««Life Book». Intervista a Giuseppina Torre

«Life Book» è il nuovo disco della pianista e compositrice siciliana. Ne parliamo con lei.

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Quando è sbocciato il suo amore per la musica?
Il mio amore per la musica è nato da piccolissima e precisamente mi innamorai del pianoforte all’ età di quattro anni quando un mio zio mi regalò un pianoforte giocattolo con il quale riuscivo a riprodurre qualsiasi motivo musicale ascoltassi alla radio. Da quel momento in poi il mio piccolo pianoforte giocattolo diventò il mio amico di giochi per poi essere sostituito da un pianoforte vero e proprio che i miei genitori mi regalarono quando iniziai a studiare pianoforte. Da compagno di giochi il pianoforte divenne poi il mio compagno fedele di vita e la musica è per me linfa vitale ed essenza della mia esistenza.

Qual è il suo background culturale?
Ascolto tantissima musica, di tutti i generi, leggo tantissimo, amo andare al teatro e al cinema. Insomma, amo tutto ciò che è nutrimento per la mia anima …

C’è una vicenda di quelle che accadono una volta nella vita che ha segnato il suo percorso artistico. Mi riferisco a una telefonata ricevuta dagli organizzatori del Los Angeles Music Awards. Ce ne vorrebbe parlare?
Nel mese di febbraio del 2012 mi arrivò una mail che mi informava che avrei potuto essere tra le probabili candidate, nella categoria strumentale, ai Los Angeles Music Awards. Da buon Capricorno cestinai questa mail considerandola spam. Ne seguì un’altra nel mese di marzo che mi sollecitava, non avendo avuto nessuna risposta da parte mia, di inviare quanto più materiale possibile per valutare la mia candidatura. A quel punto inviai tutto il materiale che mi avevano richiesto e nell’ agosto del 2012 mi arrivò la nomination nella categoria strumentale ai Los Angeles Music Awards. Da lì a poco cioè a Novembre il mio primo Red Carpet a Hollywood e il mio primo “… the winner is … Giuseppina Torre” con sorpresa finale poiché essendomi esibita sul palco dell’Avalon Theatre ,  quella sera vinsi anche l’ Awards come migliore performer della serata . La realtà è andata oltre il sogno …

Giuseppina Torre
PH: Mariagiovanna Capone

Giuseppina, lei ha reso partecipe i suoi sostenitori anche di un dramma familiare personale. Vorrebbe raccontarcelo?
Il mio dramma è il dramma che accomuna me a molte donne che vivono e hanno vissuto l’esperienza di un amore malato senza rendersene conto fino al momento in cui tutto sfocia, passando dalla violenza psicologia, nella violenza fisica. E’ un’esperienza che mi ha segnato molto perché rappresenta il mio più grande fallimento personale che ha avuto ripercussioni sia sulla salute che ovviamente sulla carriera artistica poiché tutto è successo nel momento in cui stavo per spiccare il volo con l’uscita del mio primo disco “Il silenzio delle stelle”. Questa esperienza negativa ha forgiato il mio carattere rendendomi più forte. Ho cambiato modo di vedere e affrontare la vita senza alcun vittimismo anzi, considerando questa avversità come una opportunità per rimettermi in gioco attraverso e soprattutto grazie alla musica. Ed eccomi qui con “Life Book” …

Parliamo del suo nuovo disco «Life Book». Sono tutte sue composizioni originali. Vorrebbe dirci qualcosa sulla genesi di questo album?
“Life Book” nasce dall’ esigenza di raccontare la mia rinascita attraverso il Pianoforte e attraverso la mia musica. Sono gli “appunti di vita” degli ultimi anni, racconto ciò che il mio cuore ha provato e si presenta al pubblico , traccia dopo traccia , come un inno alla vita , inducendo l’ ascoltatore a diversi punti di riflessione . 

