«Il viaggio». Intervista a Veronica Rudian

Esordio discografico per la pianista di Bordighera, che firma i sette brani dell’album. Ne parliamo con lei.

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Veronica Rudian (Foto Eugenio Ripepi)

Buongiorno Veronica, parliamo subito del tuo lavoro discografico: dove ci conduce questo tuo viaggio?
Questo titolo rappresenta un viaggio attraverso gli elementi fondamentali del nostro creato, un invito a chi ascolta a lasciarsi guidare dalla musica e intraprendere il proprio viaggio per una riflessione personale e l’assunzione di responsabilità nei confronti di questa terra che è la nostra casa. La natura è un  tema che mi sta molto a cuore, per via di tutti i danni che ha creato l’uomo in questi ultimi anni.

Qual è stata la genesi de «Il viaggio»? Durante quale arco di tempo hai composto i brani che ne fanno parte?
Il viaggio, è un album che nasce da un forte periodo di introspezione personale, ma con uno sguardo attento sulla nostra realtà. All’interno sono contenuti sette brani che idealmente ci guidano in un viaggio attraverso i 4 elementi della natura che sono essenziali per la vita, con uno sguardo alla Luna, che da sempre regola i cicli vitali e le nostre vite. È un immaginario attraverso la natura incontaminata. Ho ideato e composto il Viaggio in un paio di mesi.

Esordisci con un album in piano solo. E’ questa la formula che più ti aggrada?
Sì, io nasco come solista e fin’ora ho quasi sempre eseguito con piano solo. Menzione speciale per la collaborazione con Donnie Herron, polistrumentista di Bob Dylan, il quale durante un concerto ha accompagnato alcuni dei miei brani con il violino e il mandolino. Devo dire però che mi piacerebbe molto poter suonare i miei brani accompagnati da un’orchestra.

Se tu fossi costretta a inserire il tuo disco nello scaffale di un negozio di dischi, in quale sezione andresti a posizionarlo?
Metterei sicuramente il mio disco nella sezione di musica contemporanea, New Age o addirittura pop.

In questo disco si ascolta la tua formazione classica, ma anche il tuo amore per il songwriting. Ti è mai venuto in mente di aggiungere dei testi ai tuoi brani?
Mi piacerebbe molto sentire qualche mio pezzo accompagnato da un testo, ma non l’ho ancora mai fatto perché quello che ha sempre detto il mio pubblico è che trasmetto tutto ciò che voglio dire con le sole note. Tuttavia, in un contesto inverso, ho contribuito alla realizzazione di alcune canzoni componendo la musica per testi già esistenti.

Ho letto della tua passione per Bob Dylan. Cosa ti affascina del modo di comporre del cantautore del Minnesota?
Innanzitutto, io amo Bob Dylan. Quello che mi affascina delle sue composizioni, è che parla, in versi puramente poetici, in modo molto costruttivo dei problemi e della vita quotidiana. Nel corso della sua lunga carriera, ha affrontato diverse tematiche come i diritti civili o l’opposizione alla guerra; temi che, purtroppo, mantengono ancora la loro attualità. Ha parlato d’amore, riferendosi alla sua vita come in Just like a woman o I want you passando poi a Ballad of a thin man, una canzone riferita a un critico che nel ‘65/’66 ha scavato a fondo nella sua vita scoprendo cose che Dylan ha sempre tenuto segrete. Se dovessi parlare di Dylan, non basterebbe un libro.

Quali tue influenze artistiche sono presenti in questo disco?
Non traggo ispirazione da altri compositori o artisti in modo diretto. Naturalmente, ho una solida formazione classica grazie ai miei studi, ma la mia conoscenza musicale è arricchita dall’ascolto di diversi generi, il che potrebbe creare collegamenti tra il mio stile e quello di altri artisti. Sono stata paragonata a vari compositori anche se il mio stile è assolutamente personale.

