«El Viajero». Intervista ad Andrea Rea

Il pianista napoletano pubblica un nuovo disco. Ne parliamo con lui.

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Andrea, partiamo subito da «El Viajero», il tuo ultimo disco. E’ il tuo personale viaggio. La prima domanda è perché per il titolo hai scelto la lingua spagnola?
Ho deciso di chiamarlo così per diversi motivi. Il primo perché per un periodo della mia vita  ho vissuto a Madrid con la mia compagna ed eravamo soliti recarci in un club che si chiamava così. Il nome mi ha sempre affascinato e rappresenta al meglio l’idea che ho del mio album, appunto un viaggiatore che racconta la sua esperienza attraverso la musica.

Come racconti nel booklet del disco, si tratta di brani composti in diversi momenti della tua vita. Quando hai iniziato a pensare che questi brani sarebbero diventati un progetto discografico?
Circa due anni fa ho iniziato a scrivere alcuni brani perché avevo già in mente di registrare un disco nuovo. Ovviamente ci sono momenti in cui non riesci a scrivere nulla. Poi è arrivato il lockdown e ne ho approfittato per ordinare tutte l’idee che avevo in testa. Ho completato e modificato dei brani che avevo iniziato a scrivere e ne ho scritto uno nuovo. Verso la fine del maggio 2020 avevo tutti i brani pronti.

Quali sono i luoghi toccati dal tuo disco e perché proprio questi?
Si viaggia da Cuba fino all’Argentina, passando per il Brasile ma con un occhio all’Europa. Ognuno di questi posti mi ha segnato profondamente ed ho voluto celebrare in qualche modo i profumi e le influenze che hanno avuto su di me attraverso la musica. Credo che, essendo napoletano di origine ed avendo vissuto una parte della mia vita a Napoli, ci sia un legame musicale molto forte con il Sudamerica.

Tra i brani troviamo Capricho de Espanha di Hamilton de Holanda. Qual è il senso che assume nel tuo percorso narrativo questo brano?
Solitamente non mi piace registrare brani di pianisti: prediligo composizioni che derivano da altri strumenti. Da quando ho ascoltato l’album «Caprichos» di Hamilton De Holanda sono rimasto colpito da questo brano ed ho fin da subito pensato di suonarlo in trio.

E, in chiusura, troviamo The Man Who Sold The World di David Bowie. La domanda è la stessa della precedente. Cosa c’entra Bowie con il tuo viaggio?
La scelta di tutti i brani deriva dall’omaggiare la mia infanzia ed anche tutta la musica che sento mia. Questo brano per me ha un valore affettivo enorme. Lo conobbi grazie al disco «Unplugged» dei Nirvana quando avevo quattordici anni e, a distanza di anni, ho deciso di suonarlo perché rappresenta un momento molto importante della mia formazione musicale.

Senza dubbio la musica latina ha influenzato il tuo percorso artistico, però ascoltando Tales Of Freedom l’approdo è ben diverso, perché si ascolta molto l’Europa jazzistica. E’ un episodio isolato della tua vita o c’è di più?
Questo brano è stato concepito durante il primo lockdown. È sicuramente diverso dalle altre composizioni in quanto emerge un approccio più europeo che mi caratterizza parecchio. Sono molto influenzato anche dalla musica classica e dal jazz europeo infatti le mie composizioni di solito sono più vicine a questo piuttosto che al maistream.

Quali altri paesi vorresti visitare, vivere e poi raccontare?
Sicuramente il  Giappone, Sud Africa e Nuova Zelanda

Parliamo dei tuoi compagni Daniele Sorrentino e Lorenzo Tucci.
Con Daniele oltre che una stima musicale enorme ci lega un amicizia più che ventennale. Lorenzo rappresenta uno dei migliori batteristi che abbiamo in Italia e non solo.  Insieme formano una sezione ritmica in grado di poter suonare qualsiasi cosa con gusto e con imprevedibilità.

C’è anche un ospite nel brano En la orilla del mundo di Martín Rojas, che è Giacomo Tantillo.
Negli ultimi anni ho suonato parecchio con Giacomo in giro per il mondo ed abbiamo legato molto anche come amici. Ho pensato da subito a lui per questo brano per avere un supporto maggiore sulla melodia

Però, ospite a parte, è il trio la tua formazione prediletta. E’ così o mi sbaglio?
Il trio rappresenta da sempre la mia formazione preferita. Quello che cerco di far risaltare è sicuramente l’interplay ma soprattutto la percezione dall’esterno di un solo strumento.

Andrea Rea

Alla fine dei conti, sei soddisfatto di questo disco? Avresti voluto aggiungere qualcosa?
Sono davvero molto soddisfatto! E’ ovvio che penso che sarebbe potuto essere migliore ma anche peggiore. In ogni caso sono riuscito a registrare esattamente quello che avevo in mente nella fase di preregistrazione

Andrea, a tuo avviso qual è il ruolo del musicista oggi? Mi spiego: un musicista deve solo far divertire, rilassare o ha un impegno sociale, così come accadeva in passato?
Per me il musicista deve sapere emozionare e comunicare qualcosa che come con la pittura o altre forme d’arte non si può spiegare a voce. Regalare un sorriso e far vivere una bella serata al pubblico non ha prezzo. Vedo spesso colleghi che si espongono molto nel sociale e li rispetto molto. Personalmente mi “limito” a cercare di far stare bene chi mi ascolta.

Quali sono stati i momenti che reputi salienti della tua carriera artistica?
Sicuramente l’incontro con grandi artisti come Stefano Di Battista, Dianne Reeves, John Patitucci, ma anche la prima volta a New York e sicuramente quando da piccolo lavorando per lo staff durante un concerto a Pomigliano Jazz capii  che volevo fare quello nella vita.. il musicista

E’ inevitabile parlare della situazione generata dal COVID-19. Quali sono le tue riflessioni in merito?
E’ emersa tutta la fragilità del nostro lavoro. Ancora non siamo tutelati come in altri paesi Europei e credo ci sia un problema culturale di fondo. Spero con tutto il cuore che ne possiamo uscire quanto prima!

Tu svolgi anche attività didattica. Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nell’approccio con gli studenti più giovani?
Tra le tante difficoltà sicuramente il poco impegno e la serietà che ci vuole per essere disciplinati. Non a tutti fortunatamente! Ho parecchi allievi giovani e talentuosi che si impegnano davvero tanto. Ad ogni modo cerco sempre di lasciare dentro di loro un seme o qualsiasi input che possa far sbocciare la creatività e passione.

Cosa è scritto nell’agenda di Andrea Rea?
Per ora sono in giro con vari progetti tra i quali Morricone Stories con il quartetto italiano di Stefano Di Battista ed ovviamente con il mio «El Viajero» con il quale spero di girare parecchio!
Alceste Ayroldi