«Move». Intervista a Romain Leleu

Nuovo album per il trombettista e compositore francese, solitamente più incline alla musica classica, con tanti ospiti: Anne Paceo, Ibrahim Maalouf, Raphaël Imbert e Sloe. Ne parliamo con lui.

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Romain Leleu Foto di Jean-Baptiste Millot

Buongiorno Romain, la prima domanda riguarda il tuo ultimo album «Move». Come è nato questo progetto?
Dunque, questo album è il frutto di un progetto speciale nato durante il primo lockdown, quando ho avuto molto tempo per pensarci e costruirlo con Christian Girardin, direttore artistico di Harmonia Mundi. Per me è stata la prima volta nella mia carriera che ho avuto un vero e proprio scambio di idee con un direttore artistico di una etichetta, per costruire una imponente pianificazione per un disco. Abbiamo scelto di iniziare da un programma cinematografico e, passo dopo passo, alla fine di ogni incontro abbiamo focalizzato il tema principale intorno alla tromba nel cinema. Perché anche la gente non conosce bene il repertorio del mio strumento, della tromba che è molto popolare (nel senso buono della parola), e spesso viene individuato  nella musica cinematografica come strumento solista. Era ciò che volevamo realizzare e, quindi, abbiamo costruito il programma senza la pretesa che fosse esaustivo, ma solo cercando di seguire un filo logico e di essere pertinenti. Il piacere della musica ha sempre la precedenza!

Possiamo dire che questo lavoro si divide in tre parti?
Sicuramente sì, ma non era stato pianificato all’inizio, perché abbiamo lavorato con il cuore mentre lo facevamo, solo i brani che ho deciso di mettere su questo album erano già previsti sulla carta. Abbiamo scelto dopo quale tipo di orchestrazione o ensemble poteva essere la soluzione migliore. Infine, l’album è diviso in tre parti, con la diverse formazioni, ma è capace di far sentire davvero come un «audiofilm», dall’inizio alla fine, con tutte le atmosfere e i colori diversi che proponiamo.

Perché hai volute includere anche la composizione originale di Baptiste Trotignon?
Baptiste, che era il mio vicino, ha fatto questo concerto nel 2020, e abbiamo parlato molto spesso della «differenza» tra improvvisazione e musica scritta. Ha scritto «Move» per me, un concerto co-commissionato da sei orchestre (Kuopio Symphony Orchestra, Orchestre National de Cannes, Orchestre National Avignon Provence, Orchestre de Pau Pays de Béarn, Orchestre de chambre de Nouvelle Tainaquie e Orchestre National de Picardie). Ero appena tornato dalla prima mondiale in Finlandia quando ho iniziato a lavorare a questo album. Il concerto, per me, è un vero pezzo cinematografico, specialmente nel secondo e terzo movimento con l’atmosfera totalmente sospesa e lunare nel secondo movimento, e un blockbuster musicale molto americano nell’ultimo, quindi per me è stato molto naturale metterlo sul cd. Questo concerto è un vero viaggio!

Inoltre troviamo anche un line-up piuttosto composita: il trio di Anne Paceo, la Suttgarter Philarmoniker, il tuo sestetto. Poi, vi partecipano Ibrahim Maalouf, Raphaël Imbert e Sloe.
Era essenziale per me avere una grande orchestra per meglio rappresentare la musica cinematografica italiana. Marcus Bosch e la Stuttgarter Philharmoniker hanno fatto un lavoro incredibile per trovare i migliori colori in ogni brano. Anche il mio sestetto è sull’album, perché è il mio ensemble personale ed è il mio progetto da più di dieci anni ed è stato molto importante per me averli su alcuni brani. Per l’aspetto jazz il trio di Anne Paceo è stato il combo ideale, perché abbiamo registrato con il sestetto e il trio jazz, che è forse una premiere per questo nuovo combo premiere, che sta lavorando davvero alla grande perché si possono fare un sacco di cose con questo gruppo. E abbiamo avuto la possibilità di invitare altri tre musicisti, Ibrahim è un vecchio amico dai tempi degli studi al  Conservatorio Nazionale di Parigi. Mi piace l’universo che ha sviluppato con la sua tromba araba. Ci siamo divertiti molto insieme per registrare il pezzo di Miles Davis, e lo stesso vale per Raphaël Imbert e Sloe. Era importante avere altri attori per vivere questo audiofilm!

