ALCORN/LENCASTRE/ FAUSTINO «Manifesto»

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AUTORE

Alcorn/Lencastre/Faustino

TITOLO DEL DISCO

«Manifesto»

ETICHETTA

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Su qualche lontano pianeta la pedal steel guitar non accompagna innumerevoli lagnosi e fasti diosi canti della frontiera, quelle che da noi sulla Terra chiamano country & western. Quello strano strumento lo si ritrova a costruire paesaggi sonori rarefatti, misteriosi, alieni diremmo dalle nostre parti; musiche per meditazioni trascendentali o di discese nelle profondità dell’io. Noi terrestri quello strano strumento lo abbia[1]mo usato diversamente, ma nel XXI secolo qualcosa è cambiato e grazie a musiciste come Heather Leigh (spesso partner del com[1]pianto Peter Brötzmann) e soprattutto Susan Alcorn, qui ripresa in trio a stendere le linee guida della sua estetica musicale, un manifesto, appunto. Da giovane, anche la musicista di Cleveland aveva iniziato a fare musica country, ma nell’arco di quarant’anni ha letteralmente reinventato l’uso dello strumento coniugando alla perfezione composizione e rigorosa pratica improvvisativa. Un solo gesto creativo lungo un cammino tracciato da linee cardinali come l’armolodia di Ornette Coleman e gli ascolti profondi di Pauline Oliveros. Tutto questo sperimentare, ricercare e alterare sonorità che parevano relegate al manierismo, si traduce sempre in grande musi[1]calità e questo «Manifesto» ne fornisce una prova solidissima, com[1]plici due compagni d’avventura all’altezza del compito. Melodie affascinanti e aguzze improvvisa[1]zioni prendono così forma l’una dall’altra dando vita a paesaggi di terre incognite. Affidati al solido baricentro ritmico di Faustino, Alcorn e Lencastre intrecciano le loro voci, ora chiamandosi, rincorrendosi, e intrecciandosi, ora sfuggendo reciprocamente al richiamo altrui. La tela sonora è in più punti fittamente intrecciata, in altri momenti si fa sottile, pare spezzarsi, ma sempre si ricompone in un nuovo disegno. Lencastre è abile con entrambi i sassofoni, anche se al contralto sembra giocare più di contrasto (scelta evidente in The Poet) mentre con il tenore tende a una maggiore aderenza al girovagare della pedal steel, come ben evidenzia la scurissima Sombra e la seconda parte assai astratta di Saturnalia. Nell’ultimo brano, Manhã Louca, Alcorn passa alla lap steel guitar e la ricerca di una sola voce si fa radicale, quasi un’emissione dallo spazio profondo sulle prime, accendendosi in una danza circolare dall’andamento via via più vorticoso e spigoloso, quasi a tornare sulla Terra al termine di un lungo viaggio.
Fucile

pubblicata sul numero di ottobre 2023 di Musica Jazz


DISTRIBUTORE

Goodfellas

FORMAZIONE

José Lencastre (alto, ten.), Susan Alcorn (pedal steel, lap steel), Hernâni Faustino (cb., b. el.).

DATA REGISTRAZIONE

Lisbona, 4-8-22.