«Italian Soundtrack». Intervista a Giuseppe Grazioli

Il personale tributo del direttore d’orchestra alle colonne sonore del cinema italiano con l’orchestra sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. Ne parliamo con lui.

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Foto di Marco Borrelli

Maestro Grazioli, sembra che tra lei e le colonne sonore ci sia un particolare legame. Da cosa nasce questa passione?
Penso che per troppo tempo abbiamo cercato ad ogni costo di chiudere la musica in compartimenti stagni, imponendo gerarchie di genere e classifiche. Per molti melomani il compositore di colonne sonore sarebbe un musicista di serie B che non è riuscito a trovare la sua strada nel mondo della musica classica. Combatto contro questo pregiudizio. Quello che conta è la qualità della musica non il genere. Sogno un mondo ideale dove si possa apprezzare John Williams, Messiaen, Gentle Giant, Bach, Duke Ellington, Maneskin…senza essere giudicati.

Parliamo subito di «Italian Soundtrack». Immagino che avrà dovuto lottare con se stesso per effettuare le scelte dei brani da eseguire. Ha utilizzato un criterio in particolare?
Ho cercato di rappresentare la varietà di voci che erano presenti nell’epoca d’oro del cinema italiano. C’era spazio per tutti senza routine e cliché: ognuno si inventava il suo “mondo” e lavorava al servizio delle immagini senza mai abbassare la qualità musicale. Chi faceva disastri semmai erano i registi o i montatori dei film che non esitavano a sfumare, tagliare, ripetere…ma era il loro mestiere!

Ho notato che dal punto di visto dell’anagrafica dei film non vi è nulla che faccia parte del Terzo Millennio. Ritiene che non vi siano colonne sonore degne di nota negli ultimi vent’anni?
No assolutamente, ci sono ottimi compositori per il cinema anche oggi. E’ solo che a parte qualche eccezione l’elettronica ha preso il sopravvento ed io, come direttore d’orchestra, volevo mettere in valore le capacità di orchestrazione e di ricerca timbrica dei compositori italiani.

Gli arrangiamenti dei brani sono a sua firma? In tal caso, come ha proceduto ad adattarli per un’orchestra sinfonica?
Non ne sarei stato capace! Mi sono rivolto ad arrangiatori che potessero ricostruire il sound originale, odio i medley che riducono la musica ad una catena di melodie senza né capo né coda. Ho cercato degli arrangiamenti che restituissero una logica musicale alle colonne sonore scelte.

Lei si è mai dedicato alla composizione di colonne sonore?
Mi sarebbe piaciuto. Adoro lavorare con i registi, come faccio quando dirigo l’opera, ma scrivere per il cinema è un lavoro artigianale che si impara sul campo, avrei dovuto iniziare molti anni fa!

La trama ideale del film la cui colonna sonora lei avrebbe voluto comporre, quale sarebbe?
Questa è una bellissima domanda, alla quale ho difficoltà a rispondere! Forse un film alla Bollywood di cui sono un grande ammiratore “a mia insaputa” come si dice adesso. Non so perché, ma nei film più riusciti, la commistione di immagini, musica e messaggio arriva al pubblico senza filtri intellettualistici.

Portare in scena – e su disco – le colonne sonore dei film può essere un buon mezzo per avvicinare un pubblico anche più vasto alla musica classica. In base alla sua esperienza, anche nei concerti che ha tenuto, il pubblico è più numeroso, è differente rispetto ai concerti di musica classica?
La musica classica dal vivo si sta riducendo alla ripetizione continua di una decina di titoli. La paura di perdere pubblico porta gli organizzatori a programmare «in loop» le nove sinfonie di Beethoven, Traviata e Carmen. Tutte le iniziative che puntano ad allargare il repertorio delle orchestre sono benvenute e fra queste proporre la musica da film può essere utile.

