Camille Bertault «Le tigre»

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AUTORE

Camille Bertault

TITOLO DEL DISCO

«Le tigre»

ETICHETTA

Okeh


Se il concetto del «bisogna andare avanti, ma guardando al passato» si incarnasse in un musicista, questo avrebbe belle sembianze femminili e si chiamerebbe Camille Bertault. La musicista parigina, ben nota in Italia per le sue acclamatissime performance in trio, si rivela sempre più un’originale compositrice, capace di mettere insieme passato, presente e futuro con un agile colpo di mano. Mette su un nutrito gruppo di musicisti che si cimentano tanto in strumenti dimenticati (trombonio, mellophonium, mellotron) quanto in quelli meno apparentati, almeno per ora, con il jazz: dall’elettronica manipolata ai sintetizzatori. Il tutto condito dalla sua voce camaleontica (tanto quanto la successione dei brani in scaletta). Se la partenza è, per così dire, in sordina con la sua voce che diventa una carezza di velluto e soffia sulle corde della chitarra di Figuerido in pieno clima da Parigi d’epoca, il brano omonimo del disco è un ruggito vero e proprio: il mid-tempo calcato dall’elettronica acquista volume con ritmo circadiano con i fiati che si inseriscono a creare cammei, mentre la voce della leader, in collaborazione con i loop, disegna armonie evergreen-chill out. Per non parlare, poi, del cambio di scena con Todolist: e l’house in mood jazz è servita, bella e gradevolissima oltre che sorprendente. L’altalena continua tra le romantiche e diafane visioni di There Is A Bird e l’elegante groove fusion di Voyage en Haïku. Ma l’ascensore del tempo architettato dalla Bertault riserva altre belle sorprese, perché la cantante indossa gli abiti raffinati della moderna entertainer in Je suis un arbre e soulful in Ma Muse. Non c’è mai nulla di banale nella musica della Bertault anche quando la macchina del tempo ci riporta agli anni Venti del Novecento (Dream Dream), con il mood delle grandi orchestre o nel cantato/parlato che ha caratterizzato la chanson francese (Je vieillis), per poi approdare al jazz d’antan di Tous ego. Tocca i ritmi latini prima velatamente con i ritmi rinforzati di A quoi bon, sottolineati da uno scatenato e impeccabile Terrasson, e con la versione portoghese di Berceuse de la 54eme rue: e anche qui la sua dizione e il senso ritmico della voce della Bertault sono da fuori classe. Il tutto inframezzato dal ritorno – ciclico – al ballo più scatenato con figure elettro-ritmiche deep house che sorreggono – meravigliosamente – una struttura jazz (Le tube).
Ayroldi

Pubblicata sul numero di febbraio 2021 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

Sony Music

FORMAZIONE

Camille Bertault (voc.), Michael Leonhart (tr., corno, mellophonium, trombonio, batt, sinth, mellotron), Stéphane Guillaume (ten., bar., cl., cl. b.), Jacky Terrasson (p., org., p. el., mellotron), Diego Figuerido (chit.), Pierre-Francois Dufour (cello)  Christophe Disc” Minck (cb, b. el., elettronica), Loïk Dury (sinth, elettronica), Donald Kontomanou (batt.), Léo Sidran (batt.), Minono Garaï (perc.).

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e data scon.