DIEGO BETTAZZI «Alternate Dream»

di Pietro Cozzi

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AUTORE Diego Bettazzi

TITOLO DEL DISCO

«Alternate Dream» ETICHETTA Wow
Costruito come un concept album, «Alternate Dream» ci conduce a dorso di cammello in una città onirica, formata da edifici surreali che in qualche modo portano le tracce di ricordi, emozioni e sensazioni della vita reale. È Diego Bettazzi, sassofonista e compositore laziale al disco d’esordio, a fornircene la mappa e a guidarci nel viaggio insieme al suo quartetto. Lo fa con un linguaggio musicale che sembra davvero alludere alla materia dei sogni, alternando scorci e agganci realistici a più morbide e indefinite visioni, pur senza indulgere mai nell’astrazione. Il tema di partenza non deve quindi trarre in inganno: in tutto il disco il linguaggio si mantiene lirico-narrativo, perfettamente comprensibile, ancorato alla precisa costruzione dei brani e a una solida presa ritmica. Il risultato che ne deriva comunica già un grande affiatamento per un quartetto appena formato, che può contare sul contrabbasso di Bintzios, capace di ritagliarsi spazi di introspettiva riflessione, sulla batteria sempre propositiva di Mangiocavallo e sulle note profondamente evocative del Fender Rhodes di Saccocci. Quest’ultimo è un autentico valore aggiunto: basta ascoltare l’incipit di Rem Phase per assaporarne la magia e l’immediato rimando agli impasti sonori davisiani, oltre che alle atmosfere shorteriane. Di Bettazzi si apprezza invece la maturità degli assoli, che alternano con rapidità e maestria timbri e dinamiche diverse senza cesure troppo nette. Il suo stile al sax alto e al soprano mescola un fraseggio rilassato con accelerazioni boppistiche, romanticismo e qualche increspatura sui registri più acuti. Nasce così quella dicotomia tra realismo e visioni oniriche cui si accennava all’inizio, seguendo una traiettoria ben assecondata dalle tastiere: ne sono ottimi esempi la doppietta Camel Ride-Rough Road, un’oasi dalle forti suggestioni orientali, e poi Big Lex’s House e Bad Luck Park, dove il suono del Fender Rhodes si fa più freddo ed estremo. L’itinerario si chiude con il vagabondare a tempo lento di Hope’s House, un brano con un’estetica differente dal resto del disco, una ballad dolcemente meditabonda. Cozzi recensione pubblicata sul numero di febbraio 2024 della rivista Musica Jazz

DISTRIBUTORE

wowrecordslabel. wixsite.com/website FORMAZIONE
Diego Bettazzi (alto, sop.), Lewis Saccocci (p., Fender Rhodes), Alessandro Bintzios (cb.), Cesare Mangiocavallo (batt.). DATA REGISTRAZIONE Civitavecchia, 26 e 27-3-23.
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