«First Rain». Intervista a Emiliano D’Auria

Nuovo album per il pianista marchigiano, pubblicato dalla Losen Records. L’intervista completa sarà pubblicata prossimamente sulle pagine della rivista Musica Jazz.

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Foto di Pierluigi Giorgi

Dalla copertina ai colori e alle ambientazioni, si capisce subito che è un disco dalle sonorità molto nordiche. Qual è la genesi di «First Rain»?
«First Rain» è il risultato di un percorso iniziato qualche anno fa con la mia attuale formazione. Un percorso che ha visto in prima battuta la creazione dell’album In-Equilibrio. Ai tempi, circa tre anni fa, ancora non ci conoscevamo musicalmente così bene e quella registrazione è risultata indispensabile per comprendere meglio la direzione verso cui si stava proiettando la nostra musica. Oggi, tutto ci sembra chiaro e riusciamo a dialogare con molta facilità. La scrittura è diventata più fluida ed aperta ad accogliere le traiettorie che il gruppo vuole intraprendere. «First Rain» è stato creato su forti basi melodiche inserite in un contesto ed in ambientazioni eteree, su paesaggi sonori dal sapore nordico.

C’è un motivo in particolare per cui hai voluto che il brano First Rain desse il nome all’album?
Tra tutti i brani presenti nella line-up, ho creduto che First Rain fosse quello più idoneo ad esprimere il concept dell’album. In tutto il disco ci sono forti riferimenti all’ecologia e questa «Prima Pioggia» rappresenta la dimensione che tutti noi auspichiamo di trovare in questo periodo a dir poco difficile. La prima pioggia è quella che propriamente lava il terreno, porta via con sé impurità, detriti, che ha in sé un carattere salvifico e purificativo.

Foto di Pierluigi Giorgi

Emiliano, squadra vincente non si cambia. Hai lasciato il tuo quartetto-quintetto del precedente «In-Equilibrio». Ciò significa che hai raggiunto il suono e l’amalgama che cercavi?
In questi anni passati insieme siamo riusciti a trovare una dimensione condivisa di intensa affinità sia musicale che umana. Adesso tutto sembra facile e spontaneo. Dall’interazione nei live al pensiero legato alla scrittura dei brani. Sinceramente mi sento estremamente fortunato e privilegiato a poter collaborare con questi musicisti unici. Diciamo che ognuno di noi ha aperto le proprie porte dando modo di entrare nella propria ed intima sfera emozionale e creativa.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi artistici e quali i tuoi prossimi impegni?
A fine agosto andrò a registrare  al  Bunker  Studio  di  Brooklyn  un nuovo album con dei musicisti americani pazzeschi. Sono la  nuova schiera di giovani realtà ormai  affermate  in  America  e  nel  mondo. Parlo di Philip Dizack alla tromba, Dayna Stephens al sax, Rick Rosato al contrabbasso e Kweku Sumbry alla batteria. Sono estremamente curioso di vedere quale direzione prenderà la mia musica. Questa estate tra il Festival JazzAp e la trasferta a NY, avrò poco tempo da dedicare ai live ma per l’autunno abbiamo già organizzato un tour di presentazione di «First Rain» in Polonia e Germania e per la  prossima  primavera,  saremo  in  giro  per  l’Europa del nord in Finlandia, Svezia, Estonia, Lituania e Olanda.
Alceste Ayroldi

*L’intervista completa sarà pubblicata prossimamente sulla rivista Musica Jazz