Veronica Rudian (Foto Cagliostro)

Veronica, qual è il tuo rapporto con il jazz e con l’improvvisazione?
Pur non avendo mai dedicato uno studio specifico al jazz, ne sono sempre rimasta attratta grazie alla mia propensione all’ascolto di una vasta gamma di generi musicali tra cui il blues e lo swing. Questa esposizione diversificata ha influenzato il mio approccio compositivo, portandomi, in passato, a comporre brani che riflettono le sfumature e lo stile caratteristici della musica jazz.

Da giovane musicista, cosa ti aspetti che possa fare lo Stato italiano per te?
Per quanto mi riguarda, lo Stato non mi ha mai aiutato né dato incentivi per continuare il mio percorso. Per me e la mia famiglia questi anni sono stati lunghi e pieni di sacrifici, sia a livello finanziario sia per le ore dedicate allo studio e agli spostamenti. Penso che si potrebbe venire incontro economicamente a quelle famiglie che hanno dei musicisti di talento all’interno del nucleo ma fanno una grande fatica a portare avanti la propria passione a causa dei costi elevati. Così, forse, in Italia avremmo molti più musicisti di talento che coltivano musica di cultura.

Chi sono i tuoi artisti (non esclusivamente musicisti) di riferimento?
Dunque, essendo nata come pianista classica, i miei musicisti di riferimento sono sempre stati Chopin e Debussy. Spostandomi verso un periodo più recente direi Bob Dylan e David Bowie, quest’ultimo per la sua genialità ed effetto scenico sul palco; ad entrambi ho dedicato due composizioni. Oltre alla musica adoro leggere. Amo la letteratura inglese, uno tra tanti: Oscar Wilde, oppure i poeti della beat generation come Allen Ginsberg e Jack Kerouac. In particolare, Sulla strada di Kerouac ha ispirato molto la copertina del mio album, anche se la mia strada va verso un paesaggio naturale. A livello pittorico devo dire che mi piacciono molto i quadri di John William Waterhouse.

Il momento più imbarazzante che hai vissuto artisticamente parlando…
Fino ad ora, fortunatamente, non ho avuto momenti particolarmente imbarazzanti…spero non capiteranno mai!

Cosa ne pensi dell’Intelligenza Artificiale applicata alla musica? Tu ne faresti uso?
Sinceramente no, perché reputo siano macchine senza cuore e senza sentimenti. Io compongo alla vecchia maniera, penna e pentagramma.

Veronica Rudian (Foto Eugenio Ripepi)

Che musica ascolti in questo periodo?
Parto con la musica dei Sonohra che hanno un posto speciale nel mio cuore perché hanno fatto parte della mia adolescenza, e recentemente devo dire che li ho riscoperti. Poi amo il rock in tutti i suoi aspetti. Il punk rock dei Green Day, che ascolto da quando andavo alle medie e che finalmente ho potuto vederli in concerto la scorsa estate. Il glam rock dei Motley Crue e dei Def Leppard, li trovo assolutamente strepitosi! Ovviamente, Dylan, visto live un’infinità volte, e Bowie, come i Doors e i Pink Floyd, cantanti e band che hanno fatto la storia. Ascolto anche tanto metal o metalcore, che al contrario di ciò che si pensa a me rilassa! I Bullet for my valentine sono una delle band metalcore che amo in assoluto, anche loro ho avuto il piacere di vederli in concerto. Architects, una band metalcore più sperimentale, Slipknot… Insomma, mi piace ascoltare un po’ di tutto!

Dopo questo tuo disco in solo, quale sarà il tuo prossimo passo?
Prima del periodo natalizio uscirà un singolo dai toni molto delicati che sarà disponibile su tutte le piattaforme. Successivamente seguirà un nuovo album.

Quali obiettivi ti sei prefissata a medio termine?
Come obbiettivo vorrei raggiungere con la mia musica tanti palchi importanti.

Cosa è scritto nell’agenda di Veronica Rudian, quali sono i prossimi impegni?
Inizierà il tour invernale con la prima data il 22 dicembre a Bergamo, proseguirà a Bordighera il 13 gennaio per un evento benefico e poi il 28 gennaio a Salisburgo.
Alceste Ayroldi