BRÖTZMANN / NILSSEN-LOVE «Chicken Shit Bingo»

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AUTORE

Brötzmann /Nilssen-Love

TITOLO DEL DISCO

«Chicken Shit Love»

ETICHETTA

Trost


È giunto il tempo dei dischi postumi anche per Brötzmann, scomparso nel giugno dello scorso anno all’età di ottantadue anni. Perdita grave, pleonastico ribadirlo, ininfluente il dato anagrafico, poiché nel renano il furore creativo non si era certo spento. La Trost, che da anni ne sta documentando le gesta più recenti riproponendone registrazioni storiche, inizia la pubblicazione di materiale rimasto fin qui parcheggiato per vari motivi. Si parte con queste sedute in studio tenute assieme a Nilssen-Love, partner collaudatissimo, come documentato dai quattro precedenti album, che però riprendevano la coppia dal vivo. Ma a rendere interessante il nuovo incontro non è semplicemente questo aspetto. Innanzitutto, va fatta un’annotazione riguardo alla scelta strumentale operata da Brötzmann che, eccezion fatta per un limitato impiego del sassofono basso, adopera una serie di clarinetti (basso, contrabbasso, contralto) e il tarogato, privilegiando una certa vicinanza timbrica tra gli strumenti. Anche il suo partner norvegese ha arricchito nell’occasione il proprio arsenale percussivo con una serie di gong mai impiegati in precedenza. La novità maggiore è però espressa dall’atmosfera generale del disco, crepuscolare, malinconica, anche a tratti oscura, con circoscritti sconfinamenti nei registri acuti, come accade a intermittenza in Butterfly Mushroom, oppure per intero nelle brevi e concitate Dancing Octopus e Move on Over, finanche scivolando progressiva[1]mente nel silenzio come avviene in Ant Eater Hornback Lizard, una meditazione sostenuta da un sapiente accompagnamento ritmico a base di tamburelli, tamburo a mano e grancassa. Lascia in generale stupefatti sorprendere Brötzmann impegnato a centellinare note e levigarle, invece di eruttare lapilli d’ogni sorta come accadeva anni addietro. Alcuni brani sono decisamente pacati, seppure attraversati da un’alta tensione tangibile a ogni passo, come nella misteriosa South No Return, mentre altrove l’atteggiamento assorto si evolve progressivamente fino a tornare a esplodere come un tempo, finendo poi per affievolirsi definitivamente, come nella dolente Smuddy Water, tutta svolta al clarinetto basso, che dai registri più bassi torna d’un tratto a ruggire a mo’ di interludio. Qualcosa d’analogo avviene anche in Five of Them Survived the Dream, il cui assetto contemplativo è alterato da ripetute scosse d’energia. Il vero manifesto dell’album è però Found the Cabin Not the People, una lenta e solenne melodia punteggiata da colpi di gong in conclusione ridotta a una sola nota che si spegne in un soffio. C’è da annotare, in conclusione, che la scaletta della versione su lp differisce da quelle del cd e del digital download, e che la Trost ha annunciato per quest’anno l’uscita delle sedute in studio rimaste fuori da questo disco e accompagnate da un secondo cd di registrazioni dal vivo. Forse, così, Brötzmann lo rimpiangeremo di meno. O forse di più?
Fucile

recensione pubblicata sul numero di marzo 2024 della rivista Musica Jazz

DISTRIBUTORE

Trost.at

FORMAZIONE

Peter Brötzmann (cl., sass. basso, tarogato), Paal Nilssen-Love (batt., perc., gong).

DATA REGISTRAZIONE

Anversa, 25 e 26-8-15.