«La linea del vento». Intervista ad Alessandro Deledda

Nuovo disco per il pianista e compositore sardo, che vive a Perugia. Ne parliamo con lui.

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Alessandro, prima di scavare nel tuo passato, inizierei subito dal tuo album «La linea del vento». Un disco in piano solo su temi non scritti. Come è nata l’idea di questo approccio?
Avevo voglia di sedermi al piano, di raccontarmi un po’, liberando la mente da pensieri (del resto il disco è nato in pieno lockdown), quindi un giorno un caro amico, David Giacchè, mi disse: «Perché non ci vediamo a studio e proviamo il pianoforte, registriamo qualcosa?». Accettai l’invito senza alcuna pretesa, o meglio alcuna progettualità, semplicemente un modo per trascorrere un pomeriggio insieme. Non avevo scritto nulla. Ricordo di essermi seduto intorno alle 16. La sera stessa ce ne andammo dopo aver trascorso un bel pomeriggio, io a raccontar qualcosa su quel piano, e lui che aveva premuto una sola volta il tasto “rec” all’inizio… Ho ripercorso emotivamente alcuni passi della mia vita, alcuni episodi. Ho suonato durante quel pomeriggio quasi come una foglia trasportata dal vento… Poi, quasi per caso, una session di improvvisazione e senza alcun editing è diventato il disco pubblicato da Le Vele/Egea che hanno apprezzato e credono molto in questo lavoro.

C’è un filo conduttore dal punto di vista concettuale-narrativo in questo disco?Sicuramente sì. Sai, in questi casi il filo conduttore è dettato dalla voglia di narrare. Non possono di certo quindi non comparire personaggi, storie, tempi e luoghi, Intrecci ed eventi. Ne viene fuori inevitabilmente una sequenza, di racconti ognuno che parla di un qualcosa vissuto e riapparso nella mente ed immaginato al piano come nelle undici tracce poi venute fuori.

Un disco che mette in risalto una concezione differente della musica rispetto alle tue precedenti collaborazioni. Possiamo dire che questo album rispecchia il modo di concepire la musica di Alessandro Deledda?
Possiamo dire che, forse, rispecchia la mia personalità, il mio carattere. Sentirsi libero allo strumento ti porta ad esplorare vari generi, dal jazz alla popular, alla composizione estemporanea. Nel tempo ho avuto molte collaborazioni tra cui Francesco Bearzatti, Gianluca Petrella, Ares Tavolazzi, Luca Aquino, Marco Tamburini, Stefano “Cocco” Cantini, Giancarlo Schiaffini, Marco Colonna, Dimitri Grechi Espinoza, e gli stessi Ferdinando Faraò e Silvia Bolognesi stabili alla ritmica del mio Evolution Trio e molti altri bravissimi musicisti che mi hanno fatto crescere, ma che allo stesso modo mi hanno fatto anche maturare nella consapevolezza e nel fatto di farmi sentire ad oggi un musicista versatile, poliedrico e con spirito di ricerca, piuttosto che settoriale.

Alessandro Deledda live @ Onde Sonore 2021

Dopo un bel po’ di tempo passato a sperare che si tornasse a suonare dal vivo, quest’estate ti aspetta un lungo tour. Oltre al tuo nuovo disco, eseguirai anche altri brani?
Finalmente si riparte! Eseguirò il mio disco, questo si. Ma sarà per me motivo di gioia anche unirmi ad altri progetti e musicisti come a Umbria Jazz con la Artchipel Orchetra di Ferdinando Faraò, piuttosto che l’emozione di inaugurare la nuova edizione di Bari in Jazz con il mio storico Evolution Trio, come anche portare a Moon in June a Isola Maggiore un progetto di contaminazione tra la musica folk e l’elettronica. Come anche Fano Jazz: insomma, la mia linea del vento, che in verità ha iniziato a soffiare a giugno in barca nel mare della mia adorata Sardegna in una manifestazione unica come Onde Sonore, sarà arricchita anche dalla partecipazione di altri musicisti che saranno importanti compagni di viaggio.

Tra gli undici brani presenti nel disco, c’è anche uno che mi ha incuriosito più degli altri anche per il suo titolo: Charlie Was Here, che mi ha ricordato Kilroy was here, ma anche un album di Ella Fitzgerald. Tu a cosa fai riferimento?
Charlie è sempre stato il mio più grande ascoltatore e confidente. Un amico fedele, durante le tutte le mie registrazioni lui c’è sempre stato. Quando qualcosa non gli piaceva mi guarda perplesso, quando gli piaceva invece si addormenta accanto a me scodinzolando! Nella registrazione del disco Charlie gli ho voluto dedicare questo brano che ha un sapore più pop come del resto era lui. Quando ho registrato «La Linea del Vento» ancora una volta lui era li, o forse ero io a pensare che ci fosse ancora, stavolta con una vena di malinconia…

Perché hai scelto Il giocoliere e Ginevra per i video?
Quando devo scegliere per gli altri sono impeccabile, ma quando devo scegliere per me sono una frana! Volevo realizzare due video scegliendo due brani rappresentativi. Sicuramente Il Giocoliere e Ginevra hanno raccolto tra dieci miei fedeli ascoltatori un indice di gradimento superiore rispetto agli altri…

Prima ti chiedevo del tuo prossimo tour. Invece, come hai occupato il tuo tempo durante i vari lockdown?
A studiare, a pensare, a cercare di migliorare, ma soprattutto ad ottimizzare l’uscita di questo disco nato proprio in quel periodo, fermo restando la gravità del momento che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, potevo affrontare il lockdown in un modo migliore?

Qual è il tuo rapporto con l’elettronica?
Sono stato sempre amante dell’elettronica, perché è un terreno infinito, una linea di confine che sa dare tanti spunti. «Conception and Contamination», mio primo disco, ne è la testimonianza: l’incontro libero tra il pianoforte e l’elettronica, un dialogo che trova sempre spunti interessanti. Lavorando in studio, soprattutto ad esempio per musiche per la televisione, c’è sempre un momento, un appuntamento con essa. Creare suoni e manipolarli rappresenta una parte importante della mia creatività.

Alessandro Deledda
Silvia Bolognesi
Ferdinando Faraò

Alessandro, vorresti dirci qualcosa sul tuo background artistico?
Sono sempre stato attratto da vari stili, nella mia vita sono stato sempre un “pendolare”: il jazz ovviamente è sempre stato la mia più grande passione, ma in realtà ho avuto tante esperienze nella classica, nel pop e nella musica contemporanea, sperimentazioni, contaminazioni, insomma un po’ di tutto perché credo che un musicista non debba solo soffermarsi su di un genere soltanto, ma essere trasportato dalla curiosità e dall’indagine anche su altri fronti, per crescere, raccogliere input e farne tesoro senza mai fermarsi.

Qual è l’artista che è il tuo punto di riferimento?
Ne ho diversi, ma forse ce n’è uno, che è quello più jazz e anche più rock tra tutti che risponde al nome di J.S. Bach!

Cosa è scritto nell’agenda di Alessandro Deledda?
Intanto vorrei godermi questa estate di ripartenze con i concerti, sto progettando un disco, stavolta in trio…ed uno con quartetto di archi!

E cosa, invece, nel diario segreto?
Scrivere un libro.
Alceste Ayroldi