un disco consigliato a tutti, senza distinzione alcuna. Anche a chi dice che il jazz vero è solo quello carico di groove e assoli torrenziali.
Ayroldi


DISTRIBUTORE

Warner

FORMAZIONE

Pat Metheny (chit.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.