«Geyser». Intervista a Marius Neset

Terzo album del sassofonista norvegese con la London Sinfonietta. Di seguito un breve estratto dell’intervista che sarà pubblicata prossimamente sulla rivista Musica Jazz.

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Foto di ©Werner Siebert

Ciao Marius, è un piacere ritrovarti dopo alcuni anni. Parlando di questo album, potresti dirci come è nata l’idea?
E’ un album di cui sono molto orgoglioso, ed è iniziato quando io e la London Sinfonietta abbiamo parlato di un terzo possibile progetto insieme. Dopo un po’ di tempo hanno parlato con i promotori e questi volevano commissionarmi un lavoro importante, composto per la London Sinfonietta e il mio gruppo, che sarebbe stato eseguito per la prima volta alla Royal Albert Hall nel 2022.

A proposito della London Sinfonietta, abbiamo detto che è la terza volta che viene coinvolta in uno dei tuoi progetti. Una collaborazione che va a gonfie vele. Cosa ti lega in modo particolare a questo ensemble?
È così stimolante stare con la London Sinfonietta, il suono che hanno insieme è qualcosa di veramente unico, che si adatta incredibilmente bene alla mia musica. Ci divertiamo molto insieme quando siamo sul palco e credo che tutti noi abbiamo la sensazione che si tratti di un grande organismo che va nella stessa direzione per fare musica insieme.

A parte la London Sinfonietta, ci racconteresti qualcosa dei tuoi musicisti?
Ho suonato per molti anni con i musicisti del quintetto, che hanno in comune un incredibile senso del ritmo, e possono suonare tutte le cose più complicate facendole suonare in modo rilassato e confortevole. Conosciamo così bene il linguaggio musicale degli altri che è facile essere liberi e aperti in un brano molto complesso e composto.

Quando ascolti una canzone, qual è la prima cosa che ti colpisce (o che dovrebbe colpirti)?
È difficile rispondere, potrebbe essere qualsiasi cosa, il groove, la melodia, le armonie, l’uso della dinamica, la forma, l’interazione tra i musicisti, o molto probabilmente una combinazione di tutto questo.

Marius, quando ha deciso di fare della musica la sua professione?
Quando avevo 12-13 anni ero abbastanza sicuro di voler diventare un musicista.
Alceste Ayroldi

*L’intervista integrale sarà pubblicata prossimamente sulla rivista Musica Jazz