Clean Feed: da John Butcher & Ståle Liavik Solberg a Velkro

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Clean Feed - John Butcher e Ståle Liavik Solberg - So Beautiful, It Starts To Rain

John Butcher e Ståle Liavik Solberg «So Beautiful, It Starts To Rain», Clean Feed, distr. Goodfellas

Nel disco di John Butcher e Ståle Liavik Solberg registrato al Café Oto di Londra nell’agosto 2015 ci s’inoltra in un mondo di suoni e di forme lontano da quelli in cui stazionano le musiche perlopiù convenzionali, timidamente o spavaldamente, degli altri quattro di questo piccolo gregge Clean Feed. So Beautiful, estaticamente quasi esclama il titolo del primo movimento della suite che occupa il disco. È stupore rappreso in una rugiada di armonici distillati dalla sensibilità idiosincratica e dalla scienza sassofonistica di Butcher in un costruirsi impercettibile – suscitando altro stupore, ma dell’ascolto! – di un tema alla cui limpidezza contribuisce non poco l’empatica e intonatissima batteria di Liavik Solberg. Tema che proietta la sua ombra sull’intero lavoro: una passeggiata ai limiti di uno spettro costellato di suoni dai nomi che spesso possono essere trovati solo nelle tassonomie dell’ornitologia e la cui articolazione evoca a tratti oscure glossolalie. Una musica della quale, inoltre, è una tentazione ricorrente considerare la radicale alterità rispetto a quella di Parker e Mitchell cui pure l’accomuna un alto lignaggio.

Gorilla Mask - Iron Lung

Gorilla Mask «Iron Lung»

Corrono, invece, o, raramente, camminano su binari ritmici rigidamente predeterminati, i suoni dal «polmone d’acciaio» del trio Gorilla Mask. La registrazione è del febbraio 2016 a Berlino. Nove brani aggrediscono l’ascolto con una violenza secca ma controllata dalla retorica che il leader e maggior contributore di composizioni, Petr Van Huffel, col contralto impartisce a Roland Fidezius (b. el.) e Rudi Fischelehner (batteria) ricevendone una collaborazione convinta. O, forse, una sottomissione incondizionata.

Ballrogg «Abaft The Beam»

Ballrogg «Abaft The Beam»

Ben diversa è la musica di Abaft The Beam e More Than This. Un trio norvegese che si fa chiamare Ballrogg ha registrato quella del primo a cavallo degli anni 2014 e 2015 vicino a Oslo. Klaus Ellerhusen Holm (cl.), Roger Arntzen (cb.) e Ivar Grydeland (chit., banjo e drum machine) introducono con il primo di sette brani un’atmosfera dai toni pastorali della quale echeggiano, anche molto flebilmente, i modi fino all’ultimo. Anche se il secondo apre su una scena rumoristica, un lampeggiare convulso che i tre quietano abilmente, e se episodi simili si ripropongono, la musica ha un destino che appare presto segnato dal corso obbligato di un sentimento incapace di farla veramente fluttuare come sembra desiderare.

Carlos Bica & Azul «More Than This»

Carlos Bica & Azul «More Than This»

Come appaiono di poco interesse, nonostante le squisitezze tecniche esibite da tre musicisti molto navigati, gli undici brani registrati a Osnabrück nell’aprile 2016 da Carlos Bica (cb), Frank Möbus (chit.) e Jim Black (batt.) che si ascoltano in More Than This, titolo ironicamente appropriato per una musica che lambisce l’ascolto spandendosi, sfibrata dalla chitarra e dalla batteria, dall’alto piedestallo dell’impeccabile quanto ruffiano contrabbasso.

Velkro - Too Lazy To Panic (Clean Feed)

Velkro «Too Lazy To Panic»

C’è il luogo, Lisbona, ma non la data di registrazione degli otto lavori di Too Lazy To Panic in cui un altro trio, Velkro, riconcilia l’ascolto con un’espressione dall’attitudine più esplorativa, anelante soprattutto a stanare e liberare un suono collettivo originale, arieggiato e soft, un «cashmere sound» che però si lascia spingere fino a livelli inauditi di nebbiosa saturazione. Con l’ausilio di un’elettronica veramente alleata, in particolare nell’esaltare i processi ritmici, Bostjan Simon (sassofoni), Stephan Meidell (chit., b. el., perc) e Luis Candelas (batt., perc.) si rivelano perfino implacabili nella ricerca di assestamenti del suono in sé, abbandonando con indifferenza esigenze di ordine tematico, attenti invece a scorgere e animare forme di cui contemplare l’indefinitezza.

Dalla Bona

[da Musica Jazz, ottobre 2017]