Quali criteri hai utilizzato per selezionare i compositori dei brani che troviamo nella prima e terza parte?
Come accennavo prima, il criterio principale è stato quello degli assolo di tromba che troviamo nella musica del film. A proposito dei compositori, Delerue, Rota, Morricone e Legrand erano nel progetto fin dall’inizio. Quando abbiamo deciso di allargare anche a stili musicali diversi, sono apparsi Miles Davis, Jerry Goldsmith e lo stesso Ibrahim Maalouf. L’elemento più importante è la musica, non esclusivamente il film. Ad esempio, la musica di Ascenseur pour l’echafaud è molto bella, improvvisata e folle, e il film è ben noto solo per la musica di Miles e l’interpretazione di Jeanne Moreau.

Per tutti i compositori hai selezionato un brano, mentre per Nino Rota due. E’ solo una coincidenza, oppure c’è una tua predilezione per il Maestro Nino Rota?
È una coincidenza, ma anche perché il Maestro Rota ha scritto molto per la tromba nella musica da film. Tutti conoscono il tema de Il Padrino e anche La Strada. Per me, quando parliamo di musica da film, è ovviamente impossibile non pensare a Nino Rota e ai temi della tromba. Tuttavia, mi dispiace che non abbia mai scritto un concerto per tromba…

Romain Leleu
Foto di Jean-Baptiste Millot

Quando e come è iniziata la tua passione per il cinema e le colonne sonore?
Da molti anni. Il cinema è arte, è molto importante per sognare, per essere «disconnesso». E così anche i libri: mi piace essere in questo tipo di «disconnessione» per dimenticare la vita reale ed essere connesso solo con la mia musica. È di grande aiuto. Alle colonne sonore, faccio molta attenzione da molti anni. Ho registrato come trombettista diverse colonne sonore francesi alcuni anni fa.  Per me la musica è importante quanto il film: è una parte molto importante del film. Puoi avere un buon film, ma se la musica non è di alto livello il tuo film non sarà un successo.

Se dovessi comporre una colonna sonora, quale sarebbe la trama del film che vorresti?
Potrebbe essere per un film storico, con una trama che gira intorno alla mafia o alla politica, con un sacco di romanticismo dietro il soggetto principale!

Il tuo repertorio trombettistico va da Poulenc a Bartók, De Falla, Legrand, le colonne sonore, il jazz e molto altro. Però, da dove sei partito?
Ho iniziato dal repertorio originale per la tromba naturalmente, che suono in concerto ogni volta che posso. Concerti di tromba francesi e concerti classici di Haydn e Hummel. Suono anche un sacco di un compositore russo, dal tempo dell’URSS, che ha scritto molti brani romantici molto interessanti. Con il mio sestetto, perché siamo partiti da una pagina bianca, è stato molto emozionante scegliere il nostro repertorio con Manuel, il nostro arrangiatore, senza limiti di stile o di estetica. Ho bisogno di suonare tutti questi compositori e di andare su diversi stili per trovare il mio buon equilibrio. Quando ero un bambino, ho iniziato a suonare in un’orchestra di fiati francese in una piccola scuola di musica vicino a Lille: suonavamo musica classica, musica originale e, a volte, pop; insomma solo musica, senza troppe distinzioni e secondo quello che meglio riuscivamo a fare. Penso di essere stato segnato da questo tipo di mentalità aperta. Anche ora quando scelgo di suonare uno stile o un altro, lavoro molto per essere efficiente in ciascuno.

Qual è il tuo rapporto con il jazz?
Ho scoperto la musica jazz con Louis Armstrong e Miles Davis, in particolare con l’album «Kind of Blue», quando avevo sei anni, mentre facevo la mia prima lezione di tromba. Il jazz è nella mia testa (e lo suono nella mia stanza fin dal mio debutto) da un sacco di tempo, e mi piace molto ascoltarlo. Ad esempio, sono un grande fan di Paolo Fresu, e sarei davvero felice di suonare con lui. Ma non solo con i trombettisti!

