Umbria Jazz Winter. Intervista a Carlo Pagnotta

Con il direttore artistico di Umbria Jazz, parliamo dell’edizione numero ventinove del festival invernale, che si terrà a Orvieto dal 28 dicembre all’1 gennaio.

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Carlo Pagnotta, parliamo dell’edizione Winter di Umbria Jazz. Qual è il tema portante di quest’anno?
Sicuramente il Centennial di Charles Mingus, oltre all’Orchestra di Umbria Jazz che si afferma sempre di più. Ma quest’anno c’è una dedica particolare all’amico, nonché grande giornalista ed esperto di musica, Franco Fayenz, che ci ha recentemente lasciato. Franco ci seguiva fin dal 1973: conosceva per filo e per segno la storia di Umbria Jazz. Quando c’è stata la conferenza stampa di presentazione di Umbria Jazz a Milano, al termine sono andato a trovare Franco presso la struttura che lo ospitava: temo che non mi abbia riconosciuto.
Poi c’è il Gospel, rappresentato da uno degli ensemble migliori a livello mondiale: Vincent Bohanan & The Sound of Victory. La tradizionale messa della pace, quest’anno, assume un valore ancora più significativo. Speriamo che il primo gennaio la pace sia già arrivata.

Mi sembra che, rispetto alle scorse edizioni, il numero dei concerti sia diminuito. Una scelta obbligata o voluta?
Abbiamo voluto risparmiare sui luoghi, non sui concerti che sono sempre di ottimo livello, mi sembra.

Funk Off

Ci sono degli appuntamenti fissi come i Funk Off e Allan Harris, che da tempo fanno parte della famiglia di Umbria Jazz. Qual è il valore aggiunto di questi gruppi?
Parlavo con Branford Marsalis del fatto che le marching bands non suonano più jazz tradizionale ma funk. Fino a qualche tempo fa, era ospite di UJ l’Olympia Brass Band di New Orleans, ma da quando è andato via il leader non è più la stessa. Oramai le marching bands suonano tutte funky, quindi meglio giocare in casa con i nostri Funk Off, che non sono secondi a nessuno. Allan Harris invece, lo scorso anno, ha contratto il COVID dopo la prima esibizione, quindi ha dovuto sospendere tutto ed è rimasto confinato a Orvieto per circa quindici giorni: gli altri della band sono andati via. Così quest’anno vogliamo recuperare ciò che si è perso la scorsa edizione.

Allan Harris_Gregoire Maret

Particolarmente interessante anche UJ4Kids. Di cosa si tratta?
È un progetto nato nel 2018: coinvolge le scuole di musica di Orvieto che fanno esibire i loro allievi. Vogliamo ampliare la platea dei concerti jazz: bisogna avvicinare i giovani a questa musica!

Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti diretta da Paolo Damiani

C’è sempre una grande attenzione verso i giovani da parte di UJ. Quest’anno ci sarà anche l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti. Però i giovani ancora stentano ad avvicinarsi al jazz. Come te lo spieghi?
L’orchestra è nata per mano di Paolo Damiani e noi siamo felici di poter contribuire offrendo una vetrina per i giovani e facendo di tutto per poter avvicinare al jazz anche un pubblico di giovani. Il paradosso è che sembrano esserci più giovani musicisti di jazz che giovani ascoltatori…

Dianne Reeves

Artista resident è Dianne Reeves, che si esibirà in un omaggio a Burt Bacharach.
Ci sarà Dianne Reeves, infatti, con il suo fedelissimo chitarrista Romero Lumambo. Ci è piaciuto molto il suo progetto sulla musica di Burt Bacharach e quindi l’abbiamo invitata a esibirsi come ospite della nostra orchestra. Sarà un bellissimo progetto, che si ripeterà diverse volte nell’arco dei cinque giorni di festival.

Vinicio Capossela ©barbarapasquariello

La presenza di Vinicio Capossela farà storcere il naso ai soliti puristi?
Io sono un purista! Sono riconosciuto come un filo-bopper, però sono convinto che alcuni artisti come Capossela o, quest’estate, Jeff Beck o Joss Stone, possano ampliare la platea del jazz e che, soprattutto, facciano musica di qualità.
Poi i puristi si potranno anche scagliare contro le scelte di Umbria Jazz, come peraltro fanno dal 1987, quando mettemmo sullo stesso palco Sting con Gil Evans. Chi non ha in gloria Vinicio Capossela potrà scegliere di non seguire questi concerti: ha così tanto altro da ascoltare…

Centennial Mingus

 Tra le varie proposte musicali relative al Charles Mingus Centennial, perché hai scelto proprio quella del gruppo Alex Sipiagin-Piero Odorici-Roberto Rossi-David Kikoski-Boris Kozlov-Donald Edwards?
Assieme a Odorici abbiamo pensato di allestire questo gruppo per rendere un doveroso omaggio a Charles Mingus. Ed è venuto fuori un sestetto di tutto rispetto, direi.

L’edizione Summer di UJ si è conclusa con qualche polemica. È tutto passato, oppure ci sono ancora rancori e recriminazioni?
Gli enti territoriali devono comprendere che Umbria Jazz costituisce un valore aggiunto anche per il flusso turistico culturale in arrivo: i dati sono certi, e parlano chiaro in tal senso. Comunque le polemiche fanno parte del passato.

Herbie Hancock

 A proposito di UJ 2023. Potresti già darci qualche anticipazione?
Ci stiamo lavorando. Posso dire che ci saranno tutti i big del jazz: Herbie Hancock, Brad Mehldau, Branford Marsalis. Ci sarà anche Paolo Conte, che l’ultima volta che ha suonato un vibrafono è stato a Perugia, nel 1984, in piazza IV Novembre: con lui sul palco c’era anche Renzo Arbore.

Un’ultima domanda. Con questa nuova legislatura e questa compagine governativa, pensi che possano esserci dei cambiamenti nella gestione del FUS e delle attività culturali in generale?
Non penso che ci saranno scossoni. Anche perché è stato smentito chi aveva affermato che non si mangia con la cultura.

Alceste Ayroldi

Il programma completo e giornaliero di UJ:
https://www.musicajazz.it/umbria-jazz-winter-2022-programma-completo/