Maria Pia De Vito – Patrice Héral «Tumulti»

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AUTORE

Maria Pia De Vito – Patrice Héral

TITOLO DEL DISCO

«Tumulti»

ETICHETTA

Mpdv records


I lettori della rivista conoscono bene Landrus, che è stato seguito attentamente negli ultimi anni, attraverso le multiformi manifestazioni del proprio talento (del quale si può indicare, a sintesi, l’eccellente «Generations», del 2017, per organico esteso, ma che ha prodotto molti dischi di sicuro valore, nel corso di quasi venti anni di carriera, per una discografia che conta una decina di titoli). Il fiatista dà ora alle stampe l’ennesima opera destinata a rinforzare la sua dimensione di artista poliedrico: virtuoso dei propri strumenti, sapiente compositore e organizzatore dei propri gruppi, sempre ricomposti secondo architetture diverse. Forse, se si volesse riflettere su un certo limite di visibilità ai massimi livelli di pubblico, dovremmo concludere che tale diversificazione, e soprattutto una certa attitudine da maverick, non gli abbiano giovato. L’album in commento vede all’opera un quartetto stellare (una ritmica che metta in fila Hersch, Gress e Hart non è cosa da tutti i giorni), rinforzato all’occasione dalla tromba di Rodriguez e da un quartetto d’archi (a confermare le doti di «costruzione» e di bandleading). In scaletta tredici brani, con dieci originali del leader, due pezzi di Monk e Invitation, di Bronislaw Kaper. Gli arrangiamenti sono in gran parte condivisi con Robert Livingstone Aldridge (che del disco è anche produttore, insieme a Herschel Garfein, a suo tempo coautore con Hersch di «My Coma Dreams»). Landrus sa plasmare la propria musica alla perfezione, creando impasti timbrici all’insegna della raffinatezza, che assecondano la sua perizia strumentale al baritono (soprattutto) e al clarinetto basso (si ascolti Round Midnight, in solo). Sebbene in un contesto assolutamente «classico», non manca mai la capacità di aggiornare i modelli, con esiti di maturità e modernità. I partner prescelti sono ciascuno perfetto per il proprio ruolo (e del resto si tratta di campioni), ma in particolare Hersch dimostra di avere un altissimo grado di affinità con il leader, che la coppia dispiega, ad esempio, nel bellissimo cameo di Ruby, My Dear, giusto in chiusura. Tra gli altri brani segnalabili per qualità e intensità, il già citato Invitation, davvero struggente; quello eponimo, suadente e calato entro una elegante cornice d’archi; e Night Of Change, di grande freschezza, ove Landrus si esibisce al flauto. Un album che trova una forza quieta, ma eloquente, nel suo porsi assolutamente al di fuori di ogni moda, lasciando che sia soltanto la musica a parlare.
Cerini

Pubblicata sul numero di febbraio 2021 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

TAG The Artist Garage

FORMAZIONE

Maria Pia De Vito (voc.), Paul Urbanek (p.), Ernst Reijseger (cello), Patrice Héral (batt.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.