Saadet Türköz & Elliott Sharp «Kumuska»

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AUTORE

Saadet Türköz & Elliott Sharp

TITOLO DEL DISCO

«Kumuska»

ETICHETTA

Intakt


Rieccoli di nuovo in azione. Si erano già trovati insieme a fine millennio, la cantante turca di origini kazake e il primattore della scena d’avanguardia downtown newyorkese, per registrare «Marmara Sea». Non può proprio dirsi un ritorno immediato, certo, dal momento che non solo sono trascorsi otto anni tra una registrazione e l’altra, ma ben dodici prima che Sharp mettesse ordine masterizzando e mixando il tutto nel suo studio soltanto nel 2019. Peccato, ma l’attesa è valsa la pena, perché tra le mille cose che il musicista di Cleveland sforna, questo disco spicca per la bellezza pura che emana e l’incanto che opera la musica che vi è registrata. I meriti sono equamente ripartiti tra i due partner. Intanto la voce di Saadet Türköz, che viaggia lungo l’intero continente asiatico, proprio come hanno fatto i suoi avi nel corso del tempo, dalla Cina all’India e al Pakistan e infine in Turchia. Folklore e anche improvvisazione, perché una volta stanziatasi in Svizzera, lei ha inanellato una lunghissima serie di collaborazioni con il meglio della scena elvetica e internazionale, da Okkyung Lee a Gunter «Baby» Sommer, da Hans Koch a Larry Ochs. Commistione che l’album restituisce appieno. Türköz canta in kazako, tranne che nel primo brano, NYC, l’unico a esser pubblicato senza aver subito un successivo editing, dove si esprime in turco. Canta brevi testi o frasi inventate sul momento, sempre emozionando, lasciandosi andare talvolta a pirotecnici borborigmi, nel brano eponimo, per esempio, oppure in Avdaruv, fucina di emissioni vocali vagamente sciamaniche. Sharp, lo si è premesso, non è a sua volta un mero accompagnatore. Sorprende quando avvia un delicato dialogo con la sua partner all’ombra di un tappeto volante suonando il clarinetto basso in Koshvel, sorta di ballad per mille e una notte; sposta in un tempo imprecisato (futuro antico?) le atmosfere ricorrendo al glissentar, strumento a corda senza tasti dalle dimensioni analoghe alla chitarra e con undici corde come un oud. Se ne apprezza l’atemporalità a più riprese, in brani come la citata Avdaruv, ma anche nella tormentata Kamir e in Sakav, altra occasione per Türköz di colloquiare con arcane presenze. I suoni del sintetizzatore spostano i racconti vocali di Türköz nelle zone più oscure, come Kumuska invocazione misterica rabbuiata da Sharp, nella nera sottolineatura della cantilena di Bala e in Öyüm, conclusa a mo’ d’evocazione di spiriti guerrieri sottolineata da cupi gorgoglii ed echi elettronici. Una vera gemma estratta dal cuore dell’Asia.

Fucile

[da Musica Jazz di gennaio 2020]


DISTRIBUTORE

Goodfellas

FORMAZIONE

Elliott Sharp (tast., cl. b., glissentar), Saadet Türköz (voc.).

DATA REGISTRAZIONE

New York, 2007.