Convegno sulla didattica jazz a Torino promosso dall’ANSJ

Dalle scuole di musica del terzo settore gli indirizzi futuri della didattica jazz.

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Si è tenuto il 27 e 28 aprile il Torino Jazz meeting che ha ospitato l’assemblea ANSJ e un convegno sulla Didattica Jazz e musiche audiotattili con la partecipazione di diversi autorevoli relatori in qualità di musicisti, docenti, presidenti di associazioni del terzo settore in rappresentanza di diverse categorie di operatori culturali e professionali.
L’evento è stato realizzato dall’Associazione Nazionale Jazz e musiche audiotattili ANSJ all’interno del Torino Jazz Festival grazie all’impegno della Jazz School Torino, dal consorzio Piemonte Jazz, di Ancos e Confartigianato nazionale e locale.
In apertura del convegno Claudio Angeleri e Roberto Bazzani presidenti rispettivamente  di ANSJ e dell’Associazione Jazzistica Senese hanno ricordato la figura di Franco Caroni “inventore” di Siena Jazz e tra i fondatori dell’associazione delle scuole jazz, recentemente scomparso, auspicando la ripresa del dialogo tra l’attuale governance e l’Associazione Jazzistica Senese.
Nel corso della due giorni torinese si sono trattati diversi temi da cui è emersa la vitalità e ricchezza delle scuole di musica e del ruolo “pubblico” svolto nell’educazione musicale in Italia in qualità di enti del terzo settore. Diverse le iniziative di “sistema” svolte da ANSJ nel primo anno di attività mettendo in rete diversi soggetti pubblici e scuole di musica. Tra tutte emergono due edizioni del Jazz Mood Day che ha coinvolto 100 istituti comprensivi e 18.000 studenti  in tutta Italia, l’attivazione di un master universitario di II livello di formazione dei docenti ad indirizzo jazz con l’Università Roma 3, il ciclo di seminari Imparare ad Imparare sulla didattica jazz, la partecipazione agli Stati Generali della Scuola Digitale con ensemble di studenti della scuola primaria.

Si sono trattati diversi temi di pedagogia jazz con il contributo di Vincenzo Caporaletti, Gianluigi Trovesi, Ludovico Peroni, Angelo Bardini, Nicola Pisani, presidente dell’associazione dei docenti jazz e pop del comparto AFAM, Enrico Intra, Claudio Angeleri. È emersa l’importanza del paradigma audiotattile nella definizione della didattica per competenze mirata a sviluppare  l’autografia musicale connessa  all’improvvisazione, la pulsazione continua generatrice dello swing e del groove, l’interplay e la definizione  di una identità timbrica. Tutti elementi che appartengono al DNA del jazz nei diversi percorsi di apprendimento sia nel mondo della scuola sia nei piani di studio professionalizzanti. Diego Borotti e Beppe di Benedetto hanno illustrato la proposta ANSJ di estendere le ICO Istituzioni Concertistiche Orchestrali, oggi ad indirizzo esclusivo classico, a ensemble jazzistici e pop sia professionali sia junior al fine di offrire opportunità occupazionali ai neodiplomati e ai musicisti jazz italiani. Mirco Besutti, presidente dell’Associazione Italiana delle Scuole di Musica, ha portato i dati della ricerca dell’Università di Bologna sull’impatto educativo, sociale e occupazionale delle scuole di musica del terzo settore (7.000 scuole, 100.000 docenti, 1.000.000 di studenti) con una particolare attenzione agli aspetti di inclusività degli studenti con disabilità e di origine straniera.

Nicola Pisani concorda con tutti i relatori con la necessità e la volontà di fare rete tra i comparti Afam e del terzo settore e il superamento dell’indirizzo generalista dei licei musicali con piani di studio specifici del jazz e delle musiche audiotattili.
Il modello  di riferimento – illustrato da Claudio Angeleri – è quello dell’EMU European Music Union istituzione diffusa in 28 paesi europei con oltre 4.000.000 di studenti fondato sul rapporto tra conservatori e scuole di musica opportunamente riconosciute dalle istituzioni pubbliche.
Dopo la nomina di soci Onorari ANSJ per meriti artistici e didattici di Gianluigi Trovesi, Vincenzo Caporaletti, Enrico Intra, Ignazio Garsia e Gianni Negro, si sono illustrate le  iniziative di interlocuzione con il Ministero della Cultura finalizzate ad un maggiore coinvolgimento degli musicisti italiani nelle rassegne  concertistiche sostenute dal Fondo Unico dello spettacolo e l’unificazione delle attività concertistiche,  di insegnamento, arrangiamento, direzione artistica  – oggi inquadrate fiscalmente in modo separato – in un’unica posizione fiscale e previdenziale al fine di rendere il musicista italiano più competitivo nelle procedure di assunzione. Una proposta che si allinea agli indirizzi di Unisca, l’associazione che riunisce tutta la filiera dello spettacolo italiano, di AIdsM e dell’Associazione nazionale musicisti jazz. ANSJ annuncia, a tal proposito,  una audizione al Ministero della Cultura nei primi giorni del mese maggio.