Molti sostengono che la musica classica e il jazz siano due cose totalmente differenti. Tu, cosa ne pensi?
Certo che lo sono, ma abbiamo bisogno di mettere ogni stile in una scatola? Non mi piace davvero classificare ogni stile, che di solito è un costume tipicamente francese… Penso che ora, e cerco di farlo fin da quando ho iniziato a suonare, possiamo condividere e mixare un sacco di cose diverse in un programma di concerti, e questo è molto interessante, perché si può proporre al pubblico molte cose diverse. Sono un musicista classico, ma posso anche suonare uno standard jazz, o un brano libanese, o una canzone brasiliana. Se viene dal mio cuore e se è fatto con autenticità, possiamo suonare tutto, senza problemi. Se parliamo della tecnica e del fraseggio è diverso, ma penso che possiamo imparare molto con il canto, che è per me la base di tutto.

Romain Leleu Sestetto
foto di T Baltes

E’ vero che hai modificato la tua tromba?
Sì, lavoro con Yamaha da molti anni, e le mie trombe sono un po’ modificate dal loro sound designer tedesco. Sono anche in contatto con il famoso Bob Malone della Yamaha di Los Angeles che ha modificato qualcosa nelle mie trombe. Ma ho anche un ottimo rapporto con l’unico e solo vero costruttore francese (e probabilmente l’ultimo) Adrien Jaminet, che ha realizzato una tromba C speciale ispirata al vecchio modello degli anni Cinquanta, con un suono tipicamente francese che cercavo da molti anni. Questo modello è completamente folle, flessibile, con un grande suono, specialmente per suonare la musica francese, ma non solo.

Anche Ibrahim Maalouf ha modificato la sua tromba. Qual è il tuo rapporto con Maalouf?
Ibrahim è un buon amico, abbiamo studiato insieme a Parigi CNSM all’inizio del 2000. Abbiamo lasciato anche il CNSM nello stesso periodo. Apprezzo molto la sua musica, e il progetto globale che ha costruito. Non è solo musicista jazz, musicista pop o compositore di musica da film. Lui è solo un musicista, e questo è quello che mi piace. Ragazzo molto stimolante!

Qual è stato l’incontro più importante nella tua carriera artistica?
Ho avuto la possibilità di incontrare un sacco di persone dalle quali ho tratto ispirazione, ma penso che uno degli incontri più importanti è stato quello con Thierry Escaich, compositore e musicista francese, che mi ha aiutato molto quando in tour si discuteva sull’improvvisazione, la vita musicale, l’atto di osare suonare ogni stile con spontaneità, e così via. Frank Braley è stato anche un altro importante incontro con il suo modo di preparare e suonare il concerto. È uno dei miei pianisti preferiti da quando sono molto giovane. Dal punto di vista dei trombettisti, Eric Aubier e Reinhold Friedrich mi hanno ispirato molto. Ma sarebbero veramente tanti e non facile da scegliere. Ci sarebbero anche tanti direttori d’orchestra da menzionare.

Potresti consigliare tre tuoi dischi ai nostri lettori per conoscere meglio la musica di Romain Leleu?
Posso consigliare «Move» naturalmente (la mia migliore registrazione per il momento), «Face(s) à Face(s)», pubblicato pochi mesi fa con Harmonia Mundi. Questo è probabilmente il miglior album con il mio sestetto per il momento. Poi, consiglierei anche «Inspirations» pubblicata qualche anno fa con il mio sestetto.

Romain Leleu
Foto di Jean-Baptiste Millot

Chi è il tuo compositore preferito?
Jean-Sébastien Bach
senza dubbio. D’altro canto, non è il padre delle musica e dello swing?

Sei anche un didatta. Qual è il primo consiglio che dai ai tuoi studenti?
L’unica cosa che consiglio agli studenti è di essere se stessi, essere curiosi e di mentalità aperta. E, naturalmente, di mantenere sempre alto il piacere di suonare ogni giorno!

Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Gli impegni si annunciano molto numerosi: molti concerti e tour con diverse orchestre sinfoniche per «Move», ad esempio con l’Essener Philharmoniker, a Essen Philharmonie quattro volte durante l’estate, e anche in un grande festival francese di fronte a oltre 50.000 persone su una spiaggia per suonare alcuni estratti del disco. Ma anche molti  concerti con il sestetto e con il combo jazz. Lavoro anche su album che uscirà in futuro, ma per il momento è un po’ presto per dirvi di più!
Alceste Ayroldi