Moon Unit Zappa «Terra chiama Luna»

Crescere Zappa: arte, assenze e una famiglia in guerra

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AUTORE

Moon Unit Zappa

TITOLO DEL LIBRO

«Terra chiama Luna»

EDIZIONI

Mondadori, 2025 (420 pag.)


Avere un padre dalla personalità ingombrante può soffocarti, non c’è niente da spiegare: si vive all’ombra del suo Ego. Si sopravvive perlopiù, e occorrono anni per costruire un confronto alla pari, anni per ri/trovare un affetto, almeno uno straccio d’affetto, e decenni per ritrovare sé stessi. Ne sa qualcosa, per esempio, Anna Negri e lo si capisce da quella confessione pubblica che è il suo documentario Toni, mio padre, presentato in anteprima a Venezia 2025, dove va in scena un trauma al tempo stesso personale, familiare, generazionale. Se poi tuo padre è un autentico genio le cose si complicano ulteriormente, e Frank Zappa un genio lo era per davvero, cosicché la vita della sua primogenita, Moon Unit, non poteva che iniziare in salita, una salita assai ripida e il suo memoir ce lo dice chiaro e tondo sin dalle prima battute. 

Il vero guaio per Moon, però, non fu suo padre, ma sua madre, Gail, nata Adelaide Gail Sloatman, segretaria al Whisky a Go Go, locale losangelino dove le Mothers e il suo capobanda tennero gran bei concerti. Fu in quel club che due si conobbero nel 1966, e Gail andò in sposa al genio di Baltimora il 21 settembre 1967. Una settimana dopo nacque Moon Unit e le cose non filarono lisce da subito tra mamma e figlia. La primogenita di casa Zappa ha impiegato una vita per metabolizzare traumi, incomprensioni, frustrazioni, nonché torti anche economici patiti quando la madre lasciò alla sua morte fratelli e sorelle a contendersi l’eredità paterna, tutti/e contro tutti/e. Moon racconta ogni cosa con franchezza quasi disarmante, con un buon ritmo narrativo e scevro da toni rancorosi. Se reagisce lo fa perché il dolore è insopportabile, come quando legge le disposizioni testamentarie, un manifesto di cattiveria. Nell’occasione sbotta così: «Che genitori bisogna essere per fare una cosa del genere? Che madre bisogna essere? Che cazzo le ho fatto? Quale madre fa queste distinzioni tra i figli? Quale madre auspica amore infinito e pace e fiducia e risorse e creatività e autonomia totale, per poi dividere una famiglia in loro e noi, e la storia in un prima detestabile e in un dopo ancora peggiore? E quali fratelli permettono una cosa del genere? Chi sono queste persone?».

Se il torto maggiore imputabile a suo padre Frank può riassumersi in un solo sostantivo, assenza (per via dei tantissimi concerti, delle innumerevoli prove e registrazioni, e nei ritagli di tempo sesso coniugale ed extraconiugale a volontà), quello di sua madre Gailè in sintesi definibile come presenza eccessiva perennemente antagonista.

Moon Unit Zappa ebbe anche il suo quarto d’ora di fama warholiana, come è noto, grazie al singolo Valley Girl incluso nell’album paterno «Ship Arriving too Late to Save a Drowning Witch». Era il 1982 e la canzoncina divenne la numero uno dell’intera discografia zappiana, fruttando finalmente un bel gruzzoletto, ma fu anche un’altra fonte di dissidi e malumori tra madre e figlia. Uno dei tanti elencati in un racconto che si muove tra la descrizione di situazioni irritanti (il tono di certe risposte e il peso di alcune decisioni di Gail), attimi toccanti (l’addio di Moon al padre in punto di morte), momenti imbarazzanti, pagine più diaristiche e altre che lambiscono la finzione per le situazioni paradossali che presentano, ideali per tradursi in testi per i brani zappiani. Nel complesso ne viene fuori il ritratto di una famiglia a dir poco atipica, in special modo per quella singolare miscela di donna d’affari, fattucchiera impelagata con erbe magiche ed entità aliene, assai graziosa pin-up in gioventù e poi assai oversize al punto da essere denominata «la balena bianca» dai fan, nonché preda di gelosia perenne (ma celata e soffocata a forza), che rispondeva al nome di Gail. Cosicché questa vicenda, parafrasando il noto romanzo di García Márquez, si potrebbe intitolare L’incredibile e triste storia di Moon e della sua mamma snaturata senza esagerare affatto. 

Terminata la lettura è meglio darsi all’ascolto, magari di Peaches in Regalia, tanto per riconciliarsi con l’arte e chiuderla con questo vero dramma, o perché no, risentirsi Valley Girl, raro momento di vita comune tra padre e figlia. 

Gennaro Fucile

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