Intervista a Federico Calcagno

In occasione dell’uscita di «Mundus Inversus», nuovo disco del clarinettista milanese Federico Calcagno, vincitore del Top Jazz 2020 come miglior nuovo talento italiano, anticipiamo uno stralcio dell’intervista che sarà pubblicata sul numero di marzo di Musica Jazz

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Anisa Xhomaqi
La copertina di «Mundus Inversus» (Habitable Records)

Federico, il tuo nuovo album vede ancora all’opera un gruppo di schietta vocazione «internazionale»…
Sì, «Mundus Inversus» presenta un nuovo ottetto, che costituisce un allargamento di organico del  mio precedente gruppo Liquid Identities rispetto al quintetto originario. I musicisti che ne fanno parte gravitano attorno alla scena olandese, belga e portoghese, anche se di nazionalità varie: abbiamo Nabou Claerhout al trombone dal Belgio, José Soares al sax alto dal Portogallo, il vibrafonista Aleksander Sever dalla Slovenia, gli spagnoli Pau Sola al violoncello e Adrian Moncada al piano, dal Brasile viene il contrabbassista Pedro Ivo Ferreira e, infine, il batterista greco Nikos Thessalonikefs.

Cinque membri dell’ottetto vivono stabilmente ad Amsterdam, mentre  i tre rimanenti (io, Nabou e José) la visitano spesso per lavoro.

Foto di Anisa Xhomaqi

Perché questo titolo, e quale tema vi è sotteso?
Il «mondo alla rovescia» è un tòpos della creazione artistica, in ambito letterario e iconografico. In esso si assiste a un radicale rovesciamento di ruoli, valori e gerarchie sociali. La mia intenzione non è quella di tradurre letteralmente la visione di un mondo al contrario in ambito sonoro, poiché in musica questa pratica è ben presente: frequentemente si capovolgono vari parametri musicali come l’inversione di determinati intervalli, di una melodia e di un ritmo. Può anche avvenire il sovvertimento dei ruoli all’interno di un organico: cosa che a me piace moltissimo e che applico spesso, dato che in ambito jazzistico siamo spesso abituati a determinare dei ruoli ben precisi (come quello di accompagnatore o solista) e a rinchiuderci in essi, sia come esecutori sia come ascoltatori.

La chiave di lettura della mia scelta si può intuire dalla copertina del disco: una foto satellitare che ritrae il fumo e la nebbia scaturita da un incendio boschivo, simbolo dei tempi odierni. La terra brucia, il pianeta soffre. L’umanità è in lacrime. Le devastanti guerre e lo sfruttamento incondizionato delle risorse naturali generano un futuro incerto. Sembra che il mondo sia già capovolto verso il baratro. Ebbene, credo che la musica e l’arte possano risollevarci lo spirito e che possiamo trovare nuovi punti di vista per migliorare noi stessi e gli altri.

Foto di Simon Schoo

Come entrano in questa visione l’opera di Hieronymus Bosch e la figura dell’Appeso dei tarocchi?
Ho voluto omaggiare Hieronymus Bosch poiché lo ritengo uno degli artisti più geniali della sua epoca. Oltre alla traccia omonima, la sfera in copertina vuol essere un chiaro riferimento alla “Creazione del Mondo”, dipinto di Bosch facente parte della serie del Trittico delle Delizie.  Le opere di Bosch e l’Appeso dei Tarocchi incarnano al meglio le sfaccettature del Mundus Inversus. I demoni del pittore fiammingo e le creature fantastiche superano il terrore e comunicano un forte senso di trasgressione e spaesamento, generando un inaspettato umorismo: e non mancano le critiche sociali.

Può sembrare che sia un disco piuttosto cupo analizzando l’artwork e leggendo i titoli dei brani; tuttavia le composizioni sottintendono un percorso interiore che sfocia nella speranza e fiducia. La carta dei Tarocchi detta «l’Appeso» rappresenta un uomo impiccato a testa in giù. Nell’album è presente la suite The Hanged Man, la quale è articolata in tre movimenti, ovvero le tre fasi dell’appeso: Paralysis (l’impossibilità di muoversi), Ego Sacrifice (la liberazione dalle proprie esperienze acquisite) e A New Trail (una rinascita interiore). Il personaggio in oggetto si libera dai pregiudizi assimilati, la sua visione capovolta simboleggia un completo ribaltamento di prospettive, un cambiamento positivo nel modo di vivere e pensare probabilmente estraneo a quello delle masse.

Sandro Cerini