Un lavoro che viene pubblicato per una casa discografica prestigiosa quale è la Decca. Questo apparentamento lo ritiene un punto di arrivo o di partenza?
Innanzitutto, lo ritengo emozionante, ricordo ancora quando il mio manager Riccardo Vitanza mi comunicò la notizia, mi sentii “confusa e felice”. Poi lo ritengo sia un traguardo importante, perché mi gratifica di tutti i sacrifici fatti, sia un punto di partenza poiché servirà da stimolo per prefiggermi nuovi obiettivi da raggiungere.

Nei suoi lavori sono presenti anche spunti di improvvisazione musicale?
Nella fase creativa della composizione improvviso molto quasi fossi alla ricerca di una “scintilla” emozionale. Dopo questa fase di improvvisazione creativa cerco di legare il tutto come se fosse il racconto di una storia però in musica.

Giuseppina Torre
Ph: Phil Trevis

Lo so che sono tutti suoi «figli», ma c’è un brano di questo disco al quale è più legata rispetto ad altri?
Sono molto legata a “Rosa tra le rose” perché è il brano dedicato alla mia mamma che non c’è più. Si chiamava Rosa e le rose erano i suoi fiori preferiti, a lei è dedicato l’intero album.

C’è un filo rosso che lega questi brani?
In tutti i brani, anche in quelli più emotivamente intensi, si respira la voglia di serenità, pace e di guardare ad orizzonti limpidi poiché il passato è alle spalle e non può più farti del male. Infatti, il disco si chiude con il brano dall’eloquente titolo “Never look back “.

C’è chi individua la sua musica come neoclassica. Lei è d’accordo con tale definizione?
La mia formazione classica è evidente soprattutto nel mio primo disco “Il silenzio delle stelle” e oggi ascoltando “Life Book” penso che il termine più adatto per definire la mia musica è “contemporary classical music”.

Lei è siciliana. Quanto influiscono i suoi natali mediterranei nella sua musica?
La mia musica è intrisa di quella naturale malinconia tipica di noi siciliani e traggo ispirazione da tutto ciò che la mia terra mi offre e da tutto ciò che la mia terra mi priva poiché in quanto isola ti “isola” e ti ritrovi costantemente nel limbo dell’“odi et amo “ …

Nel suo disco c’è un brano che sembra un appello: Dove sei. A chi è dedicata questa composizione?
È appunto, dedicata alla mia terra, alla mia tanto amata quanto odiata Sicilia. L’ho scritta mentre ero a Milano e dopo aver visto un episodio de “Il commissario Montalbano”. Vivo perennemente questo sentimento contrastante e, come dice Sciascia, sono malata di “sicilitudine” e per quanto possa odiarla , perché non offre le opportunità di cui un artista necessita , la cerco e la amo perché le mie radici sono in Sicilia e sempre lì ritorno .

Il suo disco è prodotto da Davide Ferrario. Come è iniziata questa collaborazione?
Davide Ferrario mi fu presentato dal mio manager Riccardo Vitanza. Lo conoscevo già di di fama poiché ha lavorato per tanti anni con Franco Battiato, mi sono trovata subito in sintonia. Abbiamo curato molto l’emozionalità di ogni singolo suono e le dinamiche di esecuzione affinché ogni traccia potesse “rapire” l’ascoltatore e trasportarlo in un viaggio musicale – emozionale.

Chi sono i suoi mentori artistici-spirituali?
In assoluto il mio Maestro, Sergio Carrubba. Da studentessa mi ha insegnato che lo studio del Pianoforte è disciplina e sacrificio. Mi ha insegnato a non fermarmi alla semplice lettura delle note ricercando solo ed esclusivamente la pulizia esecutiva ma di approfondire ogni singola battuta alla ricerca del suono, del pedale e dell’esecuzione perfetta. Questo lavoro di analisi, rigore e rispetto nei confronti della musica è il mio bagaglio prezioso.

Qual è stato il primo brano in assoluto che ha eseguito?
Prima carezza di Costantino De Crescenzo , avevo sette anni.

Cosa è scritto nell’agenda di Giuseppina Torre?
Una breve sosta ad agosto per ricaricare le batterie perché mi aspetta un autunno «bollente» … stay tuned!
Alceste Ayroldi