Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox «Jazz Age Thirst Trap» / «Sepia Is The New Orange»

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AUTORE

Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox

TITOLO DEL DISCO

«Jazz Age Thirst Trap» / «Sepia Is The New Orange»

ETICHETTA

Mud Hut Digital


Il collettivo newyorkese fondato e capitanato dal pianista e arrangiatore Scott Bradlee si è conquistato un bel posto nell’olimpo multimediale con video, anche virali, che vengono pubblicati puntualmente ogni settimana. Ma il Postmodern Jukebox ha una produzione discografica altrettanto robusta e interessante e un consistente numero di performers che fanno parte del sodalizio. Quindi non stupisce che, a distanza di qualche giorno l’uno dall’altro, vengano pubblicati ben due album. Qual è l’appeal di questo popolarissimo gruppo che a breve rivedremo anche in Italia? Quello di «invecchiare» brani più o meno famosi, attinti da ogni dove, ammantandoli di jazz mainstream, Swing e a volte risalendo ancora più indietro. Così, tra gli undici brani di «Jazz Age Thirst Trap» troviamo Old Town Road del rapper Lil Nas X, che si guadagna un vestito di blues old school, mentre le ossessioni di Billie Eilish in Bad Guy swingano tra violini, voce sensuale e sincopati a iosa. Le percussive note di Everybody Talks dei Neon Trees (già in odore di vintage) diventano una ballad blues-soul con tanto di sezione fiati a darci dentro. Trova anche una nuova – e migliore – identità Taylor Swift, là dove alle sempliciotte note di I Knew You Were Trouble subentrano passaggi degni della migliore produzione Motown.

E l’opera continua anche in «Sepia Is The New Orange», dove la genialità di Bradlee non si fa mancare nulla, neanche la rivisitazione di un classico del rock come I Don’t Want To Miss A Thing degli Aerosmith, che da sugosa power ballad diventa un agitato incrocio musicale tra la New Orleans degli inizi del Novecento e la Memphis di fine anni Cinquanta. The Boy Is Mine, hit delle ex reginette New Jack Swing Brandi e Monica, si rinfresca con piacere imbevendosi di anni Trenta. Persino la Purple Rain di Prince, usata e abusata in tutte le salse, trova abiti carichi di blues nel dialogo tra il pianoforte del leader e l’incredibile voce, che si porta appresso almeno un secolo di storia, di Miche Braden.

Ayroldi

[da Musica Jazz, settembre 2019]


DISTRIBUTORE

mudhutdigital.com

FORMAZIONE

Scott Bradlee (p., arr.), con formazioni varie.

DATA REGISTRAZIONE

Loc. e date diverse.