Nel cartellone del Sicilia Jazz Festival – manifestazione promossa dalla Regione Siciliana e organizzata dalla Fondazione Orchestra Jazz Siciliana The Brass Group, presieduta dal Maestro Ignazio Garsia – il concerto del 10 luglio al Real Teatro Santa Cecilia di Palermo ha offerto uno dei momenti più raffinati dell’edizione 2026. Il duo formato da Nelson Faria e Sandro Haick, presentato con il titolo Talking Standards, ha dimostrato come il repertorio jazzistico possa ancora rappresentare un terreno di continua reinvenzione quando viene affrontato da musicisti di grande maturità artistica.
Nelson Faria è da oltre quarant’anni una delle figure più autorevoli della chitarra brasiliana. Collaboratore di artisti come Ivan Lins, Toots Thielemans, Larry Coryell e numerosi protagonisti della musica internazionale, didatta, autore di metodi di riferimento e interprete dalla tecnica impeccabile, Faria ha contribuito a definire un linguaggio nel quale jazz e musica brasiliana convivono senza soluzione di continuità.
Al suo fianco, Sandro Haick conferma una personalità musicale decisamente originale. Polistrumentista oltre che chitarrista, capace di muoversi con naturalezza tra strumenti a corda e differenti tradizioni musicali, Haick porta nel dialogo con Faria una sensibilità che fonde jazz contemporaneo, cultura mediterranea, world music e la lezione della grande canzone brasiliana, senza mai cedere all’esotismo di maniera.

Foto di Antonello Boezio
L’idea del concerto è tanto semplice quanto efficace: lasciare che siano gli standard a parlare. Ma Talking Standards non è un semplice omaggio al repertorio. È piuttosto un esercizio di ascolto reciproco, nel quale gli arrangiamenti rinunciano a ogni ridondanza per privilegiare il contrappunto, la respirazione comune e la qualità del suono.
L’apertura con Stella stabilisce immediatamente il tono della serata: fraseggio elegante, dinamiche controllate e una costruzione narrativa che evita qualsiasi compiacimento virtuosistico. Con Insensatez emerge invece tutta la lezione armonica di Jobim, restituita con una naturalezza che appartiene solo a chi quella grammatica la parla come lingua madre. Il passaggio a Solar di Miles Davis introduce un diverso equilibrio ritmico, nel quale i due chitarristi giocano continuamente tra accompagnamento e improvvisazione, senza gerarchie prestabilite.
La successione di Desafinado, Blue in Green e Blue Bossa costituisce probabilmente il cuore del concerto. La celebre composizione di Jobim viene affrontata con leggerezza quasi cameristica; Blue in Green si trasforma in una meditazione timbrica, costruita più sui silenzi che sulle note, mentre Blue Bossa recupera una pulsazione più marcata senza perdere la trasparenza del dialogo.
Con Incompatibilidade, altro omaggio alla tradizione brasiliana, emerge con particolare evidenza la capacità dei due musicisti di fondere precisione ritmica e cantabilità. Seguono Days of Wine and Roses e De Volta pro Aconchego, nelle quali convivono eleganza armonica e una malinconia mai esibita, sempre suggerita.

Foto di Antonello Boezio
Nel finale il linguaggio torna pienamente jazzistico con Tenor Madness, affrontato con uno swing essenziale e privo di ogni enfasi, prima della conclusione affidata a Corcovado, quasi un ritorno naturale al punto di partenza: la musica brasiliana come spazio di equilibrio tra lirismo, sofisticazione armonica e immediatezza melodica.
Ciò che colpisce maggiormente non è tanto la perfezione tecnica – largamente prevedibile considerando il profilo dei due interpreti – quanto la qualità dell’interazione. Faria e Haick sembrano rinunciare deliberatamente all’idea del solista accompagnato per costruire un vero organismo a due voci, nel quale ogni intervento nasce dall’ascolto dell’altro. È un jazz che privilegia la conversazione rispetto all’affermazione individuale, la misura rispetto all’effetto.
Il numeroso pubblico, con anche una consistente presenza di stranieri, ha seguito con attenzione partecipe ogni sfumatura di un concerto che ha saputo unire la tradizione dello standard americano con l’inconfondibile raffinatezza della scuola brasiliana. Un’esperienza destinata a lasciare traccia anche oltre il festival: i due musicisti hanno infatti annunciato la prossima pubblicazione di un disco, che dovrebbe raccogliere proprio questo lavoro di rilettura degli standard. Se il concerto di Palermo ne rappresenta l’anticipazione, c’è da attendersi un progetto capace di coniugare rigore stilistico, profondità espressiva e quella rara intesa musicale che solo le collaborazioni autentiche riescono a sviluppare.
Alceste Ayroldi