Foto di Marco Borrelli

Non posso non notare che, nella sua discografia, vi è anche una particolare attenzione a Nino Rota che, con ogni evidenza, ha pagato in termini di autorevolezza nel mondo della musica classica per aver prestato il suo genio alle colonne sonore. Vista la sua militanza in tale campo, non pensa che l’emisfero più conservatore della classica possa comportarsi con lei così come ha fatto con Nino Rota?
Ho cercato di concentrarmi su un certo periodo della musica italiana, quando se non scrivevi come Berio, Stockhausen o Boulez eri tagliato fuori dal giro dei concerti più prestigiosi. Da qui nasce il mio interesse per Rota, Marinuzzi, Carpi e tanti altri. E’ naturale che musicisti di talento, usciti dai nostri Conservatori, non sentendo affinità con quella musica abbiano trovato uno sbocco nella musica da film. Chi ha conosciuto Cicognini, Lavagnino, Ortolani me li ha descritti come musicisti preparatissimi. Questo CD vorrebbe nelle mie intenzioni restituire loro quella dignità che meritano. Quanto a me vale la mia risposta alla sua prima domanda: voglio essere libero di ascoltare ed eseguire la musica che ritengo di valore senza pregiudizi di genere.

Così come non ho potuto notare, sempre nella sua discografia, la presenza di Kurt Weill: un’altra passione non propriamente ortodossa. Quali sono gli aspetti artistici di Weill che le piacciono?
La capacità di avvicinarsi al pubblico rimanendo «integro» è una dote di pochi artisti. Weill ha partecipato ad un Teatro con un’altissima connotazione morale ed intellettuale eppure, come ho voluto dimostrare nel mio CD a lui dedicato, molte delle sue melodie sono entrate nel repertorio delle orchestrine da ballo della sua epoca.

Steve Martland sosteneva che un compositore può cambiare il mondo. Lei cosa ne pensa in proposito?
Martland era un compositore interessantissimo, scomparso troppo presto purtroppo. Allargherei il discorso a tutte le arti e alla cultura in generale. Finché continueremo a pensare al cinema e alla musica solo come ad uno svago non avremo capito la vera essenza e la vera utilità della cultura.

Come si può trovare una «voce personale» nella direzione d’orchestra?
Cercando di non essere notato! Il lavoro dell’esecutore deve mettere in rilievo la musica non la propria personalità.

Maestro Grazioli, cosa ne pensa della musica jazz?
La ascolto più frequentemente della classica! Mi restituisce quel senso di libertà che noi, formati in Conservatorio al rigido rispetto del segno scritto, tendiamo a perdere.

A tal proposito, condivide la suddivisione – tranchant – che Adorno fa della musica e la sua concezione sulla popolar music?
Tutta la musica, sia essa tradizionale, jazz, classica, pop, lirica vive nei suoi momenti più sublimi di ambiguità e mal sopporta le definizioni perentorie. Per mille casi in cui potrei dire che Adorno ha ragione ne potrei trovare altri mille in cui pensare che abbia torto. Adorno però ha sottolineato un reale problema sempre più attuale: i mass media (dalle radio ai giornali, oggi soprattutto i social) possono creare una falsa dipendenza che va combattuta con l’unica arma a nostra disposizione: un forte e solido senso critico…ma questa è materia della scuola, dopo è troppo tardi!

Foto di Marco Borrelli

A suo avviso, il degré zéro de la musique non esiste?
Se intende dire che ritrovare una «innocenza» in campo musicale sia impossibile, mi trovo d’accordo e soprattutto non ne vedo l’utilità!

Maestro, quale è la sua riflessione sullo stato dell’arte in conseguenza della pandemia provocata dal COVID-19?
Mi impongo delle riflessioni positive per poter sopravvivere. Le giornate senza prove e concerti permettono di leggere, studiare, scoprire nuovi interessi ma la scomparsa quasi totale del rapporto umano diretto e fisico ci sta impoverendo ad un punto tale che sarà difficile recuperarlo con naturalezza. Penso anche che il proliferare dello streaming abbia i i giorni contati. Personalmente preferisco un buon CD ad un concerto in cui l’esecuzione non è accompagnata dalla presenza del pubblico che si percepisce alle proprie spalle quando si dirige e che si traduce in paura, emozione, soddisfazione…elementi dei quali il far musica ha assoluta necessità.

Cosa è scritto nell’agenda di Giuseppe Grazioli?
Altri CD dedicati al Novecento italiano: un’opera di Gino Marinuzzi e una registrazione monografica dedicata a Fiorenzo Carpi; nell’attesa di ritornare a sentire gli applausi, il brusio e il silenzio del pubblico.
Alceste Ayroldi